Nicola Tavelić nacque intorno al 1340 a Sebenico città della costa dalmata, allora parte del Regno di Croazia. Egli proveniva da una famiglia nobile e ricevette una buona formazione culturale e religiosa. Fin da giovane mostrò un profondo desiderio di dedicarsi alla vita spirituale, entrando nell’Ordine dei Frati Minori (francescani), ispirato dall’esempio di san Francesco d’Assisi e dal suo spirito missionario.
Dopo essere stato ordinato sacerdote, Nicola Tavelic, fu inviato nel 1372 come missionario nella regione della Bosnia, che in quel determinato periodo storico viveva una particolare e difficile situazione religiosa. Proprio in quella regione si registrava la presenza di varie eresie, tra cui quella dei cosiddetti “bogomili”. Il “bogomilismo” era una setta cristiano-gnostica che si sviluppò anche nella Bosnia, e in Serbia, nel XIII secolo, l’origine si deve a Bogomil, un monaco cristiano bulgaro vissuto nel X secolo, che riteneva che la realtà fosse retta dai principi del bene e del male.
Per oltre dodici anni Nicola svolse un’intensa opera di evangelizzazione, per ricondurre molti alla fede cattolica, e la sua capacità e bravura nel saper dialogare anche con gli altri, era molto ben vista dai suoi confratelli. Ma la svolta di tutta la sua vita di frate, avviene nel 1834, quando insieme ad altri frati Deodato Da Ruticinio, Stefano da Cuneo e Pietro da Narbona, fu inviato in Terra Santa, nel convento di San Salvatore a Gerusalemme, città che allora era sotto il dominio e il controllo dei musulmani.
Compito dei francescani era quello di custodire i luoghi santi e di assistere i pellegrini cristiani, e allo stesso tempo, anche di cercare di mantenere un rapporto pacifico con le autorità locali. Nicola decise insieme ai suoi compagni di evangelizzare e annunciare chiaramente e apertamente i principi della fede cristiana, ai musulmani, presentandosi davanti al “qadi”, un giudice islamico, preparò un discorso in difesa della fede cristiana che pronunciò per testimoniare il Vangelo. Ma questo gesto, fatto con sincerità e coraggio, fu considerato dai musulmani un atto di provocazione religiosa.
Furono invitati a ritrattare quanto avevano detto, ma Nicola Tavelic e i suoi tre compagni si rifiutarono e difesero gli insegnamenti del Vangelo, il 14 novembre 1391, dopo essere stati arrestati e torturati, Nicola Tavelić e i suoi tre compagni furono condannati a morte, dopo l’uccisione, seguita dallo squartamento, incenerimento e dispersione dei resti, per evitare qualunque forma di onore da parte dei cristiani. Morirono pregando e perdonando i loro persecutori, divenendo così martiri della fede cristiana e simboli del dialogo coraggioso ma rispettoso con altre religioni.
La memoria e il ricordo di Nicola Tavelic rimase viva soprattutto tra i francescani e i cristiani della Croazia e della Terra Santa, dove subì il martirio. Leone XIII (1878-1903) lo beatificò nel 1889, mentre Paolo VI (1963-1978) lo proclamò santo il 21 giugno del 1970, divenendo così il primo santo croato, e autorizzando allo stesso tempo, il culto verso i suoi tre compagni, anch’essi martirizzati.
Sicuramente Nicola Tavelic viene ricordato non solo come martire, ma come vero testimone del dialogo interreligioso, vissuto sempre con verità e carità. In tutta la sua vita egli ha saputo e voluto esprimere l’unione tra l’amore verso Cristo e il rispetto per gli altri, e dobbiamo riconoscere che sono valori che rimangono attuali in un mondo ancora alla ricerca di percorsi di pace tra culture e fedi diverse.
Essendo il primo santo canonizzato della Croazia, riveste un ruolo significativo nell’identità religiosa e culturale croata, come testimoniano le numerose chiese a lui dedicate nella sua Terra e all’estero.

