Accadde oggi: 11 luglio 1995, il mondo ricorda il massacro di Srebrenica

Guterres: "L'Onu non ha difeso il popolo di Srebrenica". Bachelet: "Riconciliazione lontana". Von der Leyen: "Ferita aperta nella coscienza europea". Farnesina: "Dare piena giustizia". Gentiloni: "Mai girarsi dall'altra parte"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:33

Il massacro di Srebrenica è il nome che viene dato al genocidio di oltre 8 000 musulmani bosniaci, per la maggioranza ragazzi e uomini, avvenuto nel luglio 1995 nella città di Srebrenica e nei suoi dintorni, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina. La strage fu perpetrata da unità dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina guidate dal generale Ratko Mladić, con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni”. Quell’11 luglio di 25 anni fa i musulmani bosniaci furono massacrati nonostante il territorio, sotto la protezione dei peacekeepers, fosse stato dichiarato una “zona sicura” dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Le condanne

I fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni diedero una svolta decisiva al successivo andamento del conflitto. Una sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2007, nonché diverse altre del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi, costituisce un “genocidio”. Tra i vari condannati, in particolare Ratko Mladić e Radovan Karadžić (all’epoca presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) sono stati condannati in due momenti diversi dall’ICTY, il primo all’ergastolo ed il secondo a 40 anni di reclusione. La Corte penale internazionale dell’Aia ha poi applicato la pena dell’ergastolo anche a Karadžić.

Le vittime di Srebrenica

La Lista preliminare delle persone scomparse o uccise a Srebrenica compilata dalla Commissione Bosniaca delle Persone Scomparse contiene 8.372 nomi. A giugno 2015, 6.930 salme riesumate dalle fosse comuni sono state identificate mediante oggetti personali rinvenuti oppure in base al loro DNA che è stato confrontato con quello dei consanguinei superstiti.

Guterres, l’Onu non ha difeso quel popolo

“Un quarto di secolo fa, le Nazioni Unite e la comunità internazionale non hanno difeso il popolo di Srebrenica” e “come ha detto l’ex segretario generale Kofi Annan, questo fallimento ‘perseguiterà la nostra storia per sempre”’.E’ quanto ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in occasione dell’anniversario del genocidio di Srebrenica, che l’Onu invita a non dimenticare per onorare le vittime e proseguire il lavoro di riconciliazione in Bosnia Erzegovina. Il massacro di Srebrenica ”è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dalla seconda guerra mondiale” sottolinea l’Onu.

Bachelet: “Riconciliazione lontana”

“Resta ancora molto da fare per garantire la responsabilità, fornire un risarcimento alle vittime e promuovere la riconciliazione”, ha dichiarato Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. “La riconciliazione deve basarsi sull’empatia e sulla comprensione reciproca. Riconciliazione significa respingere la negazione del genocidio e dei crimini di guerra e qualsiasi tentativo di glorificare i criminali di guerra condannati. Significa anche riconoscere la sofferenza di tutte le vittime e non attribuire la colpa collettiva“.

Von der Leyen: “Ferita aperta nella coscienza europea”

“Dopo venticinque anni Srebrenica è ancora una ferita aperta nella coscienza europea. Il mondo intero si rende conto che abbiamo fallito nella responsabilità di proteggere quanti ne avevano più bisogno. Il passato non può essere cambiato, ma per il futuro: niente più sangue nel nome della razza o della religione”. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un videomessaggio pubblicato su Twitter. La presidente avverte: “Il razzismo non è scomparso dalle nostre strade, dai nostri social e anche dai discorsi politici”. “Il futuro deve essere ancora scritto – aggiunge – c’è speranza in Srebrenica. C’è una strada che può portare la Bosnia-Erzegovina e tutti i Balcani occidentali nell’Unione europea. Onorare la memoria di Srebrenica è lavorare per un futuro diverso: una città riconciliata, in un Paese riconciliato, in un’Europa unita“.

Farnesina: “Dare piena giustizia”

“Oggi commemoriamo le vittime del genocidio di Srebrenica. Rivolgiamo a loro e alle loro famiglie il nostro pensiero e le nostre preghiere. A distanza di 25 anni è fondamentale assicurare piena giustizia. Commemorare Srebrenica è un imperativo morale per chi sostiene la pace e il rispetto dei diritti umani. Coltivare la memoria è essenziale per evitare il ripetersi di simili tragedie”. E’ quanto si legge in una nota della Farnesina. “Il rispetto collettivo e il riconoscimento – prosegue la nota – sono la base su cui costruire un futuro migliore e i cardini della cooperazione regionale. Nella loro domanda di pace e prosperità i cittadini della Bosnia ed Erzegovina possono contare sul forte sostegno e sulla salda amicizia dell’Italia“.

Gentiloni: “Mai girarsi dall’altra parte”

“Venticinque anni fa la strage di Srebrenica. La pulizia etnica con oltre ottomila vittime e la vergogna dell’Onu. Ma a quell’infamia il mondo libero si ribellò, intervenendo. Mai girarsi dall’altra parte”. Così il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni.

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