San Alberto Magno: il dottore universale

San Alberto Magno - Foto © Vatican News

Il XIII secolo è stato spesso definito l’età d’oro del Medioevo. Fu un periodo di grande splendore, fermento e maturità, che vide l’apice della civiltà medievale in molti ambiti: si verificò infatti il consolidamento delle monarchie, ma anche il periodo del conflitto tra il Papato e il Sacro Romano Impero e verso la fine del secolo cominciarono a svilupparsi le prime Signorie.

In questo particolare contesto storico nacque Alberto di Colonia intorno al 1206 a Lauingen, in Baviera (attuale Germania). Proveniva da una famiglia nobile e ricevette un’educazione accurata. Da giovane fu mandato a proseguire gli studi all’Università di Padova. Nel 1223 attratto dal desiderio di unire la vita religiosa allo studio e alla ricerca della verità entrò nell’Ordine dei Frati Predicatori, più conosciuti come Domenicani.

Dopo il noviziato e gli studi di teologia, fu ordinato sacerdote a Colonia o forse a Padova, secondo alcune fonti, presumibilmente tra il 1228 e il 1235 circa, prima di iniziare la sua carriera di insegnamento come lettore di teologia in diverse città tedesche. L’ordinazione sacerdotale era un passo necessario che precedeva la sua nomina a “Lettore” (insegnante) e la sua ascesa come maestro di teologia.

Dopo gli studi teologici, Alberto iniziò a insegnare in diverse città europee: Colonia, Parigi, Ratisbona e Strasburgo. La sua fama di sapiente crebbe rapidamente. Divenne professore all’Università di Parigi, dove fu maestro di molti giovani studiosi, tra cui san Tommaso d’Aquino (1225-1274) che egli riconobbe come suo allievo più dotato.

L’obiettivo principale di Alberto in questa fase fu di rendere accessibile e commentare sistematicamente l’intera opera di Aristotele (384-322) in un momento cruciale in cui il pensiero aristotelico veniva reintrodotto in Occidente, In questo periodo scrisse gran parte della sua vasta opera di filosofia naturale.

A Colonia, nel 1248, Alberto fondò e fu il primo reggente dello “Studium Generale” dell’Ordine Domenicano, un’istituzione di alta formazione che divenne una delle scuole teologiche più importanti d’Europa. Nel 1260 fu nominato vescovo di Ratisbona in Germania, incarico che esercitò con umiltà e spirito di servizio. Dopo due anni, chiese di essere sollevato dall’incarico per tornare alla vita di studio e di predicazione.

Nel 1274 Papa Gregorio X (1271-1276) convocò il Concilio di Lione, con l’obiettivo principale di tentare di riunire la Chiesa cattolica con la Chiesa ortodossa orientale e di discutere i piani per una nuova crociata.

Alberto, nonostante fosse già anziano e avesse lasciato l’episcopato di Ratisbona, si recò a Lione per partecipare all’assemblea ecumenica, dimostrando ancora una volta il suo profondo impegno nei confronti della Chiesa. Durante il viaggio per raggiungere Lione, ad Alberto, giunse la notizia della morte di Tommaso d’Aquino a Fossanova, ed egli commentò dicendo che la: “La luce della Chiesa si era estinta”.

Trascorse gli ultimi anni a Colonia, continuando a scrivere e ad insegnare, fino al giorno della morte avvenuta il 15 novembre del 1280, fu sepolto nella stessa città e i suoi resti mortali sono ancora oggi venerati nella chiesa parrocchiale di Sant’Andrea. Beatificato nel 1622 da Papa Gregorio XV (1621-1623), fu canonizzato da papa Pio XI (1922-1939) nel 1931, lo stesso anno in cui venne proclamato Dottore della Chiesa con il titolo di “Doctor Universalis”. Gli fu attribuito il titolo di Magno già dai suoi contemporanei, per l’immensità del suo sapere e la profondità del suo pensiero.

San Alberto fu uno dei primi studiosi del Medioevo a cercare un equilibrio tra fede e ragione, valorizzando la filosofia di Aristotele e cercando di armonizzarla con la teologia cristiana.

Ebbe un’influenza decisiva sul pensiero occidentale. Fu lui ad aprire la strada a un metodo di indagine che valorizzava l’osservazione diretta della natura, anticipando in un certo senso il metodo scientifico moderno. La sua sintesi tra fede e ragione ispirò profondamente san Tommaso d’Aquino, che ne sviluppò gli insegnamenti nella sua “Summa Theologiae”.

Nel pensiero di Alberto si scopre tutto il suo spirito di ricerca, egli affermerà che: “La scienza di Dio è la scienza di tutte le cose, e il suo studio è la fonte di ogni vera filosofia”, e ancora diretta ad ogni individuo, ma forse attuale ancora oggi dirà: “…non cercare di capire che tu possa credere, ma cerca di credere affinché tu possa capire”.

Fu anche autore di numerose pubblicazioni sia a carattere filosofico che teologico e trattati scientifici su diversi argomenti come botanica, zoologia, chimica e astronomia. Dopo aver lasciato l’incarico di vescovo a Ratisbona, dedicandosi alla scrittura, pubblicò la “Summa de Creaturis”. Nel periodo finale della sua vita tra il 1270 e il 1280 scrisse la “Summa Theologiae”, opera che non fu completata.

Nel corso della sua vita dimostrò attraverso le sue opere come la fede e la ragione possono collaborare alla ricerca della verità. La stessa scienza è vista come una lode a Dio, creatore dell’universo e Alberto arriverà a pronunciare nei suoi scritti che: “La ragione è una luce che Dio ha messo nell’anima”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: