Covid-19, il Papa: “Preghiamo per vincere la paura in questa pandemia”

La riflessione del Pontefice sulla paura che scatena la pandemia. Poi nell'omelia mette in guardia sugli idoli: "C'è anche quello della pietà" avverte.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:41
Papa Francesco durante la celebrazione a Santa Marta - Foto © Vatican News

Una Messa per “vincere la paura in questo tempo caratterizzato dalla pandemia”. È il pensiero di Papa Francesco nella Messa quotidiana nella Cappella di Casa Santa Marta: “In questi giorni di tanta sofferenza, c’è tanta paura. La paura degli anziani, che sono soli, nelle case di riposo o in ospedale o a casa loro e non sanno cosa possa accadere. La paura dei lavoratori senza lavoro fisso che pensano come dare da mangiare ai loro figli e vedono venire la fame. La paura di tanti servitori sociali che in questo momento aiutano a mandare avanti la società e possono prendere la malattia. Anche la paura – le paure – di ognuno di noi: ognuno sa quale sia la propria. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad avere fiducia e a tollerare e vincere le paure” ha detto il Papa.

Un momento di sepoltura di una salma nel cimitero di Bergamo, 16 marzo 2020 – Foto © Flavio Lo Scalzo per Reuters

La pazienza di attendere

Nell’omelia, il Pontefice ha commentato la prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo (Es 32, 7-14), che racconta la vicenda del vitello d’oro: l’occasione per Francesco di parlare degli idoli del cuore, spesso celati in modo astuto. Il Pontefice ha, così, sottolineato come l’idolatria ci faccia perdere tutto, “ci fa perdere i doni stessi del Signore“. Per questo, il Pontefice chiede di fare un esame di coscienza “per scoprire i nostri idoli nascosti”: “Una vera apostasia! – sottolinea il Pontefice – Dal Dio vivente all’idolatria. [Il popolo] Non ha avuto pazienza di aspettare che tornasse Mosè: volevano delle novità, volevano qualcosa, dello spettacolo liturgico, qualcosa…” ha detto commentando le parole del Salmista. Di seguito parte dell’omelia (testo di Vatican News).

In guardia dall’idolatria

“Su questo io vorrei accennare alcune cose. Prima di tutto, quella nostalgia idolatrica nel popolo: in questo caso, pensava agli idoli dell’Egitto, ma la nostalgia di tornare agli idoli, tornare al peggio, non sapere aspettare il Dio vivente. Questa nostalgia è una malattia, anche nostra. Si incomincia a camminare con l’entusiasmo di essere liberi, ma poi incominciano le lamentele: ‘Ma sì, questo è un momento duro, il deserto, ho sete, voglio dell’acqua, voglio la carne … ma in Egitto mangiavamo le cipolle, le cose buone e qui non c’è …’. Sempre, l’idolatria è selettiva: ti fa pensare alle cose buone che ti dà ma non ti fa vedere le cose brutte. In questo caso, loro pensavano a come erano a tavola, con questi pasti tanto buoni che a loro piacevano tanto, ma dimenticavano che quello era il tavolo della schiavitù. L’idolatria è selettiva. Poi, un’altra cosa: l’idolatria ti fa perdere tutto. Aronne, per fare il vitello, chiede loro: ‘Datemi oro e argento’: ma era l’oro e l’argento che il Signore aveva dato loro, quando disse loro: ‘Chiedete agli egiziani oro in prestito’, e poi sono andati con loro. È un dono del Signore e con il dono del Signore fanno l’idolo. E questo è bruttissimo. Ma questo meccanismo succede anche a noi: quando noi abbiamo atteggiamenti che ci portano all’idolatria, siamo attaccati a cose che ci allontanano da Dio, perché noi facciamo un altro dio e lo facciamo con i doni che il Signore ci ha dato. Con l’intelligenza, con la volontà, con l’amore, con il cuore … sono i doni propri del Signore che noi usiamo per fare idolatria.

Una fedele in preghiera nella Cattedrale di Westminster – Foto © Ansa

L’idolatria “della pietà”

“La domanda che vorrei fare oggi è: qual è il mio idolo? – chiede il Papa -. Quel mio idolo della mondanità … e l’idolatria arriva anche alla pietà, perché questi volevano il vitello d’oro non per fare un circo: no. Per fare adorazione: “Si prostrarono davanti a lui”. L’idolatria ti porta a una religiosità sbagliata, anzi: tante volte la mondanità, che è un’idolatria, ti fa cambiare la celebrazione di un sacramento in una festa mondana. Un esempio: non so, io penso, pensiamo, non so, figuriamoci una celebrazione di nozze. Tu non sai se è un sacramento dove davvero i novelli sposi danno tutto e si amano davanti a Dio e promettono di essere fedeli davanti a Dio e ricevono la grazia di Dio, o è una mostra di modelli, come vanno vestiti l’uno e l’altro e l’altro … la mondanità. È un’idolatria. È un esempio, questo. Perché l’idolatria non si ferma: va sempre avanti. Oggi la domanda che io vorrei fare a tutti noi, a tutti: quali sono i miei idoli? Ognuno ha i propri. Quali sono i miei idoli. Dove li nascondo. E che il Signore non ci trovi, alla fine della vita, e dica di ognuno di noi: ‘Ti sei pervertito. Ti sei allontanato dalla via che io avevo indicato. Ti sei prostrato dinanzi a un idolo'”.

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