VENERDÌ 24 LUGLIO 2015, 000:15, IN TERRIS

COSÌ SCOVIAMO JIHADISTI SUL WEB

FABRIZIO GENTILE
COSÌ SCOVIAMO JIHADISTI SUL WEB
COSÌ SCOVIAMO JIHADISTI SUL WEB
I due giovani accusati di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, un pachistano e un tunisino, propagandavano le minacce dell'Isis contro l'Italia via web. E’ solo l’ultimo anello di una catena informatica che da tempo recluta milizie, fa propaganda e impartisce ordini grazie ad Internet. Un pericolo invisibile ma reale, tanto che dal 1 luglio l’Agenzia europea di polizia è operativa in questa battaglia contro il terrorismo con un mandato a chiudere i profile riconducibili allo Stato Islamico nel giro di un paio d’ore. Il direttore di Europol, Robin Wainwright, ha raccontato al Guardian come sia cruciale monitorare il ‘contatto’ tra reclutatori e giovani: solitamente l’incontro avviene sui social media secondo dinamiche di difficile interpretazione. A tal proposito, appare fondamentale l’accordo raggiunto tra Europol e alcuni dei maggiori player nel mondo dei social (che hanno comunque voluto mantenere l’anonimato) per verificare attraverso i dati degli analytics chi siano i principali adescatori del Daesh, cioè dell’Isis.

Anche l’Italia è coinvolta: "Abbiamo creato una task force per il monitoraggio completo del web 24 ore su 24, adeguando la nostra azione agli accresciuti pericoli che derivano dal terrorismo internazionale, specie quello di matrice fondamentalista. Il web, infatti, è diventato la piattaforma privilegiata, specie di movimenti jihadisti, per la loro propaganda rivoluzionaria". Roberto Di Legami, direttore del servizio di Polizia Postale, spiega così la nuova organizzazione che il servizio si è dato per far fronte alle mutate esigenze.

"In generale - racconta - i movimenti jihadisti sono oggi meno organizzati ma molto pericolosi: si tratta, spesso, di cellule chiuse e autonome, tra le quali si muovono anche i cosiddetti lupi solitari. In questo contesto di 'terrorismo molecolare', il web rappresenta lo spazio privilegiato di queste organizzazioni e di queste cellule per la propaganda, l'incitamento e l'esaltazione delle proprie ideologie; per la pubblicazione e la rivendicazione delle azioni eversive, anche le più atroci (basti pensare alle immagini delle decapitazioni); per il controllo degli oppositori della jihad, sempre più spesso con azioni di hackeraggio e di pirateria informatica".

Per far fronte a questa minaccia è stata creata la task force della Polizia Postale, che opera in stretta sinergia con l'intelligence. "Ci siamo dotati di un adeguato know how e giorno e notte - dice Di Legami - monitoriamo con sofisticate tecniche informatiche un gran numero di spazi virtuali tra siti web, blog, forum di discussione, gruppi di twitter e Facebook, che spesso sono chiusi, con le ulteriori difficoltà che siamo chiamati a superare per accedervi. Dall'inizio dell'anno abbiamo controllato oltre diecimila spazi e piazze virtuali".

L'ultimo decreto antiterrorismo varato dal governo "ha esaltato il ruolo della polizia postale - dice il Direttore – e il nostro impegno è finalizzato a monitorare ogni momento le attività di proselitismo ideologico e addestrativo, così come i processi di consolidamento e avanzamento delle organizzazioni, delle cellule e dei lupi solitari. Fin dove è possibile – dice ancora Di Legami - ritardiamo l'intervento diretto, poiché preferiamo seguire l'evoluzione delle cellule e dei movimenti; l'intervento è invece immediato quando accertiamo il raggiungimento di una soglia di pericolo".

Il lavoro della task force non è privo di difficoltà: tra queste il prevalente uso della lingua araba, specie in alcuni forum di discussione, e l'impatto con schemi culturali molto diversi dai nostri. "Al primo problema - dice il Direttore della Polizia Postale - facciamo fronte con il ricorso a interpreti; quanto al secondo un grande contributo ci viene offerto dai mediatori culturali, che scegliamo tra quelli dotati di adeguata qualificazione".
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