San Galdino, il vescovo della rinascita di Milano tra fede e impegno civile

Immagine creata con Chatgtp

Galdino della Sala, (1096-1176) è stata una figura profondamente legata alla storia religiosa e civile di Milano. La sua vita si colloca nel XII secolo, un’epoca segnata da forti tensioni tra autorità religiosa e potere politico, nonché da movimenti ereticali che mettevano in discussione l’inter unità della Chiesa. Galdino nasce a Milano e figlio di piccoli nobili si avviò poi alla vita ecclesiastica. Nel 1160 è arcidiacono della cattedrale.

Due anni dopo, assistette alla distruzione della città ordinata dall’imperatore Federico I Barbarossa (1122-1190) perché la città di Milano, si opponeva apertamente all’autorità imperiale e allo stesso tempo si rifiutava di pagare i cosiddetti tributi e di obbedire al tutte le decisioni imperiali.

C’è da ricordare che in quel periodo del Medioevo, soprattutto le città del nord, erano diventate comuni autonomi e cercavano di governare da sole e avevano potere economico e militare. Tutto questo era in netto contrasto con l’autorità del Sacro Romano Impero, che voleva riaffermare il proprio controllo sull’Italia.

E Galdino visse proprio in questo contesto storico, fortemente segnato anche dal conflitto tra il Papato e l’Impero, era quello il periodo conosciuto come “la lotta dell’investiture”, che vedeva contrapposti i papi e gli imperatori come Federico Barbarossa. Milano, una città strategica e politicamente rilevante, si schierò contro l’imperatore e subì per questo gravi conseguenze.

E infatti, le truppe imperiali di Federico Barbarossa rasero al suolo la città. Galdino condivise l’esilio con molti cittadini milanesi e con il clero, rimanendo fedele al Papa Alessandro III (1159-1181), che si opponeva all’imperatore. Questo periodo di sofferenza rafforzò la sua figura di pastore vicino al suo popolo. Nel 1165, proprio Alessandro III lo nominò cardinale e successivamente arcivescovo di Milano, egli sostituì Oberto (1146-1166) su quella stessa cattedra che era stata di S. Ambrogio (374-397) affidandogli il compito di riorganizzare la diocesi e ristabilire la disciplina ecclesiastica.

Tornato in città dopo la ricostruzione, Galdino si impegnò con grande energia per rinnovare la vita cristiana, promuovendo la giustizia e sostenendo i più poveri e quanti erano finiti in prigione per debiti non saldati.

La sua attività a favore dei poveri, fu ricordata con l’epiteto di “pane di San Galdino” che era usato a Milano per il pane distribuito ai poveri e ai carcerati. Per questo motivo, forse, che Alessandro Manzoni (1785-1873) chiamerà Galdino il personaggio del frate questuante per i poveri, che chiede noci in elemosina, in ogni casa, come raccontato nel III capitolo dei  Promessi Sposi, romanzo storico pubblicato tra il 1840 e il 1842.

Inoltre sempre Galdino fece ristrutturare vecchi edifici e parlando agli amministratori fece incidere sulla pietra: “Voi siete qui solo per servire i poveri”. Una frase che vale anche per gli amministratori dei nostri tempi. Con l’aiuto di donne milanesi che donavano i loro gioielli salvati dai saccheggi del Barbarossa, restaurò la cattedrale. Ricominciò ad insegnare le preghiere, predicando e tenendo sermoni, annunciando la Parola di Dio, al popolo milanese.

Egli combatté, nel corso del suo ministero l’eresia del movimento dei Catari, un movimento dualista, che contrapponeva un Dio del bene, rappresentato dallo spirito, al Dio del male, che si rispecchiava nella materia, tale movimento era soprattutto diffuso nel Nord d’Italia e Galdino si distinse per la sua fermezza dottrinale, ma anche per la sua attenzione pastorale, cercando di ricondurre i fedeli all’unità della Chiesa.

Galdino morì il 18 aprile del 1176, sul pulpito della chiesa di Santa Tecla a Milano, mentre stava tenendo un sermone. Le sue reliquie furono poi traslate nel Duomo, dove si trovano nella navata destra, sotto l’altare a lui dedicato. Egli è venerato come uno dei santi patroni di Milano, insieme a S. Ambrogio (339-397) a S. Carlo Borromeo (1538-1584) i santi Gervasio e Protasio del III secolo, Santa Tecla, vissuta intorno al I secolo, e S. Vittore un soldato romano del III e IV secolo.

In un tempo di divisioni e conflitti, Galdino seppe essere guida e punto di riferimento per una comunità ferita, contribuendo alla rinascita spirituale e morale della città, oltre ad essere un modello di vescovo riformatore, capace di coniugare fedeltà alla Chiesa, impegno civile e attenzione ai più deboli.

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