San Giovanni Giuseppe della Croce (1654-1734), al secolo Carlo Gaetano Calosirto, nacque nell’isola di Ischia, nel Regno di Napoli. È stato senza dubbio una delle figure più importanti del francescanesimo meridionale tra XVII e XVIII secolo, sicuramente per tutti un esempio di umiltà, austerità e profonda vita mistica.
La vita di questo frate si svolse tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del Settecento, proprio in un’epoca e in un contesto storico che videro dei cambiamenti nella politica, nella religione e nella cultura. Infatti il Regno di Napoli era sotto il dominio della monarchia spagnola fino al 1707, per poi passare sotto il controllo austriaco.
Per quanto riguarda la Chiesa era quello, il tempo della Controriforma, con una Chiesa stessa fortemente impegnata nel rinnovamento spirituale e nella disciplina del clero dopo il Concilio di Trento (1545-1563). Il clima religioso era caratterizzato da intensa devozione popolare, missioni, riforme degli ordini religiosi e una forte attenzione alla penitenza e alla vita contemplativa, alla, spiritualità e predicazione. Culturalmente, l’epoca era segnata dal Barocco, che influenzava arte, soprattutto caratterizzato da sfarzo, dinamismo, una certa teatralità e potremmo aggiungere una certa esuberanza.
Giovanni Giuseppe della Croce, A soli 16 anni entrò tra i Frati Minori Riformati, distinguendosi particolarmente per la grande austerità di vita, lo spirito di preghiera continua e l’obbedienza e l’umiltà. I Frati Minori Riformati, erano una delle principali famiglie francescane dell’Osservanza nate appunto tra il XVI e il XVII secolo, con lo scopo di ripristinare il primitivo rigore francescano, dedicandosi prevalentemente alla preghiera contemplativa, in conventi spesso isolati, detti di “recolezione”. Tra i frati più importanti che fecero parte di questo movimento ci fu S.Carlo da Sezze (1613-1670).
Nel 1897 Papa Leone XIII (1878-1903) unificò le varie famiglie osservanti: riformati, scalzi o alcantarini e recolletti, riportandole tutte nell’Ordine dei Frati Minori. Giovanni Giuseppe fu anche tra i promotori della riforma francescana detta degli “Alcantarini”, ispirata alla spiritualità del frate Pedro d’Alcantara.
Questa “riforma” fu ispirata in Spagna da Pedro de Alcantara (1499-1562) e numerosi conventi decisero di aderire alle regole di più stretta “Osservanza” in tema di rigorosità, povertà, mettendo al primo posto la preghiera. Anche gli “alcantarini”, successivamente, confluiranno nell’Ordine dei Frati Minori.
Tutta la spiritualità del frate di Ischia, era centrata sull’amore per la Croce di Cristo, un’assoluta povertà, una costante carità, dando priorità anche al silenzio e alla contemplazione. Egli era inoltre molto ricercato come confessore e guida spirituale. Tuttavia, cercava sempre di fuggire ogni forma di notorietà, desiderando vivere nascosto. Il suo esempio insegnò che la santità non consiste in opere straordinarie, ma nella fedeltà quotidiana, nell’umiltà e nell’amore verso Dio e il prossimo.
Nel convento di Santa Lucia Vergine al Monte, a Napoli, condusse una vita ascetica, insieme ad undici frati fu poi nel 1671 mandato nel santuario di S. Maria Occorevole di Piedimonte d’Alife, in provincia di Caserta, e qui venne ordinato sacerdote il 18 settembre del 1677, dove si adoperò per costruire un convento, detto “La Solitudine”. Per parecchi anni guidò contemporaneamente il noviziato a Napoli, come maestro, e il convento di Piedimonte, come guardiano, contribuendo attivamente alla realizzazione del convento di Granatiello in Portici, vicino Napoli.
Nonostante la sua fragilità fisica, fu in grado di ricoprire incarichi importanti guidando i confratelli con dolcezza e fermezza. Era noto per i doni mistici, tra cui l’estasi e il discernimento spirituale. Morì il 5 marzo 1734 a Napoli. La sua fama di santità si diffuse rapidamente.
Papa Pio VI (1775-1779) lo proclamò beato il 24 maggio 1789, mentre sarà Gregorio XVI (1831-1846) lo dichiarò santo, il 26 maggio del 1839. Il vescovo di Ischia Filippo Strofaldi (1940-2013) ottenne che le spoglie del santo venissero trasferite da S. Lucia Vergine al Monte in Napoli, alla chiesa di S. Antonio dei Frati Minori, a Ischia Ponte, dove sono custodite dal 2003 e viene festeggiato il 5 marzo.

