San Marcello (255-309) nacque a Roma e proveniva da una famiglia romana, divenne Papa il 6 gennaio 308 e il suo ministero petrino terminò il 16 gennaio del 309 proprio nel periodo i cui i cristiani erano sottoposti a forti persecuzioni. Nel 303 l’imperatore Diocleziano (284-305) avviò quella che sarebbe stata l’ultima e la più violenta persecuzione contro i cristiani nell’Impero romano. Chiese distrutte, libri sacri confiscati, arresti, torture e martiri segnarono profondamente le comunità cristiane.
Alla fine delle persecuzioni più cruente, la Chiesa si trovò ad affrontare un problema delicatissimo: come reintegrare i “lapsi” senza sminuire il valore del martirio e della fedeltà eroica di chi aveva resistito, infatti molti fedeli, per paura, rinunciarono pubblicamente alla fede offrendo sacrifici agli dèi pagani, costoro furono chiamati “lapsi”, vale a dire caduti.
Finita la persecuzione, molti di loro chiedevano di rientrare nella comunità cristiana. Si crearono due fazioni: i “Rigoristi” che non volevano riammetterli in nessun caso e i “Lapsi” stessi: che spesso pretendevano di essere riammessi senza compiere alcuna penitenza.
Dopo il martirio di Papa Marcellino nel 304 d.C., la Chiesa rimase senza una guida ufficiale per quasi quattro anni. Le persecuzioni erano così violente che l’elezione di un successore era diventata quasi impossibile. Solo nel 308 d.C., con una tregua parziale sotto l’imperatore Massenzio, Marcello poté essere eletto. La tradizione lo indica come un uomo di grande fermezza morale e di forte senso dell’ordine ecclesiastico e il suo pontificato fu immediatamente segnato dalla necessità di ristabilire la disciplina nella Chiesa romana. Il Papa adottò una linea rigorosa: ammise la possibilità di riammettere i lapsi alla comunione ecclesiale, ma solo dopo un serio e pubblico cammino penitenziale.
Questa scelta, pur ispirata a criteri di giustizia e misericordia, suscitò forti contrasti all’interno della comunità cristiana, provocando disordini e divisioni e forti tumulti nelle strade di Roma.
Nonostante i conflitti interni, Marcello ebbe il merito di ridare una struttura amministrativa alla diocesi di Roma, suddivise la città in venticinque distretti o “tituli”, erano gli antenati delle parrocchie attuali, e assegnò a ogni distretto, un presbitero per l’amministrazione dei sacramenti del battesimo e della penitenza e per la sepoltura dei martiri.
Le tensioni interne alla Chiesa ebbero anche riflessi politici. Secondo le fonti antiche, l’imperatore Massenzio (306-312) preoccupato per i tumulti che turbavano l’ordine pubblico, intervenne contro Marcello. Secondo la leggenda, infatti Marcello, fu arrestato e condannato dall’ imperatore Massenzio a governare le bestie del “catabulum”, cioè la grande stalla, stazione centrale dei servizi dello Stato, che si estendeva sulla via Lata, l’attuale via del Corso a Roma, nella località dove poi sorse la chiesa a lui dedicata.
Liberato dal popolo e dai chierici, il pontefice fu accolto dalla matrona Lucina, che abitava lì accanto; egli allora trasformò in chiesa la casa che l’ospitava e presso di essa i cristiani presero a radunarsi per pregare. Saputo questo, Massenzio profanò il sacro luogo, vi fece trasportare gli animali del “catabulum” e condannò di nuovo il papa all’umiliante fatica di accudirli. Marcello, tra gli stenti e il dolore, vi morì. Era il 16 gennaio dell’anno 309.
Qualche tempo dopo, Lucina tornò a consacrare la propria casa, dedicandola al santo pontefice. E già in alcuni documenti della metà del IV secolo, troviamo ricordata l’esistenza del “titulus Marcelli”.
Leggiamo nel “Liber pontificalis”, una memoria ufficiale dei vescovi di Roma, consistente in una raccolta di biografie dei pontefici a partire da S. Pietro, compilate in vari tempi e da diversi autori, che il nome di Papa Marcello I è legato soprattutto alla fondazione del cimitero di Novella, sulla via Salaria, di fronte al cimitero di Priscilla.
Le sue reliquie dapprima furono riposte nella catacomba di Priscilla e poi vennero traslate nella casa dove secondo la tradizione, era stato ospite della vedova Lucina, questa casa è ora la chiesa romana di S. Marcello al Corso, il corpo del papa giace sotto l’altare maggiore. Bisogna ricordare che in un tempo di crisi e di compromessi, egli cercò di tenere insieme verità e misericordia, mostrando a tutti, come la fede cristiana richieda accoglienza, ma anche conversione autentica.

