La scuola sia una fucina di cittadinanza attiva

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Foto di Laura Rivera su Unsplash

La campanella che in queste ore risuona nelle aule di tutta Italia segna, come ogni anno, non solo l’inizio del calendario scolastico, ma anche il rinnovarsi di una delle sfide più alte e decisive per il futuro del nostro Paese: l’educazione delle nuove generazioni. La scuola è molto più che un luogo di apprendimento. È un bene comune, una risorsa indispensabile per la crescita umana, culturale e civile di ciascun giovane. Tuttavia, tra rapidi cambiamenti sociali, da sfide globali e da diseguaglianze che si acuiscono, la scuola ha bisogno di un rinnovamento profondo, capace di coniugare la solidità della sua missione educativa con la creatività necessaria per affrontare il presente.

Tre parole devono guidare questo percorso: didattica, senso civico e fraternità. Anzitutto, una didattica inclusiva, capace di appassionare allo studio, di valorizzare i talenti, ma anche di sostenere chi resta indietro. In questo senso, risuona con forza l’insegnamento di don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, che fece della scuola lo strumento per dare voce agli ultimi e restituire dignità ai poveri. “La scuola siede tra il banco del ricco e quello del povero”, ricordava, denunciando ogni discriminazione e sottolineando il valore della parola come strumento di libertà. Educare è un atto di giustizia, e ogni ora sottratta all’insegnamento di qualità è un’ingiustizia nei confronti dei più fragili. In secondo luogo, la scuola deve essere fucina di cittadinanza attiva, luogo in cui si impara non solo il contenuto delle discipline, ma anche il rispetto delle regole, la partecipazione democratica, il senso della responsabilità.

In un momento in cui la coesione sociale è messa alla prova da individualismi e polarizzazioni, educare al bene comune diventa una priorità. Infine, la fraternità, valore spesso dimenticato, ma oggi quanto mai necessario. La scuola deve essere sempre uno spazio di relazioni autentiche, di cura reciproca, di dialogo tra culture e vissuti differenti. Solo così potrà diventare davvero comunità educante. Don Milani ci ha insegnato che “il problema degli altri è uguale al mio”. È con questo spirito che dobbiamo guardare al nuovo anno scolastico: come un’opportunità preziosa per costruire una società più giusta, colta e fraterna, a partire dai banchi di scuola.

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