Brexit, convinta la fronda Tory: Johnson sterza sull’Internal Market Bill

Il premier incontra i reticenti del suo partito e incassa una fiducia di massima sulle modifiche all'Accordo di recessione. Possibile punto di svolta per il Regno Unito

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:47

A Westminster c’è aria di tempesta. Quella che arriva coi venti continentali, da una Bruxelles che, per quanto possa scagliare fulmini, rischia di dover incassare un pericoloso scacco al re dal governo Johnson. Certo, anche l’ondata di contagi da coronavirus la sua dose di preoccupazioni le porta ma, almeno per ora, a Downing Street non viene concepita l’ipotesi di un lockdown bis. Dovrà andar bene la Rule of Six, che limiterà gli assembramenti familiari. Per il resto, per Londra non sono previste chiusure come quelle decise per Dublino. E la soluzione tampone adottata per contenere l’emergenza, consentirà al governo Tory di concentrare gli sforzi per sbrogliare il nodo Brexit. Anche qui, con una soluzione che ha un nome ben preciso: Internal Market Bill.

L’Internal Market Bill

Lo spauracchio paventato nei giorni scorsi da Boris Johnson, dopo il confronto con la fronda ribelle del suo partito riportata dalla Bbc, rischia di diventare concreto. L’Internal Market Bill consentirebbe a Londra, Bruxelles o meno, di rivedere in modo sostanziale gli accordi per l’uscita dall’Unione europea. O meglio, una parte degli accordi, sufficiente però a far sì che un eventuale No deal sia meno un po’ meno “hard”. Una norma che, vista l’intesa di massima raggiunta con la parte Tory scettica sull’Accordo di recesso, potrebbe passare l’esame della Camera dei Comuni. Un’approvazione non scontata, anche pensando ai malumori che la proposta di legge ha suscitato. Il punto, secondo gli oppositori, è che un’eventuale regressione dall’intesa raggiunta a gennaio potrebbe portare a un nuovo pantano. Qualora naturalmente l’Ue decida di mettersi di traverso. O, peggio, a un No deal fuori controllo, col rischio concreto di ritrovarsi con un nodo anche più serrato sulla questione Irlanda del Nord.

Brexit sì ma niente lockdown

Nel frattempo, il Regno Unito fa i conti con un boom di contagi da Covid-19: addirittura 4 mila nelle ultime 24 ore, cifre che non si vedevano dai primi di maggio. Al momento, però, Johnson non mette in cantiere altri piani di lockdown, neanche per brevi periodi come fatto da Israele. Il premier ha fatto sapere che il governo farà “tutto quanto è in suo potere” per scongiurare una nuova chiusura che sarebbe “disastrosa per la nostra economia”. Ancor di più in tempi in cui la Brexit è ormai una corsa alla Rapa Nui. Con gli stessi britannici che, ora come ora, vogliono guardare all’inverno con in archivio il processo di uscita. Che, il prossimo giugno, compirà il suo primo lustro.

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