Draghi: “Il Mediterraneo sia laboratorio di pace”

Il presidente del Consiglio è intervenuto alla cerimonia d'apertura dell'Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo a Firenze

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:27
Roma 24/11/2021 - conferenza stampa misure contrasto Covid-19 / foto Pool/Insidefoto nella foto: Mario Draghi

Pace e stabilità nel Mediterraneo, la crisi in corso in Ucraina, i diritti e i valori, i giovani. Su questi cardini si è retto il discorso del capo dell’esecutivo italiano Mario Draghi che ha preso parte, a Firenze, alla cerimonia d’apertura del forum “Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo”, organizzato dalla Conferenza episcopale italiana.

Messaggio di fratellanza

“Come ha detto Papa Francesco, lo scorso incontro a Bari ha segnato un momento di grande unità nelle Chiese del Mediterraneo, una testimonianza di pace. Mi auguro che un dialogo sul divino – che nasce dalla volontà di superare differenze, incomprensioni che affliggono gli uomini da secoli – porti un messaggio di fratellanza in un momento di forte tensione per l’Europa”, ha esordiato il premier, ringraziando poi “la Conferenza Episcopale Italiana e Sua Eminenza Cardinale Bassetti per l’invito all’evento di oggi sul Mediterraneo”

Cittadini del Mediterraneo

“L’incontro di oggi e quelli dei prossimi giorni sono un invito a sviluppare questa visione a partire dalle città, che sono sempre più il centro della vita della regione. A ragionare sui nostri diritti e sui nostri doveri come cittadini del Mediterraneo. A lavorare perché il Mediterraneo sia un laboratorio di pace, tolleranza, prosperità, al centro dell’Europa“, ha detto  Draghi. Il presidente del Consiglio italiano ha poi ricordato che proprio a in questa città “il Concilio di Firenze riuscì a riunire, seppur temporaneamente, la Chiesa di Occidente a quella di Oriente”, e che sempre a Firenze, secoli dopo, tra il 1958 e il 1964, “si tennero i Colloqui mediterranei, voluti da Giorgio La Pira, instancabile difensore dei diritti inviolabili dell’uomo”. Incontri che, ha aggiunto Draghi, “nascevano dalla convinzione che le nazioni che si affacciano sul mare avessero un ‘destino comune’; che il dialogo tra le religioni di Abramo – ebraismo, cristianesimo, Islam – fosse necessario per il mantenimento della pace; e che una comune cultura mediterranea potesse servire come base per un ‘ordine umano mediterraneo, fondato sulla giustizia e sulla felicità”.

Gestione delle migrazioni

“Più volte in passato ho ribadito l’importanza di una gestione condivisa, equilibrata e umana delle migrazioni“, ha detto il presidente del Consiglio italiano. Condivisa perché, senza un’assunzione di responsabilità collettiva, l’azione europea non potrà mai essere giusta ed efficace. Equilibrata, perché non basta contrastare i flussi illegali, ma serve curare con attenzione l’accoglienza. E umana, perché non possiamo essere indifferenti rispetto alle sofferenze dei migranti”, ha spiegato Draghi. “Oltre alle scarse opportunità lavorative anche l’instabilità politica contribuisce a indurre decine di migliaia, centinaia di migliaia di persone, tra cui molti giovani, a emigrare non solo per opportunità, ma soprattutto per necessità. Un fenomeno che attualmente porta con sé enormi rischi per chi arriva in Europa dal Nord Africa o dai Balcani. E che al momento rappresenta un problema per i Paesi di origine, che perdono energie vitali, e per i Paesi di arrivo, che spesso faticano a integrare i nuovi arrivi, ad accoglierli con dignità”.

Pace e stabilità

“La stabilità e la pace si organizzano nelle istituzioni, ma si costruiscono nelle città perché è lì il contrasto quotidiano alle diseguaglianze, all’odio e all’ignoranza. Penso alle politiche di integrazione e vicinato, agli investimenti infrastrutturali: tutti processi che favoriscono la crescita e lo sviluppo”, così Draghi alla platea dell'”Incontro”. “Alcuni progetti incidono direttamente sulla vita nelle città: migliorano la qualità delle abitazioni, programmano lo sviluppo urbano, favoriscono la costruzione di nuove infrastrutture. Altri contribuiscono a tutelare la natura e la biodiversità, come i progetti di conservazione finanziati dall’Unione europea, anche grazie alla collaborazione tra università e centri di ricerca. Le autorità civili e religiose hanno un ruolo fondamentale nel coltivare un senso di responsabilità diffuso senza il quale questi progetti non possono avere successo. Per affrontare, nel breve e nel lungo termine, i problemi e le vulnerabilità del Mediterraneo”, ha spiegato il premier.

I giovani

“Tutti i giovani hanno la legittima aspirazione di realizzare a pieno il proprio potenziale. Tuttavia, si scontrano con un mercato del lavoro che li lascia spesso ai margini. Il tasso di disoccupazione giovanile nella regione è il più alto al mondo e in alcuni Paesi supera il 40% per le ragazze“, ha ricordato Draghi. “Occuparsi del Mediterraneo, vuol dire prima di tutto occuparsi delle nuove generazioni. Investire nella scuola, nella formazione e creare le condizioni per investimenti e posti di lavoro. Quando parliamo di diritti nel Mediterraneo, dobbiamo riferirci soprattutto ai giovani”.

Soprusi

“In momenti di crisi dobbiamo ancor più difendere i valori in cui crediamo e che ci guidano. La convivenza, la fratellanza, la tolleranza che celebriamo in questo incontro devono realizzarsi anche oltre i confini della regione in cui viviamo. Gli eventi in Ucraina ci portano a ribadire che le prevaricazioni e i soprusi non devono essere tollerati. Avete scelto di mettere la vostra spiritualità, la vostra profondità di pensiero, al servizio dei più deboli. Possa il vostro messaggio di pace diventare anche il nostro e risuonare forte laddove si cerca lo scontro e si rischia la guerra”, ha concluso il premier.

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