Attentato di Berlino: Amri ha usato la stessa pistola a Sesto S. Giovanni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:45

Proseguono senza sosta le indagini sulla strage provocata da Anis Amri al mercatino di Natale. La portavoce della procura generale, durante una conferenza stampa a Karlsruhe, ha riferito che il terrorista è stato ripreso da una telecamera alla stazione di Zoologischer Garten di Berlino, a pochi metri dal luogo dove aveva compiuto l’attacco. Era ben consapevole di essere ripreso e ha mostrato il dito medio.

Fermato un tunisino

Le perquisizioni compiute ieri sera a Berlino hanno portato al fermo temporaneo di un tunisino di 26 anni che ha cenato con Amri la sera prima dell’attentato in un ristorante del quartiere Mitte. I due hanno “parlato intensamente”. Si sospetta che abbia potuto partecipare all’attacco o che fosse almeno a conoscenza delle intenzioni di Amri. Secondo quanto riferito dalla Bild on line, il giovane è stato arrestato per “frode sociale”, un reato che contempla frode sui sussidi di assistenza. La portavoce della procura ha poi aggiunto che “secondo informazioni delle autorità olandesi”, Amri è stato segnalato dalle telecamere di sorveglianza “il 21 dicembre intorno alle 11.30 alla stazione di Nimega”, poco dopo il confine fra Germania e Olanda, e “alle 13.30 alla stazione di Amsterdam”. Si completano così i tasselli del percorso di fuga del terrorista da Berlino all’Italia, attraverso Olanda e Francia. Un’altra pista seguita dagli investigatori italiani è quella legata al denaro che Amri aveva con sé quando è stato ucciso nel Milanese. Si tratta di oltre mille euro, in tagli da 20 e 50, che potrebbero essere stati prelevati a un bancomat dallo stesso tunisino o da un suo complice. Dai numeri di serie si sta tentando di risalire allo sportello automatico da cui sono state prelevate le banconote, anche se non si tratta di un’operazione semplice.

A Sesto S. Giovanni la stessa pistola

Nel frattempo la Scientifica, attraverso il profilo Twitter, ha confermato che la pistola usata da Amri a Sesto S. Giovanni è la stessa che ha ucciso l’autista polacco del camion utilizzato per la strage di Berlino. Lo hanno stabilito gli accertamenti balistici. La collaborazione tra la Dda di Milano, la Digos e gli investigatori tedeschi è strettissima. La comparazione effettuata tra il bossolo esploso dall’arma utilizzata dal terrorista a Sesto San Giovanni e quello repertato dalla Polizia tedesca “ha portato inequivocabilmente ad accertare che sono stati espulsi dalla stessa pistola; il proiettile estratto dalla spalla dell’agente italiano ferito non è, invece, utile per il confronto perché troppo danneggiato”, spiega la Polizia.

Il tir nel museo?

C’è infine un’ipotesi curiosa: il tir con cui Anis Amri ha compiuto l’attentato potrebbe finire nelle sale della “Casa della storia” tedesca (Haus der Geschichte) di Bonn. Una decisione sarà presa più in là, come ha detto alla Dpa il presidente della fondazione che gestisce il museo, Hans Walter Huetter. “È ancora troppo presto per poter dare una risposta definitiva – ha detto Huetter – Ma quando un tema assume rilevanza sociale, e in questo caso è così, allora fa parte della nostra storia, che lo si voglia o meno”. Ed ha aggiunto che di fronte a fatti così cruenti è necessaria una certa distanza temporale. Nell’eventualità di una decisione positiva, comunque, il museo ospiterà “solo una parte del tir”, perché le sue dimensioni sono troppo ingombranti.

Falso allarme a Milano

E’ rientrato il giallo legato all’intossicazione di un magrebino ricoverato in gravi condizioni in un ospedale di Milano. In un primo momento, infatti, si era fatta strada l’ipotesi che si fosse avvelenato con una sostanza di cui è vietata la vendita idonea a preparare attacchi chimici. L’episodio si inserisce nel quadro delle indagini su possibili reti jihadiste operative in Italia, in Lombardia e in particolare nel Milanese, dove i sospetti degli investigatori si concentrerebbero su due magrebini. Ma alla fine l’allarme terrorismo è rientrato: l’uomo ricoverato è un egiziano che ha inalato sostanze chimiche mentre era al lavoro e non ha alcun legame con gli estremisti. Secondo quanto trapelato dal riserbo degli inquirenti, la morte di Anis Amri, potrebbe causare un’accelerazione nei propositi di uno o più “lupi solitari”, intenzionati – secondo alcuni alert – a compiere un’azione contro obiettivi civili in Italia prima dell’Epifania.

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