Sant’Angelo di Licata: simbolo della continuità tra Terra Santa ed Europa

Immagine creata con ChatGpt.

Angelo da Gerusalemme (1185-1220) conosciuto anche come Angelo di Sicilia o Angelo di Licata, secondo la tradizione, nacque a Gerusalemme da famiglia ebraica convertita al cristianesimo. La Terra Santa in quel periodo era una regione contesa, attraversata da pellegrini, mercanti ed eserciti, dove convivevano, spesso in tensione, cristiani, musulmani ed ebrei.

Dopo la conquista crociata del 1099, Gerusalemme divenne un centro simbolico per l’Occidente latino, ma rimase un luogo fragile, continuamente minacciato e riconquistato. La vita di Angelo si inserisce nel periodo delle Crociate, dei rapporti tra Oriente e Occidente e della nascita di nuovi movimenti religiosi. Angelo sarebbe entrato molto giovane nell’Ordine del Carmelo, nato proprio sul Monte Carmelo in Palestina. Qui tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, alcuni eremiti occidentali, forse pellegrini o addirittura crociati, rimasti in Oriente, decisero di vivere una vita di preghiera e solitudine, ispirandosi al profeta Elia, considerato il loro modello spirituale.

Questi uomini non si consideravano inizialmente un “ordine” strutturato, ma una comunità di eremiti che cercava Dio nel silenzio, nella contemplazione e nella vita semplice. Intorno al 1206–1214, chiesero una norma di vita al patriarca latino di Gerusalemme, Alberto di Gerusalemme (1149-1214) che diede una regola agli eremiti che divennero ufficialmente gli attuali carmelitani, lo stesso Angelo venne ordinato sacerdote all’età di venticinque anni.

Il loro stile di vita austero si inserisce nel più ampio movimento di rinnovamento religioso medievale, che vedeva la nascita di nuovi ordini e forme di vita evangelica. Ma data l’avanzata musulmana e la conseguente instabilità politica della Terra Santa, molti religiosi furono costretti a lasciare la regione. Anche Angelo, secondo la tradizione, si trasferì in Europa, portando con sé la spiritualità del Carmelo. Il suo viaggio lo condusse in Italia, e giunse a Roma nel 1218 per sottoporre la nuova regola al pontefice Onorio III (1216-1227) che fu concessa, cinque anni dopo la morte di Angelo da Gerusalemme. A Roma incontrò Francesco d’Assisi (1181-1226) e Domenico Guzman (1170-1221).

Successivamente si recò in Sicilia, dove convivevano culture latine, greche e arabe, e visitò tra l’altro Palermo, Agrigento e il piccolo paese di S. Angelo Muxaro e da qui si diresse verso la città di Licata. Nell’isola, Angelo si dedicò alla predicazione, distinguendosi per il suo zelo religioso e la sua difesa della morale cristiana, in quel periodo storico i predicatori itineranti svolgevano un ruolo fondamentale nel diffondere la dottrina e nel rafforzare la fede tra il popolo, proprio in quel XIII secolo che fu anche un periodo di forte attenzione alla riforma dei costumi, alla lotta contro le eresie e al consolidamento dell’autorità ecclesiastica.

Proprio nella città di Licata, si racconta che Angelo si fosse attirato l’ostilità di un uomo potente e violento del luogo, spesso identificato con un certo Berengario. Questo personaggio viveva in modo considerato scandaloso per l’epoca, secondo alcune fonti, forse conviveva con una donna nonostante fosse già sposato e Angelo lo avrebbe rimproverato pubblicamente durante la predicazione, invitandolo a cambiare vita. Questo gesto, tipico dei predicatori medievali che denunciavano i peccati pubblici, avrebbe provocato la reazione violenta di Berengario.

Berengario, accecato dalla rabbia, lo assalì, mentre predicava nella chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo, ferendolo mortalmente con cinque colpi di spada. Fu trasportato in una casa vicina dai fedeli, dove quattro giorni dopo morì per le ferite riportate, era il 5 maggio 1220, chiedendo agli abitanti e fedeli di Licata di perdonare l’uccisore. Fu sepolto nella stessa chiesa del martirio e il suo sepolcro divenne subito meta di pellegrinaggi, il suo culto si diffuse rapidamente.

La sua santità fu riconosciuta attraverso quello che si chiama culto immemorabile o canonizzazione equipollente, Angelo era già venerato come santo da secoli, nell’Ordine Carmelitano e in Sicilia senza un atto ufficiale di canonizzazione come avviene al giorno d’oggi. Nel 1456, sotto il pontificato di Papa Callisto III (1455-1458), non si ebbe una canonizzazione formale, ma piuttosto una “conferma e diffusione del culto” del santo. In quel periodo la Chiesa iniziò a regolamentare meglio le canonizzazioni, ma molti santi medievali, come Angelo, erano già venerati da tempo e vennero semplicemente riconosciuti ufficialmente. La sua figura divenne simbolo della continuità tra la spiritualità della Terra Santa e la vita religiosa europea.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: