Coronavirus, vertice governo-Regioni: si discute sulle nuove strette

Ministri e rappresentati degli Enti preposti discutono sulle nuove misure anti-contagio. L'obiettivo di scongiurare un nuovo lockdown generalizzato ma è braccio di ferro sulle possibili chiusure

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:59

Altro round di discussioni, a livello istituzionale, per decidere quali saranno i prossimi passi per contenere il riverbero dell’emergenza Covid-19. Nuovo confronto fra governo e Regioni in mattinata, con l’obiettivo di trovare una linea comune e scongiurare provvedimenti a macchia di leopardo. Il punto è che, a rimescolare le carte, sono intervenute le parole del premier Giuseppe Conte, che ha messo in discussione l’ipotesi di un nuovo lockdown. Troppo rischioso procedere a una chiusura generalizzata secondo il presidente del Consiglio, che apre al vertice urgente chiesto dal Pd per l’applicazione di nuove e più restrittive misure ma mettendo in chiaro che il livello non è quello di marzo. Per questo, a essere applicate dovranno essere disposizioni mirate.

Le misure in discussione

Presenti al vertice anche l’Associazione nazionale dei Comuni e l’Upi, con attesa conferenza del premier in serata. Partecipano anche i ministri Manfredi (Università) e Azzolina (Istruzione), oltre al titolare della Salute, Speranza, dei Trasporti, De Micheli e al ministro degli Affari regionali, Boccia che, con il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, cercheranno di delineare la strategia contentiva per la “seconda ondata” dei contagi. Sul tavolo, la chiusura delle palestre e lo stop a bar e pub alle ore 21, alle 23 per i ristoranti. Misure che punterebbero ad arginare la circolazione nelle ore serali e nei posti di maggior aggregazione ma che, al contempo, devono fare i conti con le rimostranze degli esercenti e dei gestori, fin qui adeguatisi alle normative disposte.

Incoraggiamento, infine, per lo smartworking, laddove possibile, oltre che orari scaglionati per le scuole superiori. Possibile ingresso alle 11 per i ragazzi e, insieme, una quota di didattica a distanza, così da limitare l’affollamento dei mezzi di trasporto pubblico. Fra i punti, a proposito di autobus, anche una possibile limitazione della capienza.

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