GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2017, 18:25, IN TERRIS

Il Messico mostra i muscoli a Trump: "Risponderemo colpo su colpo"

EDITH DRISCOLL
Il Messico mostra i muscoli a Trump:
Il Messico mostra i muscoli a Trump: "Risponderemo colpo su colpo"
"Lo scontro con Donald Trump sarà una battaglia lunga". Il governo messicano, malgrado si mantenga aperto al dialogo e alla conciliazione, è disposto a rispondere colpo su colpo al presidente Usa, se intende lanciare una guerra commerciale con il suo vicino meridionale.

Scontro


In un incontro con i capigruppo parlamentari, il ministro degli Esteri Luis Videgaray ha sottolineato che "ci stiamo preparando per una battaglia lunga, perché questa crisi non si risolverà in tre giorni", facendo riferimento alla visita ufficiale del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, e del consigliere per la Sicurezza nazionale, John Kelly, a Città del Messico.

"Se si va verso una strategia di scontro, con posizioni apertamente divergenti, nessuno potrà dire che il Messico non ha offerto anzitutto la sua mano aperta", ha aggiunto Videgaray, secondo il quale "l'aver sopportato non solo modi poco diplomatici ma apertamente ostili ci conferisce una legittimità importante con alleati potenziali, compreso lo stesso Congresso americano". Il capo della della diplomazia messicana ha precisato che "il fatto di aver detto 'ora basta' ha evidentemente avuto conseguenze, e questo spiega perché oggi due segretari Usa sono venuti da noi", avvertendo che "se veramente pensano di imporre tasse alle esportazioni messicane, allora anche noi lo faremo, ma lo faremo meglio, scegliendo i settori nei quali soffrano più danni". Da parte sua, Trump ha provato ad abbassare i toni, auspicando "buone relazioni per il futuro" ma avvertendo che "il Messico ci deve trattare bene".

Bando bis


La visita nel Paese centro americano di Tillerson e Kelly arriva mentre sale l'attesa per il "bando-bis" sull'immigrazione. Alla Casa Bianca si vanno definendo i contorni del nuovo decreto che intende vietare l'ingresso negli Usa a chi proviene da sette Paesi a maggioranza musulmana (Iran, Iraq, Siria, Libia, Somalia, Yemen, Sudan). Anche se stavolta il campo di applicazione sarebbe più circoscritto e verrebbero esclusi dal bando i residenti permanenti e i possessori di carta verde. L'annuncio è atteso entro la settimana e - stando alle indiscrezioni - si stanno apportando al testo le ultime limature per evitare qualunque tipo di obiezione da parte dei giudici. Perché stavolta - è la parola d'ordine nell'entourage di Trump - è vietato sbagliare. Per questo la stesura del nuovo provvedimento - originariamente scritto da membri del transition team e dello staff del tycoon - è stata affidata al consulente legale del presidente americano, Don McGahn. E, a differenza del primo decreto, sarebbe in corso una consultazione con i membri repubblicani del Congresso, per mettere a punto un testo "blindato" e condiviso. L'esito della vicenda viene considerato cruciale per il futuro della presidenza Trump, e di quella visione di stampo decisionista di cui il tycoon ha promesso di farsi portatore, espandendo il proprio potere esecutivo e riformando il Paese a colpi di decreto se necessario.
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