San Policarpo di Smirne: vita, fede e martirio di un padre della Chiesa

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La fede è la madre di tutti noi: le fa seguito la speranza ed è preceduta dall’amore di Dio, di Cristo, del prossimo. Se qualcuno vi è ben addentro, ha già adempiuto i precetti della giustizia, chi poi ha l’amore è lontano da ogni colpa”. Queste semplici, ma profonde parole, fanno parte della Lettera di S. Policarpo ai Filippesi, e potrebbero già bastare per farci conoscere il pensiero di questo santo.

La vita di S. Policarpo di Smirne (69-156) che proveniva da una famiglia cristiana, avvenne in un periodo storico segnato da profonde trasformazioni politiche, culturali e religiose: l’Impero romano dei secoli I e II d.C. Egli nacque in Asia Minore nell’attuale Turchia e divenne vescovo di Smirne, una fiorente città greco-romana, durante il regno dell’imperatore Traiano (98-117) e secondo la tradizione, fu discepolo diretto dell’evangelista Giovanni.

Lo sappiamo anche da Sant’ Ireneo (122-202) che fu alunno di Policarpo prima di emigrare in Gallia e divenire vescovo di Lione e poi martire nel 202: “fu discepolo degli Apostoli e familiare con molti che avevano visto il Signore, e fu dagli apostoli stessi posto vescovo a Smirne”. Prima di essere eletto Vescovo, Policarpo passò attraverso i successivi gradi dell’Ordine Sacro, diaconato e presbiterato. Ricordiamo che il mondo in cui visse san Policarpo era dominato dall’Impero romano, caratterizzato da una forte unità politica ma anche da una grande varietà culturale e religiosa.

Roma era generalmente tollerante verso i culti religiosi, purché non mettessero in discussione l’ordine pubblico e l’autorità imperiale, anche se il cristianesimo, però, rappresentava un problema: i cristiani rifiutavano il culto dell’imperatore e degli dèi tradizionali, gesto visto come una minaccia alla stabilità dello Stato. Pur non essendoci ancora persecuzioni che avvennero in seguito, lo stesso i cristiani erano spesso perseguitati a livello locale, accusati di empietà e tradimento.

Policarpo effettuò un viaggio a Roma quand’ormai aveva 85 anni, e la sua visita era per il prestigio che aveva la Chiesa Romana, consacrata dal martirio di S. Pietro e S. Paolo. Egli era ritenuto uno tra i più autorevoli e stimati vescovi del suo tempo, fu scelto come rappresentante della Chiesa d’Asia e inviato a Roma anche per discutere con papa Aniceto (155-156) la questione della celebrazione della Pasqua.

Su tale argomento non si giunse a un accordo tra i vescovi di Smirne e di Roma, ma Policarpo seppe mantenere l’unità della fede nel rispetto delle diversificate tradizioni delle due Chiese locali.

I cristiani dei primi secoli, infatti, ritenevano essenziale la sua determinazione precisa, sia per l’uniformità in tutta la Chiesa, sia per la fedeltà alla celebrazione fatta da Cristo. In occidente si era raggiunta la quasi totale uniformità accettando l’uso romano della Pasqua nella domenica seguente al plenilunio primaverile, mentre in oriente le usanze erano diverse e legate a calcoli astronomici più o meno precisi, la più popolare era la data del 14 del mese ebraico di Nisan, tra marzo e aprile, qualunque fosse il giorno della settimana, in quanto era opinione corrente che l’usanza risalisse allo stesso San Giovanni apostolo.

Il martirio di Policarpo avvenne poco dopo il suo ritorno a Smirne ed è raccontato nel “Martyrium Polycarpi” la prima opera cristiana del genere e scritta a ridosso dei fatti, nel 155-156, il racconto che attesta la sua passione e morte, è il più antico documento sul culto dei martiri. Sul martirio del santo abbiamo infatti, un dettagliato resoconto degli avvenimenti, redatto, anteriormente al primo anniversario della morte, da parte dei cristiani di Smirne. In un passo dov’è citata la data della morte, leggiamo che: “Il beato Policarpo subì il martirio il 2 di santico, cioè il giorno settimo prima delle calende di marzo, sabato festivo all’ora ottava. Fu arrestato da Erode, durante il pontificato di Filippo di Tralli ed il proconsolato di Stazio Quadrato, ma durante li regno eterno di nostro Signore Gesù Cristo, a cui sia gloria onore e grandezza, maestà e regno eterno di generazione in generazione. Amen!”

Egli morì martire intorno al 155-156 d.C., durante una persecuzione a Smirne. Secondo il Martirio di Policarpo, egli fu arrestato e invitato a rinnegare Cristo in cambio della libertà. La sua risposta è diventata celebre: “Da ottantasei anni lo servo e non mi ha fatto alcun male; come potrei bestemmiare il mio Re e Salvatore?”

Fu condannato ad essere arso vivo nello stadio della sua città, e visto che le fiamme lo lasciarono illeso, fu ucciso con un colpo di pugnale. Oggi si ritiene che il luogo dove si trovano i resti di S. Policarpo sia il monte Pagos, attualmente c’è un convento di frati cappuccini. A Roma sono conservati i frammenti di ossa nella chiesa di S. Maria in Campo Marzio, sede del patriarcato di Antiochia e Siria. La memoria liturgica di S. Policarpo fu fissata al 23 febbraio giorno del suo martirio.

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