Martino nacque attorno al 316 d.C. a Sabaria, in Pannonia, l’attuale Szombathely, in Ungheria da una famiglia pagana di origini militari. Il padre tribuno militare della legione, lo chiamò Martino, in onore di Marte dio della guerra. Ancora bambino si trasferì a Pavia. Fin da giovane, tuttavia, mostrò una forte passione verso la fede cristiana, contro la volontà del padre, all’età di dieci anni si fece catecumeno, un primo cammino e passo verso il battesimo.
Costretto a seguire la carriera militare, Martino entrò nell’esercito romano a quindici anni come cavaliere, al servizio dell’imperatore Costanzo II (337-361). Fu durante questo periodo che avvenne l’episodio più celebre della sua vita. Una notte d’inverno, mentre era di guarnigione ad Amiens, nella Gallia, Martino, faceva parte all’interno della Guardia Imperiale delle truppe che garantivano l’ordine pubblico. Egli incontrò un povero mendicante infreddolito. Mosso da compassione, tagliò il suo mantello militare a metà e ne donò una parte al povero per coprirsi. La leggenda narra che quella notte Gesù gli apparve in sogno vestito con la metà del mantello, dicendo ai suoi angeli: “Martino, ancora non battezzato, mi ha coperto con il suo mantello”. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era intero. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi.
Infatti la metà del mantello custodita dai merovingi e dai carolingi, si trovava probabilmente a Tours, in seguito questa particolare reliquia venne sposata nella cappella reale di Francia, che da essa prese il nome: cappella, cioè il luogo dove si custodiva la cappa di S. Martino. I custodi del mantello erano detti “cappellani”, in francese “chapelains”, da cui deriva il termine cappellano. Oggi purtroppo non esiste più traccia del mantello, che forse andò perduto nel Medioevo o durante le guerre, e non è conservato in alcun museo o chiesa.
Dopo aver lasciato l’esercito, Martino ricevette a 18 anni il battesimo e si mise alla sequela di Sant’Ilario di Poitiers (310-367) vescovo e grande teologo del tempo. Da lui apprese la dottrina e la disciplina monastica. Sant’Ilario donò a Martino un terreno presso Poitiers, una cittadina nella regione della Nuova Aquitania, e proprio qui, fondò nel 361 il celebre monastero di Ligugè, considerato il più antico d’Occidente, abitato dai monaci benedettini.
Nel 371 per la santità della sua vita e la fama della sua virtù, nonostante la sua riluttanza, il popolo di Tours lo elesse vescovo. Da vescovo, Martino condusse una vita austera e continuò la sua missione di evangelizzazione nelle campagne della Gallia, allora ancora in gran parte pagane. Fondò nuovi monasteri, tra cui Marmoutier, vicino Tours che divenne un centro spirituale di riferimento per secoli, qui la vita era incentrata nella condivisione, nella preghiera e soprattutto nell’impegno dell’evangelizzazione.
Martino morì l’8 novembre del 400 a Candes, nei pressi di Tours, le sue spoglie riposano nel santuario della città episcopale il suo culto si diffuse rapidamente divenne patrono di Francia, dei viandanti, dei soldati convertiti, ma anche dei poveri e dei mendicanti.
Dopo la sua morte, il corpo fu trasportato solennemente in barca lungo la Loira fino a Tours, dove fu sepolto l’11 novembre. In quell’epoca era consuetudine celebrare la festa dei santi nel giorno della loro sepoltura, non in quello della morte, da quel momento l’11 novembre divenne la data ufficiale della sua memoria, nella liturgia. Già nel V secolo, questa data era fissata nel calendario gallicano, e poi fu assunta da tutta la Chiesa d’Occidente.
San Martino è chiamato dagli scrittori sacri “gloria delle Gallie” e “lume della Chiesa d’Occidente”. Lo storico e scrittore romano cristiano Sulpicio Severo (363-425) scrisse in prosa latina “Vita Martini”, la vita di S. Martino e successivamente messa in versi dal poeta e sacerdote Paolino di Perigueux (459-490) che scrisse un poema epico in sei libri “De Vita Sancti Martini” proprio sul santo. San Martino venne considerato un modello di coraggio, lealtà e servizio, soprattutto verso i poveri e i più bisognosi, fu anche uomo di pace perché lascio la vita militare e le armi, per seguire Cristo.
In Italia, la devozione a San Martino è particolarmente sentita e si accompagna a usanze popolari come la “Estate di San Martino”, un periodo di clima mite.
Non possiamo dimenticare inoltre la poesia, imparata a scuola, “S. Martino” scritta da Giosuè Carducci nel 1883, nei famosissimi e conosciuti versi, si fa riferimento proprio alla festa dell’11 novembre, e viene descritto un tipico giorno autunnale, quando nelle campagne si sente il profumo del vino e la natura lentamente si prepara all’inverno.
Infine una curiosità, poiché Martino visse prima che esistesse il processo formale di canonizzazione, cominciato solo nel X-XII secolo, egli fu considerato santo per venerazione spontanea del popolo e dei fedeli e, poi riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa.

