Gemma Galgani (1878–1903) è una delle figure mistiche più importanti del cattolicesimo moderno. Nacque a Capannori vicino Lucca, pochi anni dopo l’Unità d’Italia del 1861, mentre il nostro Paese, stava attraversando e vivendo ancora il “conflitto” tra Stato e Chiesa: dopo la presa di Roma del 1870 con la Breccia di Porta Pia, i rapporti tra il Regno d’Italia e la Chiesa cattolica erano tesi. Il Papa si considerava “prigioniero” in Vaticano. In quel periodo lo Stato promuoveva una società più laica, mentre molte comunità restavano profondamente religiose, dal punto di vista sociale, si verificava inoltre che soprattutto nelle regioni rurali e agricole come la Toscana, molte famiglie vivevano in condizioni difficili.
Per molti la religione rappresentava, quasi una forma di consolazione e addirittura di identità, e la profonda spiritualità di Gemma, sembrava contrastare la crescente secolarizzazione. Gemma crebbe in una famiglia numerosa, ma la sua infanzia fu segnata da lutti precoci: perse la madre, quando aveva appena sette anni, crebbe con il padre e i fratelli a Lucca, e studiò presso le Suore Oblate dello Spirito Santo. Fu accolta oltre che dai parenti anche dalla famiglia Giannini di Lucca, che si presero cura di lei come una figlia, sostenendola nei momenti più difficili, anche se la sua vita rimase segnata da instabilità e sofferenza.
Pochi anni dopo: suo padre, Enrico Galgani, morì nel 1897 a causa di difficoltà economiche e problemi di salute. Gemma aveva allora 19 anni. Con la morte del padre, si trovò in condizioni di estrema povertà e senza un sostegno familiare stabile, esperienza che contribuì ad accrescere il suo distacco dalle cose materiali e la sua dedizione alla fede. Queste tristi esperienze rafforzarono la sua sensibilità religiosa e il suo senso di abbandono a Dio.
Nonostante tutte queste difficoltà, Gemma riferì di aver avuto visioni e dialoghi spirituali, il momento più noto della sua vita mistica avvenne nel 1899, quando, secondo le testimonianze e i suoi scritti, l’8 giugno, vigilia della festa del Sacro Cuore di Gesù, ricevette le stimmate: segni delle ferite di Cristo che comparivano sul suo corpo, soprattutto durante momenti di preghiera intensa. Questi fenomeni si manifestavano generalmente tra il giovedì sera e il venerdì, per poi scomparire. Questi eventi furono osservati e studiati da sacerdoti, tra cui il passionista, Germano Ruoppolo (1850-1909) che in seguito scriverà la prima biografia della futura santa.
Padre Germano, per conoscere bene lo stato mistico di Gemma ed affinché non venisse tralasciato nulla di quanto avveniva in lei, le disse: “… Scrivi tutto ciò che ti è capitato in vita, compreso anche le tue mancanze. Sarà come una specie di confessione generale. Poi mi consegnerai lo scritto”. Gemma aiutata dall’Angelo Custode, che le ricordava tante cose, scrisse i passi più importanti della sua vita.
C’è da aggiungere che proprio secondo i suoi scritti autobiografici e le testimonianze dei suoi direttori spirituali, Gemma riferì di aver visto Gesù in modo più definito intorno ai 16-17 anni. Fu in questo periodo che le sue esperienze mistiche divennero più frequenti e intense, accompagnate da una profonda vita di preghiera e da stati interiori che lei stessa descrive come incontri reali con Cristo.
A tal proposito riferirà a padre Germano che “Quando vedo e sento Gesù, vedo la luce, un bene immenso, la luce infinita che nessun occhio umano può vedere, una voce che nessuno può udire e che si fa sentire al mio spirito, mi sento come se fossi fuori di me, in una pace, in una grande tranquillità…”. Gemma soleva ripetere che chi ama Gesù, non può non amare la Madonna, che lei chiamava “Mamma mia”. Quando ricevette le stimmate, la Madonna era presente, ricoprendola con il suo manto.
Gemma ebbe un forte legame con la congregazione dei Passionisti, fondata nel 1720, da S. Paolo della Croce (1694-1775). Pur desiderando entrare in convento, non vi riuscì mai per motivi di salute, vivendo però una vita spirituale profondamente ispirata alla Passione di Cristo.
Purtroppo la salute di Gemma, si andava deteriorando sempre di più, con dolori diffusi in tutto il corpo, costretta a letto e prossima alla morte, la santa sosteneva di essere in contatto con S. Gabriele dell’Addolorata (1832-1864) giovane mistico passionista. Gemma morì l’11 aprile del 1903, Sabato Santo, a soli venticinque anni fu Beatificata il 14 maggio del 1933 da Pio XI (1922-1939), appena trent’anni dopo la sua morte, e proclamata santa da Pio XII (1939-1958) il 2 maggio del 1940.
Pio XII propose Gemma, come modello per la chiesa universale, evidenziando come la santità sia raggiungibile in breve tempo e attraverso una vita semplice ma intensamente unita a Cristo, sottolineò inoltre la profonda spiritualità passionista di Gemma, la sua identificazione con le sofferenze di Gesù Crocifisso e la sua immolazione per la salvezza delle anime.

