Card. Parolin: “Non si arriva alla pace attraverso le armi”

Il Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, in un'intervista a La Stampa, ha commentato il conflitto in Ucraina

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:49
Parolin
Il card. Pietro Parolin

Non si può arrivare alla pace attraverso le armi, al contrario ci si può arrivare solo rinunciando alle armi. Purtroppo, la disponibilità alla risoluzione pacifica dei conflitti è spesso inversamente proporzionale alla forza militare di cui si dispone”. Così il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, commenta il conflitto in Ucraina in un’intervista al quotidiano “La Stampa”.

L’impegno della Santa Sede per ristabilire la pace

La Santa Sede “continua l’impegno per ristabilire la pace in Ucraina, a tutti i livelli. Rimane disponibile a facilitare qualsiasi negoziato tra le parti che possa mettere fine all’aggressione militare e proteggere la vita dei civili, che si trovano nelle zone di combattimento, anche attraverso corridoi umanitari – prosegue – le parole chiave per la Santa Sede sono: rispetto per la vita umana e disponibilità al negoziato“. L’organizzazione dell’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si è interrotta. “La preparazione era arrivata ad un buon punto. Tuttavia, come il Santo Padre stesso ha reso pubblico nell’intervista a La Nación del 22 aprile, alla fine è stato ritenuto opportuno annullarlo, perché avrebbe potuto creare molta confusione – precisa Parolin – immagino che finché la situazione attuale non conoscerà sviluppi positivi, rimarrà sospeso”.

L’ipotesi del viaggio del Papa a Kiev

Mentre sull’ipotesi di un viaggio del Papa a Kiev, che era stata ventilata nelle scorse settimane, secondo Parolin “il Santo Padre è pronto a fare tutto quanto è nelle sue possibilità per mettere fine alla guerra in Ucraina e sta da tempo considerando con attenzione le possibili formule. Pertanto, il desiderio di realizzare un viaggio apostolico in Ucraina rimane vivo nel suo cuore, però la sua realizzazione è condizionata dalla possibilità di favorire un reale miglioramento della situazione nel Paese – conclude – come lui stesso ha spiegato, non avrebbe senso un viaggio se poi, il giorno successivo, la guerra riprendesse come prima“.

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