Walter de Saint-Martin de Pontoise (1030-1099) nacque a Fresnoy-Andaville nelle regione francese della Piccardia, dopo aver studiato ad Amiens, completò gli studi a Parigi, dove gli venne assegnata la cattedra di filosofia retorica. Egli visse nel XII secolo, un periodo segnato da profondi cambiamenti del Medioevo francese, religiosi, politici e culturali in Europa. La sua vita si inserisce pienamente nel clima di rinnovamento spirituale che caratterizzò quell’epoca, dominata dalla riforma monastica, dalla crescita delle città e da un rafforzamento del potere ecclesiastico.
Proprio in questi decenni si sviluppavano quei movimenti che avrebbero portato, nel secolo successivo, alla nascita degli ordini mendicanti. Nel 1060 divenne monaco benedettino ed entrò nel monastero di Rebais, fondato nel 636 da Audoeno di Rouen (609-684) e situato nella regione dell’Ille-de-France, della diocesi di Meaux, vicino Parigi.
Si stabilì a Pointoise, nel dipartimento della Val d’Oise, dove nel 1066 si era formata una nuova comunità monastica, devota a S. Martino di Tours (316-397) e Walter fu scelto come abate. Fu lo stesso re Filippo I di Francia allora quindicenne, nel 1067 consegnò a Walter la croce abbaziale, ma egli non accolse con entusiasmo la nomina. Da quel momento iniziò una serie di fughe che lo resero famoso.
Intorno al 1072, sopraffatto dalle difficoltà e dalla disciplina rilassata dei monaci, Walter abbandonò il monastero e si rifugiò nell’abbazia di Cluny come semplice monaco. Tuttavia, fu presto rintracciato e costretto a tornare. Non rassegnato, tentò una nuova fuga: si ritirò in solitudine, vivendo da eremita nei pressi della Loira. Egli cercava una vita più austera e contemplativa, lontana dalle responsabilità di governo. Anche questa volta, però, fu scoperto e riportato indietro.
In un ulteriore tentativo, si rifugiò presso un oratorio dedicato ai santi Cosma e Damiano, vicino a Tours. Qui conduceva una vita semplice, aiutando la gente del luogo. Ma il suo anonimato durò poco: riconosciuto da un pellegrino, fu nuovamente ricondotto a Pontoise. Stanco di essere costretto a un ruolo che non sentiva suo, Walter si recò a Roma per chiedere a Papa Gregorio VII (1073-1085) di essere sollevato dall’incarico. Tuttavia, il papa respinse la richiesta e gli ordinò di tornare al monastero, imponendogli di non lasciarlo mai più.
Walter aspirava ad una vita eremitica, più pura e radicale, mentre il ruolo di abate lo costringeva a confrontarsi con problemi concreti: disciplina dei monaci, corruzione ecclesiastica e pressioni politiche. Dopo il rifiuto papale, Walter cambiò atteggiamento. Accettò definitivamente il suo ruolo e si impegnò a riformare il monastero, combattendo abusi e corruzione. Questo gli procurò ostilità: fu persino picchiato e imprigionato.
Il suo episcopato fu caratterizzato da grande rigore morale e da un forte senso del dovere. Walter cercò di applicare i principi della riforma nella sua abbazia, promuovendo la vita comunitaria, la preghiera e l’osservanza della regola benedettina. Tuttavia, la sua inclinazione personale rimase sempre quella di un uomo in cerca di Dio nel silenzio e nella solitudine, tanto da affermare: “…Preferisco obbedire a Dio nel silenzio, che comandare agli uomini nel tumulto…”
San Walter morì l’8 aprile del 1099 e fu presto venerato come santo, soprattutto per la sua umiltà, la sua obbedienza e il suo distacco dai beni terreni. La sua vita rappresenta un esempio significativo della spiritualità medievale: una spiritualità fatta di tensione tra azione e contemplazione, tra responsabilità pubblica e ricerca interiore.
La sua santità fu riconosciuta per acclamazione locale subito dopo la morte secondo l’uso dell’epoca, il suo culto nacque spontaneamente tra i fedeli e fu poi approvato dalla Chiesa nel tempo, è quindi considerato un santo “precongregazionale”, cioè precedente alle procedure formali. La diffusione della sua venerazione fu sostenuta anche dai monaci e dalla comunità di Pontoise, che conservarono la memoria delle sue virtù e delle sue prove.
In definitiva tutta la vita di S. Walter, si trova un esempio significativo della spiritualità medievale: una spiritualità fatta di tensione tra azione e contemplazione, tra responsabilità pubblica e ricerca interiore.

