Birmania: manette ai polsi dell’ex ambasciatrice britannica

Arrestato anche il marito dell'ex ambasciatrice, un prigioniero politico incarcerato dal 1998 al 2004. La coppia si è sposata nel 2006

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:19

Sono scattate le manette ai polsi dell’ex ambasciatrice britannica. Lo rende noto una fonte diplomatica all’Afp, spiegando che la decisioni è stata presa dalle autorità del Paese. Vicky Bowman, questo il nome dell’ex ambasciatrice di Sua Maestà, ha prestato servizio tra il 2002 e il 2006. E’ stata fermata ieri a Rangoon, la capitale economica della Birmania, al centro di violenti conflitti dopo il colpo di Stato del primo febbraio 2021.

Le accuse

Secondo la stessa fonte diplomatica, le autorità hanno arrestato anche il marito, l’artista birmano Htein Lin, ex prigioniero politico. “Siamo preoccupati per l’arresto di una donna britannica in Birmania”, ha detto all’Afp un portavoce dell’ambasciata britannica. “Siamo in contatto con le autorità locali e stiamo fornendo la necessaria assistenza consolare”, ha proseguito. I media locali hanno riferito che la coppia, che nel frattempo è stata trasferita nella prigione di Insein a Rangoon, è stata arrestata per presunta violazione delle leggi sull’immigrazione, un reato che prevede un massimo di cinque anni di carcere. Un portavoce della giunta non ha voluto rilasciare commenti sulla vicenda.

Chi sono Vicky Bowman e Htein Lin

Bowman lavora come direttore del Myanmar Centre for Responsible Business e parla correntemente il birmano. Htein Lin è stato arrestato nel 1998 e imprigionato per essersi opposto al governo dell’allora giunta. Dopo essere stato liberato nel 2004, ha attirato l’attenzione dell’allora ambasciatore Bowman per una serie di dipinti che aveva realizzato durante la detenzione, utilizzando materiali di contrabbando. La donna lo convinse a lasciarle prendere i dipinti per la sua sicurezza e i due si sposarono nel 2006. Dal colpo di Stato che ha rovesciato la leader civile Aung San Suu Kyi, l’esercito al potere ha condotto una sanguinosa repressione contro i suoi oppositori, con oltre 2.100 civili uccisi e quasi 15.000 arrestati, secondo una Ong locale.

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