Cresce la percentuale di italiani risparmiatori, vicini i livelli pre-pandemia

E' quanto emerge dal rapporto annuale realizzato dalla direzione studi e ricerca di Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi

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Nell’anno che sta finendo l’Italia si conferma ancora una volta un popolo di risparmiatori, più di uno su due (53,5%), in aumento sull’anno precedente, riavvicinandosi così alle percentuali pre-pandemia. E’ quanto emerge dal rapporto annuale realizzato dalla direzione studi e ricerca di Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi. Le famiglie italiane tornano a “risparmiare e questo è un dato positivo”, afferma Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo.

La percentuale

Nell’ultimo anno, nonostante la congiuntura economica negativa, la percentuale dei risparmiatori si avvicina ai livelli pre-pandemia, attestandosi al 53,5% (55,1% nel 2019), in netto aumento rispetto 2021 quando erano pari al 48,6% del totale. Le scelte e gli orientamenti finanziari degli italiani sono stati fotografati nell’annuale rapporto realizzato dalla direzione studi e ricerca di Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi. Tra gli italiani, secondo la ricerca, risparmia il 69% di chi ha un reddito netto mensile maggiore di 2.500 euro, ma solo il 36% di chi non arriva ai 1.600 euro. Cresce la percentuale di reddito risparmiata che sale all’11,5%, dal 10,9% del 2021. Tuttavia solo il 17% risparmia avendo in mente uno scopo preciso: il 30% lo fa per ragioni puramente precauzionali.

Liquidità elevata

Confermata la tendenza a tenere disponibilità liquide in eccesso (ad agosto i depositi ammontavano a 1.836 miliardi, ndr), nonostante l’inflazione che erode il potere d’acquisto. Le famiglie italiane tornano a “risparmiare e questo è un dato positivo”, afferma Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo. Il grande tema però è quello di una “elevata liquidità – aggiunge – tenuta dalle famiglie italiane ancora sui conti correnti e forse non tutte hanno compreso che con un tasso di inflazione del 10% tenere i soldi fermi e non investirli ha un inevitabile costo”. Tra coloro che decidono di investire l’attenzione si concentra verso scelte sicure e senza rischi.

Fuga dal rischio

In particolare aumenta l’interesse per il risparmio gestito e si confermano ai primi posti delle preferenze la casa e la previdenza. I risparmiatori italiani “rifuggono dal rischio e preferiscono impieghi in cui apparentemente il rischio non esiste”, afferma Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo. In questo contesto il tema dell’educazione finanziaria è centrale per sollecitare ad investire i risparmi e per fare scelte sicure. Per gestire il rischio bisogna essere in “grado di valutarlo – aggiunge Gros-Pietro – e per farlo bisogna conoscere i prodotti. È quindi importante migliorare l’educazione finanziaria e per farlo dobbiamo puntare sui giovani”. Nel 2022 si è ridotta la quota investita in obbligazioni (dal 29% al 23% dei portafogli), mentre resta contenuta, sebbene in leggera crescita, la percentuale degli investitori in azioni (4,8%). Aumenta, invece, l’interesse verso gli investimenti alternativi (39%), in particolare l’oro (24,8%) e i fondi etici-Esg (13% circa, che sale a oltre il 22% tra i laureati).

Fonte Ansa