Santa Rosa da Lima: la prima canonizzata del Nuovo Mondo

Foto © Vatican News

Rosa da Lima, nata Isabel Flores de Oliva (1586-1617) è la prima santa canonizzata del Nuovo Mondo. La sua vita si colloca in un periodo di grandi cambiamenti e sfide per la società peruviana, segnata dalla conquista spagnola e dall’istituzione del Vicereame del Perù. Infatti, il XVII secolo fu un’epoca di profonda trasformazione per il Perù. Dopo la conquista del condottiero Francisco Pizarro (1475-1541) nel 1532, la società incaica fu distrutta e al suo posto sorse una nuova struttura coloniale, con la capitale Lima che divenne il fulcro del potere politico ed economico.

Il padre di Isabel, era nato in Spagna, per poi emigrare in Portorico e poi a Lima, che in quel periodo era chiamata “Ciudad de los Reyes”, decima di tredici figli, fu battezzata con il nome di Isabella, ma venne chiamata Rosa dalla sua balia india Mariana, che secondo l’usanza indigena le diede il nome di un fiore per sottolinearne la bellezza. In un’epoca in cui le donne della sua classe sociale erano destinate al matrimonio, Rosa scelse di dedicarsi a una vita di clausura e penitenza. Contro il volere dei suoi genitori, entrò a vent’anni, nel Terzo Ordine Domenicano. Non si ritirò in un convento, ma trasformò la sua casa in un eremo, vivendo in preghiera, digiuno e severe mortificazioni.

Aveva letto alcuni mesi prima, dei testi su S. Caterina da Siena la quale divenne per Rosa, un modello di misticismo contemplativo e di servizio dei fratelli. Una scelta tanto particolare, che potremmo dire, quasi scandalizzò gli abitanti di Lima, venne infatti considerata fuori di testa, mentre altri cominciarono a visitarla nel suo rifugio e rimanevano colpiti e impressionati dalla sua profonda spiritualità, per una ragazza così giovane e bella. La sua esistenza fu segnata da una intensa ascesi, digiuni e penitenze severe che la portarono a isolarsi in una piccola cella costruita nel giardino di casa. Nonostante la sua profonda vita interiore, Rosa non si allontanò dal mondo, lavorava instancabilmente cucendo e ricamando per sostenere la sua famiglia, che era caduta in povertà.

Inoltre, la sua carità verso i poveri e gli indigeni era immensa: trasformò una stanza della sua casa in un piccolo ambulatorio dove curava e accoglieva i malati. Ella soleva ripetere spesso che: “Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire in cielo”, con queste parole Rosa, indica l’accettazione della sofferenza come un mezzo privilegiato per raggiugere l’unione con Dio, la sofferenza vista, pertanto, non come una punizione, ma come un’opportunità di crescita spirituale. Nel 1614 la madre preoccupata per le condizioni di Rosa, la convinse a lasciare la sua stanza in fondo al giardino, per trasferirsi nella casa di una coppia di amici donna Maria de Eztegui e don Gonzalo de la Maga, funzionario del governo del vicerè. Qui Rosa visse per tre anni, sempre immersa nel suo mondo spirituale e conobbe l’esperienza delle “nozze con il Signore”, non si trattava di un evento fisico o di una cerimonia nel senso tradizionale, ma di una profonda esperienza interiore e di una visione che simboleggiava la sua unione totale con Dio.

Rosa, ormai sfinita dalle penitenze, morirà il 24 agosto del 1617 a soli 31 anni, il suo corpo è custodito a Lima, nella basilica convento di Santo Domingo. Beatificata da Clemente IX (1667-1669) il 15 aprile 1668 e proclamata santa da Clemente X (1670-1676) il 12 aprile del 1671, la sua festa dopo la riforma del calendario liturgico è stata fissata al 23 agosto.

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