LUNEDÌ 10 SETTEMBRE 2018, 00:02, IN TERRIS

Se i magistrati diventano politici

CATERINA MAZZITELLI
Palazzo dei Marescialli, sede del Csm
Palazzo dei Marescialli, sede del Csm
L

e divisioni nella magistratura portano lacerazioni e rivalità, inaccettabili, considerato il ruolo rivestito dai singoli operatori del diritto. Non va tralasciato un effetto molto più devastante: il cambiamento di mentalità. E' una conseguenza inevitabile. Anziché uniformarsi ad un pensiero e ad una condotta lineari, in osservanza delle regole, sta prendendo piede altro. 

Mi riferisco a possibili intese trasversali rispetto al gruppo di appartenenza; lo spirito di corpo rende altrettanto inevitabile una sorta di esclusione di tutti gli altri. Potrebbe apparire una conseguenza naturale della libertà associativa. Ma non è così. All'interno della categoria si deve distinguere necessariamente il piano coincidente con i doveri istituzionali, rispetto a quello associativo. Il primo é strettamente legato al cuore della giurisdizione e della funzione.

Il pensiero associativo, dichiaratamente improntato a scelte di opportunità politica, può incidere sull'altro versante? Su un piano astratto non si può escludere, se si considerano gli interessi di volta in volta in gioco. Ma, pur escludendosi a priori la devianza, sempre punibile, è negativa l'incidenza stessa di un modo di pensare, tipico della politica, non più soltanto esterna, ma anche interna. Tutto ciò contrasta decisamente, su un piano teorico e concreto, con il funzionamento degli organi giurisdizionali. Il modello da seguire non è questo. Il rispetto verso i colleghi e i loro compiti istituzionali deve prescindere dalla loro appartenenza. Se così non sarà, verrà meno la necessaria fiducia all'interno della categoria  e all'esterno di essa. Anche questo é un effetto deleterio di grandissima portata. 

Occorre che il nuovo governo dei magistrati, anziché rapportarsi ad un modello esterno, in cui i gruppi correntizi rappresentano una sorta di falsa riga delle organizzazioni partitiche, non tralasci questi aspetti e, soprattutto, valuti l'incompatibilità della situazione attuale con il servizio giustizia. Dopo la prima fase del mandato, sarebbe essenziale, in tale ottica, l'apertura ad altri confronti, con i magistrati che censurano lo stato di cose attuale.

Cosa fare per uscire da questa situazione, sotto certi profili già compromessa? Si deve dare fiducia alla nuova magistratura. I giudici di nuova generazione stanno componendo un nucleo puro, in cui vigono solo le regole scritte della giurisdizione. Si tratta di iniziative, sorte per ragioni organizzative transitorie, ma destinate a rappresentare rimedi fisiologici, scaturiti da un innato senso di terzietà e imparzialità, connaturati alla figura del magistrato .

Si potrà così riportare l'associazionismo a ragionevolezza e a basi distanti dalla politica e conformi al servizio? Probabilmente sì, mediante un movimento di opinione, che convinca i magistrati, trasversalmente, con un'unica  e vera manifestazione anticorrente. Devono rinsaldare la ricerca di unità e di rinnovamento, senza che siano tralasciati sentimenti positivi come il senso di colleganza e di solidarietà interni, indispensabili per il raggiungimento di una piena apertura nell'esercizio dell'attività di giudizio. L'amarezza  non va disgiunta dalla speranza.

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