“Uno solo è il corpo”: la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026

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Foto di Patrick Fore su Unsplash

Si svolgerà dal 18 al 25 gennaio, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, è avrà come tema tratto dalla Lettera di S. Paolo agli Efesini: “Uno solo è il corpo e uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”. Questa riflessione invita a guardare alla chiamata comune dei cristiani e a valorizzare la diversità delle tradizioni ecclesiali come dono, senza rinunciare alla comunione profonda che trova la sua origine nello Spirito Santo. Giungendo subito dopo il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, questa edizione ci esorta a riscoprire le radici comuni della fede in un mondo sempre più frammentato.

Il tema di quest’anno  ci spinge inoltre a passare dall’idea di “costruire” l’unità a quella di “riconoscere” un’unità che lo Spirito ha già donato, ma che le nostre  troppe divisioni storiche nel corso dei secoli hanno spesso dimenticato.

E’ un ottavario per i cristiani di diverse confessioni — cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani e altre comunità ecclesiali che si uniscono in un tempo speciale di preghiera, riflessione e dialogo. Questa celebrazione ecumenica ha come scopo fondamentale quello di ricordare la preghiera di Gesù per l’unità dei suoi discepoli e di rafforzare i legami di fraternità tra i credenti in Cristo.

Le origini di questa settimana risalgono al 1908, quando il reverendo Paul Wattson (1863-1940)  introdusse nelle storiche cappelle di Graymoor  a cinquanta miglia del fiume Hudson a nord di New York, un “Ottavario per l’unità della Chiesa”, auspicando che la preghiera per l’unità diventasse pratica comune tra i cristiani. Negli anni successivi, varie fasi di riflessione e collaborazione ecumenica portarono alla forma attuale.

Per i cristiani impegnati nell’ecumenismo, la Settimana di Preghiera non è solo un appuntamento liturgico, ma un cammino di conversione e unità concreta. Pregare insieme, condividere momenti di ascolto della Parola di Dio, coinvolgere comunità locali e testimoniare la fede insieme sono gesti che vogliono rispondere alla richiesta di Cristo: “Che tutti siano una cosa sola”, come riportato nel Vangelo di Giovanni, una preghiera che ispira l’itinerario ecumenico di tutto l’anno.

In molte città e parrocchie, questo periodo è occasione di incontri ecumenici, preghiere comuni e momenti di dialogo che rafforzano la consapevolezza di un percorso condiviso, superando pregiudizi e divisioni storiche. È un invito continuo ad aprire il cuore alla conversione, alla comprensione reciproca e alla testimonianza comune nel mondo di oggi.

Dal 1968, i testi liturgici e le preghiere per la Settimana sono pubblicati annualmente in collaborazione tra il “World Council of Churches” e il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani della Chiesa cattolica.

Quest’anno le preghiere e le riflessioni che faranno da guida a tutta la “Settimana”, sono state preparate dai fedeli della Chiesa apostolica armena, il ricco materiale proposto trae ispirazione dall’antiche tradizioni dello stesso popolo dell’Armenia, con inni nati negli antichi monasteri.

C’è da ricordare che l’origine della Chiesa apostolica armena, si devono in particolare agli insegnamenti degli apostoli Taddeo e Bartolomeo che evangelizzarono proprio l’Armenia, già nel I secolo dopo Cristo, sarà sotto la guida di S. Gregorio l’Illuminatore (257-331) il primo “Catholicòs” cioè Patriarca dell’ Armenia, che il cristianesimo si diffonderà. L’ Armenia è stata la prima nazione ad adottare lo stesso cristianesimo, come religione di Stato.

Nella nostra epoca recente, contrassegnata da conflitti, che potremmo definire mondiali, da continue crisi ambientali e soprattutto da incertezze tecnologiche, che sembrano affidare l’esclusività di ogni cosa all’intelligenza artificiale, non possiamo mettere da parte la speranza. E i cristiani stando uniti possono offrire quella speranza che il mondo reclama da sempre, la speranza non è un qualcosa che i cristiani hanno, ma è quel qualcosa particolare a cui sono tutti chiamati, nonostante le differenze dottrinali delle varie Confessioni.

La “Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani”, com’è tradizione sarà conclusa dal papa e nel pomeriggio del 25 gennaio Leone XIV si recherà nella basilica di S. Paolo fuori le mura, per la celebrazione dei vespri.

Fu nel 1993 Giovanni Paolo II (1978-2005) a recarsi per la prima volta nella basilica dedicata all’apostolo delle Genti, i suoi successori, Benedetto XVI (2005-2013) e Papa Francesco (2013-2025) hanno concluso anche loro, con la celebrazione dei vespri, l’Ottavario di preghiera, insieme alle altre chiese cristiane.

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