Sant’Onofrio (320-400) è stato un eremita che dedicò gran parte della sua esistenza alla preghiera, alla penitenza e alla contemplazione nel deserto. Il nome Onofrio è di origine egizio e significa “che è sempre felice”. Tutta la sua vita è avvolta in parte dalla leggenda e le principali notizie della sua vita ci sono state lasciate dal monaco e viaggiatore Pafnuzio, conosciuto anche come Pafnuzio il Confessore, fu in seguito vescovo della città di Tebe, che affermò di averlo incontrato durante un pellegrinaggio nel deserto. Inoltre Pafnuzio riportò la sua esperienza nel libro “La vita”, che ebbe larga diffusione in Oriente, dando allo stesso tempo l’inizio al culto di S. Onofrio, che si estese per tutta l’Asia Minore. Secondo un’altra leggenda, Onofrio, era figlio di un re, a lungo desiderato, ma che appena nato, fu indicato da un demonio come figlio di una relazione adulterina della regina: sottoposto alla prova del fuoco, ne sarebbe uscito indenne.
Onofrio avrebbe trascorse la giovinezza in una comunità monastica, ma sentì ben presto il desiderio di seguire una forma di vita più austera, infatti decise di ritirarsi nel deserto egiziano dove visse per molti anni, in completa solitudine. La tradizione ce lo descrive con lunghi capelli e una folta barba che gli coprivano il corpo, ad evidenziare quel totale distacco dalle comodità e dagli agi, tipici degli eremiti, dalle convenzioni sociali. Egli si nutriva dei frutti di una palma e dall’acqua di una sorgente che la Provvidenza gli aveva donato.
Il periodo in cui visse quest’eremita, coincise con un momento importante, che in seguito ha segnato la storia, in quanto proprio nel IV secolo, il cristianesimo passò da religione perseguitata a religione ufficiale dell’Impero Romano, prima grazie all’Editto di Milano del 313, da parte dell’imperatore Costantino (306-337), confermato dopo decenni da Teodosio I (379-395). Proprio in questo periodo molti credenti sentirono l’esigenza e il bisogno di testimoniare la fede, attraverso modi e forme di vita più rigide, era anche il momento della nascita del monachesimo. L’Egitto, ricco di cultura e di storia, divenne così la terra da dove derivò questa esperienza spirituale, che con l’intervento di Antonio Abate (251-3536) e di Pacomio (292-348) si diffuse con la scelta di vivere in maniera ascetica nel deserto. Si racconta che un angelo provvedeva quotidianamente al nutrimento di Onofrio, portandogli del pane e la domenica la Comunione.
C’è da ricordare che l’imperatore Costantino nel 321, aveva introdotto ufficialmente la settimana di sette giorni nel calendario romano, sostituendo il precedente ciclo agricolo di otto giorni, chiamato ciclo “nundinale”, e stabilendo proprio la domenica come giorno di riposo.
Un giorno Onofrio disse al monaco Pafnuzio: “Dio ti ha inviato qui, perché tu dia al mio corpo, conveniente sepoltura, poiché sono giunto alla fine della mia vita terrena”. Dopo avergli dato la sua benedizione, si inginocchiò in preghiera e morì. Pafnuzio lo seppellì come era stato richiesto.
Il culto di Sant’Onofrio si diffuse rapidamente e ampiamente in Oriente e poi in Europa, soprattutto durante il Medioevo e l’epoca delle Crociate. Numerose chiese, eremi e confraternite furono dedicate al santo, particolarmente in Italia, dov’è venerato come patrono di diverse località. La festa liturgica di Sant’Onofrio si celebra il 12 giugno, com’è riportato dal Martirologio Romano e riconosciuta dalla Chiesa Cattolica.
Sant’Onofrio appartiene a pieno titolo, alla tradizione dei cosiddetti “Padri del Deserto”, uomini che cercavano Dio, sostanzialmente attraverso il silenzio, la preghiera e naturalmente il totale distacco dal mondo.

