MERCOLEDÌ 21 AGOSTO 2019, 20:58, IN TERRIS

L'ANALISI

Il Governo "for dummies": il lessico della crisi

Il Prof. Francesco Clementi spiega a In Terris forma e stile del governo dimissionario

MARCO GRIECO
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ono passate ventiquattro ore dalla giornata clou della crisi di Governo e così, a quattordici mesi dall'esecutivo che ha visto allearsi il Movimento 5 Stelle e il partito della Lega, di quel governo da molti ritenuto "improbabile" non restano che gli ultimi sussulti. Per adesso, al Colle si avvicendano i minuetti con le consultazioni aperte. Per farci strada nel cosiddetto "lessico della crisi", In Terris ha chiesto a Francesco Clementi, Docente di Diritto Pubblico Comparato presso l'Università di Perugia, di fare chiarezza su ciò che sta accadendo.

Professor Clementi, cosa è accaduto ieri?
"Ieri, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha rilasciato le sue comunicazioni in aula (il Senato, ndr). Le comunicazioni sono state molto chiare, perché si sono concluse con le dimissioni del presidente Conte dinanzi al capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il governo dimissionario di Conte d’ora in poi vede tutti i suoi ministri in carica esclusivamente dell’esercizio e del disbrigo degli affari concorrenti. Nella sostanza, è un governo con poteri sono estremamente ridotti e la cui capacità di intervento si limita all’essenziale e all’urgente". 

Che cosa sono le consultazioni convocate dal Presidente della Repubblica?
"Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ieri ha preso atto della comunicazione del premier e ha convocato una prassi costituzionale ben nota nel nostro ordinamento, che sono le consultazioni. Il calendario delle consultazioni è stato definito a partire da oggi pomeriggio e si concluderà domani sera. Alla fine delle consultazioni, il capo dello Stato, direttamente o indirettamente – vale a dire attraverso il Segretario generale della presidenza della Repubblica - farà sapere come si procederà. L’impressione è che vi sia una voglia del presidente Mattarella di accelerare il più possibile la soluzione ad una crisi: ogni giorno è importante per affrontare i temi di una recessione incipiente".

Quante consultazioni ci saranno?
"Le consultazioni sono già in corso ed è plausibile che vi sarà un solo giro di consultazioni, che termineranno domani sera. La procedura delle consultazioni è visionabile in diretta streaming sul sito del Quirinale. È tutto online sul sito della Presidenza è trasparente. A maggior ragione, va detto che il presidente della Repubblica è un uomo molto trasparente, soprattuto nel momento in cui qualcuno, in piena crisi di governo invoca la piazza. Lo dimostra con grande chiarezza il Quirinale che, in quanto 'casa degli Italiani', è il luogo della massima trasparenza".

Per quanto tempo dureranno le consultazioni?
"Penso che in dieci giorni capiremo se avremo un nuovo governo politico o se avremo un altro governo destinato ad accompagnare il Paese al voto anticipato. Se sarà come in quest’ultimo caso, si andrà a votare dalla seconda metà di ottobre o a febbraio. Io vedo emergere un interesse importante delle istituzioni politiche alla costruzione di un governo di tipo politico che però sia fondato su una grande differenza con il governo Conte: una differenza anzitutto politica e programmatica, perché deve giustificare una nuova maggioranza diversa dalla precedente".

Nel suo discorso finale in Senato, il presidente Conte ha criticato il ritiro della sfiducia presentata dalla Lega. Perché?
"La mozione di sfiducia è un atto politicamente rilevante ed è la prima volta, nella storia della Repubblica italiana, che un partito al governo del Paese presenta una mozione di sfiducia contro il suo stesso governo. In questo gesto in sé c’è una profonda incoerenza, amplificata dal ritiro stesso della mozione. Vi sono una serie di elementi che suggeriscono che la scelta della mozione di sfiducia sia stata più tattica che strategica al punto tale che, nel giro di uno o due giorni, è stata creata e, appunto, ritirata. Ha fatto bene il presidente Conte a rimarcare ciò".

Salvini ha replicato che la mozione è stata ritirata in seguito alle dimissioni del premier. Ha ragione?
"La scelta delle dimissioni nasce come atto politico che tiene conto della crisi della maggioranza politica. Non si può far finta di vedere che, quando il vicepremier presenta una mozione di sfiducia contro il presidente del Consiglio dei Ministri, il presidente non può far altro che prendere atto e dimettersi. Nessuno fa harakiri e si dimette a prescindere".

Dopo le discussioni di ieri, è cambiata la percezione che si ha della Lega?
"Alcuni eminenti esponenti della Lega hanno espresso che la decisione di rompere con il governo l’8 agosto è stata in gran parte autonoma del ministro Salvini. In questo senso, è chiaro che, di fronte alla nascita di un nuovo governo e alla sua operatività in concreto per il Paese, inevitabilmente vi sarà un reflusso elettorale nei confronti del Carroccio. Mi pare che già sta emergendo una situazione che evidenzia questa consapevolezza. Non è mai accaduto nella storia repubblicana che si provocasse davvero una crisi di governo con l'intenzione di andare al governo l’8 agosto. Il fatto che essa sia avvenuta nel periodo tecnicamente più fuori tempo massimo rispetto alla tradizione costituzionale italiana, dimostra probabilmente la sua imperizia nel gestire una fase politica particolarmente delicata, soprattutto dentro un contesto economico tendente sempre più verso la recessione".

Conte ha più volte citato la scarsa cultura costituzionale di alcuni esponenti di governo. Perché?
"Il presidente Conte ha cercato di evidenziare come, nelle istituzioni, si sta in un certo modo e con uno stile precipuo. Nei manuali di diritto costituzionale, vedremmo che mai gli italiani sono stati chiamati a votare a ottobre e una ragione è perché questa scelta mette in difficoltà il Paese. In taluni casi, sarebbe necessario mettere da parte l’agone politico per il bene dell’Italia".

Cosa ne pensa, del simbolismo religioso emerso ieri dagli interventi in aula?
"Sono contrario per due motivi. Da un lato che c’è una scarsa sensibilità per il divino, e quindi per la religione, perché nei fatti la religione viene usata, non praticata. D’altro canto, quest’utilizzo della religione ci rende più simili a quei modelli democratici che fanno della religione uno strumento di governo popolare, non uno strumento che consente la crescita. La grande esperienza costituzionale italiana ci dice che il fenomeno religioso è un fenomeno che allarga gli spazi di libertà, non li riduce. Ma chi utilizza lo strumento religioso come mezzo di lotta politica, non soltanto dà un brutto segnale, ma si mostra anche in piena contraddizione con la nostra Costituzione. A tal proposito, c'è una vecchia battuta attribuita allo scrittore russo Dostoevskij, che soleva dire: 'Dio si serve dei buoni, mentre i cattivi si servono di Dio'. Ieri ho avuto esattamente questa impressione".

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