Angelus, il Papa prega per l’Etiopia: “Prevalgano concordia e dialogo”

Papa Francesco ricorda la vedova che dona il suo denaro nel Tempio come esempio di fede. E invita a guardarsi dalla tentazione di "sentirsi perfetti"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:38
Papa Francesco Angelus
Foto © VaticanMedia

E’ un’altra accorata preghiera a chiudere l’Angelus domenicale di Papa Francesco, che invita i fedeli a rivolgere i loro sguardi verso il Corno d’Africa. In particolare in Etiopia, “scossa da un conflitto che si protrae da più di un anno e che ha causato numerose vittime e una grave crisi umanitaria”. L’invito del Santo padre è quindi alla preghiera “per quelle popolazioni così duramente provate, e rinnovo il mio appello affinché prevalgano la concordia fraterna e la via pacifica del dialogo”. Accendere nuovamente i riflettori del mondo sui contesti dimenticati, affinché si dia nuova linfa alla speranza.

L’Angelus del Papa

Riflettori che, come ricorda il Papa nella sua riflessione sul Vangelo odierno, cercavano gli scribi del Tempio di Gerusalemme. I quali amavano passeggiare per essere notati e riveriti, per ambire e avere posti d’onore. Scene che Gesù osserva mentre i suoi occhi si posano su una vedova che getta nel Tesoro del Tempio tutto ciò che possedeva. “Il Vangelo ci mette davanti questo stridente contrasto: i ricchi, che danno il superfluo per farsi vedere, e una povera donna che, senza apparire, offre tutto il poco che ha. Due simboli di atteggiamenti umani”. Gesù guarda, spiega Papa Francesco. Un verbo “che riassume il suo insegnamento: da chi vive la fede con doppiezza, come quegli scribi, ‘dobbiamo guardarci’ per non diventare come loro”. Invece, “la vedova dobbiamo ‘guardarla’ per prenderla come modello. Soffermiamoci su questo: guardarsi dagli ipocriti e guardare alla povera vedova”.

Guardarsi e guardare

Guardarsi dall’ipocrisia significa diffidare di chi basa la propria vita sul culto dell’apparenza e dell’esteriorità. E, soprattutto, significa fare attenzione “a non piegare la fede ai nostri interessi“. Nell’atteggiamento degli scribi vediamo quello che oggi affligge “tanti posti e tanti luoghi” Il clericalismo, “questo essere sopra gli umili, sfruttarli, ‘bastonarli’, sentirsi perfetti. Questo è il male del clericalismo. È un monito per ogni tempo e per tutti, Chiesa e società: mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli”. Fondamentale, inoltre, “vigilare per non cadere nella vanità, perché non ci succeda di fissarci sulle apparenze, perdendo la sostanza e vivendo nella superficialità”.

Una fede gratuita e generosa

L’esempio della vedova è anche un invito a guarire. “Il Signore denuncia lo sfruttamento verso questa donna che, per fare l’offerta, deve tornare a casa priva persino del poco che ha per vivere. Quanto è importante liberare il sacro dai legami con il denaro”. La donna “non teme di perdere il poco che ha, perché ha fiducia nel tanto di Dio, e questo tanto di Dio moltiplica la gioia di chi dona”. Ecco perché Gesù propone la vedova come maestra di fede: non c’è ostentazione ma un dono fatto con il cuore, generosità e gratuità. “Le sue monetine hanno un suono più bello delle grandi offerte dei ricchi, perché esprimono una vita dedita a Dio con sincerità, una fede che non vive di apparenze ma di fiducia incondizionata“.

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