Disastro Ukraine Airlines, 19 secondi dal missile all’esplosione

L'analisi delle scatole nere del Boeing 737-800, abbattuto da due missili iraniani a gennaio, rivela i frangenti tra l'impatto e la fine

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:39

Emergono nuovi dettagli sul disastro aereo che, l’8 gennaio scorso, è costato la vita a 176 persone, a bordo del Boeing 737-800 delle Ukraine International Airlines. L’aereo era esploso in volo, colpito da un missile iraniano, lanciato per “errore umano” legato al sistema radar di difesa militare antiaerea. Secondo quanto appurato dall’analisi delle due scatole nere, praticata dall’agenzia iraniana per l’aviazione civile tramite l’Ufficio inchieste per la sicurezza del volo francese (Bae), dall’impatto all’esplosione trascorsero 19 secondi. Lunghi e terribili, durante i quali sarebbe possibile distinguere le voci dei piloti. Frangenti concitati, in cui un istruttore spiega come entrambi i motori fossero ancora in funzione, mentre i piloti cercavano di riguadagnare il controllo del velivolo.

Nessuna traccia del secondo missile

Non vi sarebbe traccia, invece, di informazioni relative al secondo missile, che ha colpito l’aereo 25 secondi dopo il primo. Dettagli riferiti da Touraj Dehghani Zanganeh, dell’ente aeronautico iraniano, il quale ha ringraziato l’abilità degli analisti francesi, capaci di estrarre importanti informazioni dalle due scatole nere, pur gravemente danneggiate. I contenuti sono stati inviati anche ai Paesi d’origine delle vittime (Stati Uniti, Ucraina, Canada, Regno Unito, Svezia e Iran) per eventuali ulteriori approfondimenti. Del disastro, Teheran si è assunta piena responsabilità, ammettendo “l’errore di allineamento dei radar” del sistema di difesa. Secondo l’analisi, sia il voice recorder (Cvr), che registra le voci nella cabina di pilotaggio, che il Flight Data Recorder (Fdr) che trascrive i dati tecnici, si interrompono simultaneamente.

Le tensioni

L’abbattimento del Boeing era avvenuto negli stessi giorni in cui l’Iran si sollevava per la morte del generale dei Pasdaran Qassem Soleimani, ucciso con un attacco americano via drone a Baghdad, il 3 gennaio. La stessa piazza di Teheran, tuttavia, aveva messo nel mirino il governo, accusandolo di non aver inizialmente detto la verità sulla tragedia dell’Ukraine Airlines. Su pressione della popolazione, inferocita, il governo aveva ammesso l’errore umano. Avvenuto, peraltro, in un momento di forte mobilitazione missilistica, con una serie di testate lanciate in rappresaglia contro truppe americane in Iraq.

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