La tragedia silenziosa dei migranti

Riuniti a Copenaghen all’ombra di qualche drone ancora non ufficialmente identificato, i leader dell’Unione Europea hanno dovuto fare i conti con un dato di fatto che ritorna, costante e senza ancora una risposta: la minaccia da est. Se basterà trasformare l’Ucraina in un porcospino d’acciaio ed erigere un muro di droni lo si saprà solo col tempo. Intanto due voci in parte dissenzienti si sono levate, Spagna e Italia, a ricordare che esiste anche un fianco sud che definire problematico è un po’ pochino.

Ci concediamo una prima riflessione: andiamo a pagare gli errori di trent’anni. Con la Russia noi occidentali ci siamo comportati come i belgi e i francesi con la Germania di Weimar e la reazione è stata più o meno la stessa. Inoltre gli Usa hanno pensato che i conti fossero regolati una volta per tutte ed hanno iniziato a guardare al Pacifico ed hanno preso a ritirare le loro forze dal Vecchio Continente in modo sempre più accentuato, iniziando con Clinton e raggiungendo l’apice con Trump. Doppia e colpevolissima cecità, ma non è questo ciò che al momento ci interessa.

Ci interessa, semmai, riflettere sul fianco sud dell’Unione, dove la Libia ormai esplosa continua a far da collettore ai flussi migratori. Chi se ne ricordava più? In una politica basata sul seminare paure – non sempre giustificate, anzi – la tragedia dei migranti prosegue, silenziosa e silenziata, nell’indifferenza generale. L’altro giorno un gruppo di iracheni è sbarcato in Sardegna e raccontato di un naufragio. Chi se ne è accorto? I dati del Ministero degli Interni dell’ultima settimana dimostrano che gli arrivi sono perfettamente in linea con lo scorso anno. Qualcuno lo ha notato?

Sembra che la politica della paura abbia trovato altre e più potenti argomentazioni per raggiungere i suoi scopi. Intanto le tragedie continuano, il Mediterraneo resta un cimitero a cielo aperto e i sentieri lungo il cammino della speranza restano ingolfati. Negli Stati Uniti la musica è la stessa: l’emergenza continua ma adesso ci si concentra su 800.000 funzionari pubblici da licenziare.

Il problema, insomma, resta là: impellente e irrisolto, nonostante le promesse del tempo che fu. Il fatto è che continua a mancare una strategia ben congegnata e si procede per sbandamenti ora verso un estremo, ora verso l’altro.

Stiamo per raggiungere, ha ricordato ancora un paio di giorni fa Papa Leone, la “globalizzazione dell’impotenza”; da indifferenti che eravamo stiamo diventando del tutto incapaci di affrontare il problema. E allora non serve evocare l’importanza e la delicatezza dei problemi del fianco sud dell’Ue, non funziona concentrarsi solo sui dazi o sulla Groenlandia. La Storia, se ignorata, non solo procede ugualmente, ma si fa anche vendicativa. Soprattutto, le Linee Maginot non servono a nulla. Lo impararono i francesi e i belgi, dopo aver umiliato inutilmente la Germania di Weimar.

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