Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: la presenza costante di Maria nella sua vita

Foto © Vatican News

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) la cui festa apre il mese di agosto è stato un sacerdote, un vescovo e un compositore, valga per tutti il popolarissimo canto natalizio “Tu scendi dalle stelle” scritto nel 1754, precedentemente nel 1732 aveva fondato la Congregazione del Santissimo Redentore, divenne santo il 26 maggio del 1839 per volontà di Papa Gregorio XVI (1831-1846) e il pontefice Pio IX (1846-1878) lo proclamò Dottore della Chiesa.

La lunga vita di questo santo ha attraversato un periodo storico caratterizzato da importanti cambiamenti culturali, sociali e religiosi, tra cui l’Illuminismo e le sue sfide alla fede tradizionale. Particolare è stata la devozione di S. Alfonso verso la Vergine Maria, essa scaturì da una profonda esperienza personale e da una instancabile attività pastorale, era quella un’epoca in cui la fede popolare e semplice si rivolgeva alla sincera devozione alla Madonna.

La sua devozione si basava sulla convinzione che la Vergine Maria fosse la madre di Dio e la madre di tutti gli uomini, inoltre credeva che proprio la Vergine fosse al tempo stesso avvocata e mediatrice di ogni grazia, divenne non solo un oggetto di venerazione, ma anche una risorsa indispensabile per la salvezza delle anime.

Sant’Alfonso scrisse il libro “Le Glorie di Maria”, pubblicato per la prima volta nel 1750, nel quale vengono trattati i principali titoli della Vergine Maria, prendendo spunto dalle Sacre Scritture, dai Padri della Chiesa e dalle tante testimonianze dei santi.

“Mio amatissimo Redentore e Signore Gesù Cristo, io miserabile tuo servo, sapendo il piacere che ti dà chi cerca di glorificare la tua santissima Made, che tanto ami e tanto desideri di vedere amata e onorata da tutti, ho pensato di dare alla luce questo mio libro…”. Con queste parole che fanno parte della supplica dell’autore a Gesù e Maria, si comprende quanto sia grande la devozione di S. Alfonso verso la Vergine.

Il testo è suddiviso in due parti, nella prima parte si parla della “Salve Regina”, e ogni invocazione è commentata, mentre la seconda parte è una raccolta di discorsi sulle principali feste mariane, seguita da meditazioni, preghiere e innumerevoli “esempi” che illustrano l’intercessione potente e la misericordia di Maria. Egli invita tutti a rivolgersi a Maria con fiducia e amore, vedendola come Madre di Misericordia, Porta del Cielo, Avvocata Nostra e soprattutto come Colei che intercede per noi presso il Figlio, e anche Speranza dei Peccatori.

Tutta la teologia mariana di S. Alfonso è caratterizzata dalla semplicità e dalla chiarezza, è pertanto il testo è accessibile a tutti, e compito dei fedeli era quello di praticare atti di devozione quotidiana, come la recita del Rosario, la preghiera dell’Angelus, la consacrazione a Maria e la meditazione sulle sue virtù.

In un colloquio potremmo dire confidenziale, S.Alfonso manifesta al lettore, che proprio la devozione alla Vergine l’ha spinto a scrivere questo libro, invitando tutti a leggerlo, “perché la devozione ci rende figli felici di questa madre buona”.

Dal testo si può facilmente comprendere che la parola devozione è sinonimo di amore, il santo così afferma: “La Madonna è nostra madre non di carne, ma d’amore…il solo amore che ci porta la fa diventare nostra madre. Se la Madonna è nostra madre per amore, è anche vero che noi siamo o possiamo diventare figli della Madonna per amore …”.

Sant’Alfonso ormai vecchio e stanco consumato dall’artrite deformante, il 24 ottobre del 1778 chiese ad un fratello laico di leggere qualche libro sulla Madonna. Alla fine della lettura il santo, allora già vescovo, esclamò: “Che bello! Che libro è questo che mi leggi? Chi l’ha composto?”, il fratello laico rispose: “Monsignore, siete stato voi che avete composto questo libro: sono Le Glorie di Maria”. “Gesù mio – disse allora Alfonso tutto intenerito -, ti ringrazio che mi ha fatto scrivere della Madre tua”.

Tutta la vita di questo popolarissimo santo ha visto la presenza costante della Vergine Maria, sin da quando fanciullo si inginocchiava davanti una sua immagine, fino agli ultimi anni quando ormai novantenne trascorreva la giornata sgranando la corona del rosario.

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