Solennità di Cristo Re, l’Angelus del Papa: “Saremo giudicati sull’amore”

Il Santo Padre ricorda la logica di Gesù: "Sarò giudicato sul come ho guardato lui presente nei bisognosi"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:11
Foto © Vatican Media

Chiude l’anno liturgico la Solennità di Cristo Re e, nell’Angelus domenicale, Papa Francesco ripercorre “la grande parabola in cui si dispiega il mistero di Cristo”. Egli, spiega il Santo Padre, “è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e il compimento della storia; e la liturgia odierna si concentra sull’’omega’, cioè sul traguardo finale. Il senso della storia lo si capisce tenendo davanti agli occhi il suo culmine: la fine è anche il fine”. E nel Vangelo di Matteo, in cui si pone il discorso di Gesù sul giudizio, si manifesta anche il paradosso cristiano: “Il Giudice non riveste una regalità temibile, ma è un pastore pieno di mitezza e di misericordia”. Nella parabola del giudizio finale, Gesù “si serve dell’immagine del pastore… Dio stesso promette di prendersi cura personalmente del suo gregge, difendendolo dalle ingiustizie e dai soprusi. Questa promessa di Dio per il suo popolo si è realizzata pienamente in Gesù Cristo, il Pastore: proprio Lui è il Buon Pastore“.

Il giudizio sull’amore

Ma non solo il re-pastore. Nel passo evangelico odierno, Gesù si identifica anche con le pecore perdute, cioè “con i fratelli più piccoli”: “Potremmo parlare come di una ‘doppia identità’… E indica così il criterio del giudizio: esso sarà preso in base all’amore concreto dato o negato a queste persone, perché Lui stesso, il giudice, è presente in ciascuna di esse. Lui è giudice, Lui è Dio-uomo, ma Lui è anche il povero, Lui è nascosto, è presente nella persona dei poveri che Lui menziona proprio lì”. Per questo “saremo giudicati sull’amore, non sul sentimento: saremo giudicati sulle opere, sulla compassione che si fa vicinanza e aiuto premuroso”. E questo ci pone una domanda: “Io mi avvicino a Gesù presente nella persona dei malati, dei poveri, dei sofferenti, dei carcerati, di coloro che hanno fame e sete di giustizia? Mi avvicino a Gesù presente lì? Questa è la domanda di oggi”.

Come il buon Samaritano

Quando il Signore passerà in rassegna il suo gregge, quindi, “lo farà non solo dalla parte del pastore, ma anche dalla parte delle pecore, con le quali Lui si è identificato”. Per questo Papa Francesco invita a guardarsi “dalla logica dell’indifferenza, di quello che ci viene in mente subito.Guardare da un’altra parte quando vediamo un problema”. E chiede di ricordare la parabola del Buon Samaritano, che non rimase indifferente di fronte al bisognoso: “Io, davanti ai miei fratelli e sorelle nel bisogno, sono indifferente come questo sacerdote, come questo levita, e guardo da un’altra parte? Sarò giudicato su questo: su come mi sono avvicinato, di come ho guardato Gesù presente nei bisognosi. Questa è la logica, e non lo dico io, lo dice Gesù: ‘Quello che avete fatto a questo, a questo, a questo, lo avete fatto a me. E quello che non avete fatto a questo, a questo, a questo, non lo avete fatto a me, perché io ero lì'”.

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