Abu Mazen-Isarele, è rottura: “Rapporti finiti”

Il presidente palestinese chiude anche con gli Usa ed esorta il governo israeliano ad assumersi gli obblighi di Paese occupante. La Santa Sede esprime preoccupazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:27

Un annuncio che dà un taglio a qualsiasi rapporto non solo con Israele, ma anche con gli Stati Uniti. Il presidente palestinese, Abu Mazen, ne ha dato conto in una nota presidenziale pubblicata dall’agenzia statale Wafa, nella quale ha riferito che “l’Organizzazione per la liberazione della Palestina e lo Stato della Palestina sono da oggi esentati da tutti gli accordi e le intese con i governi americano e israeliano e da tutti gli obblighi ivi previsti, compresi quelli di sicurezza“. Affermazioni che, di fatto, invitano Israele ad assumere su di sé gli oneri di una potenza occupante, incorrendo quindi in “tutte le conseguenze e le ripercussioni basate sul diritto internazionale e umanitario, in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra”.

Abu Mazen contro Trump

Una mossa drastica ma in un certo senso attesa, specie in seguito alla manifesta intenzione, da parte di Israele, di annettere sotto l’egida di Tel Aviv i territori occupati della Cisgiordania, in ottemperanza a quanto previsto dagli accordi di Washington del gennaio scorso. Annessioni che, secondo Abu Mazen, “costituiscono gravi violazioni e crimini di guerra”. Alla luce delle quali, però, secondo il presidente palestinese Israele deve assumere gli obblighi e le conseguenze di Paese occupante, quali responsabilità sulla sicurezza della popolazione civile, divieto di punizioni collettive, del furto di risorse, dell’annessione di terra e di trasferimenti di popolazione dall’occupante agli occupati.

Preoccupazione dalla Santa Sede

Una posizione che, indirettamente, riguarda anche gli Stati Uniti e la proposta di un accordo di pace che, ora come ora, l’Autorità palestinese ha rispedito al mittente, ribadendo la contrarietà alla decisione del presidente Trump di spostare a Gerusalemme la sede dell’ambasciata americana, riconoscendo la Città Santa come capitale di Israele. Del resto, sulla tensione in Medio Oriente si è espressa in mattinata anche la Santa Sede, la quale ha espresso preoccupazione per “eventuali atti che possano compromettere ulteriormente il dialogo”, riferendosi alla possibilità (appresa dal segretario per le Relazioni con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher, dal capo negoziatore e Segretario Generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Saeb Erekat) “che la sovranità israeliana venga applicata unilateralmente a parte di dette zone”. La Santa Sede, specifica ancora la nota, “ribadisce che il rispetto del diritto internazionale, e delle rilevanti Risoluzioni delle Nazioni Unite, è un elemento indispensabile affinché i due Popoli possano vivere fianco a fianco in due Stati, con i confini internazionalmente riconosciuti prima del 1967″.

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