La riduzione delle disuguaglianze e la piena inclusione passano attraverso la creazione di luoghi e città più vivibili e attenti alle fragilità emergenti. La prospettiva deve essere quella di mettere sempre al centro dell’azione sociale la tutela della dignità delle persone, attraverso il principio che definirei di “accessibilità universale”, dando più valore agli interventi di sistema, unendo in maniera virtuosa la riqualificazione fisica dei luoghi con quella sociale e culturale, la garanzia di servizi e infrastrutture pubbliche pienamente accessibili, la sostenibilità ambientale e la promozione di politiche per un diritto all’abitare dignitoso e a prezzi calmierati pensati per le persone in condizione di fragilità.
Questa visione trova oggi un importante riferimento anche nei principi della Carta di Solfagnano, il documento sottoscritto dai Paesi del G7 che individua alcune priorità fondamentali per promuovere politiche concrete di inclusione e garantire a ogni persona la piena partecipazione alla vita civile, sociale, economica e culturale. La firma della Carta di Solfagnano è stata possibile grazie all’impegno del Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha promosso un confronto internazionale sui diritti e sulla piena inclusione delle persone con disabilità. Tra queste priorità emergono con forza l’accessibilità, la vita autonoma e indipendente, la valorizzazione dei talenti e la costruzione di comunità capaci di offrire servizi adeguati e realmente inclusivi.
I tre pilastri per questa concezione rinnovata dei luoghi devono essere l’equità, la prossimità e la cittadinanza attiva. Così facendo, porteremo a compimento i principi contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità la quale, con grande lungimiranza, ci ricorda che la disabilità è “il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali ed ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri”.
Proprio in questa prospettiva si colloca anche l’impegno espresso dalla Carta di Solfagnano, che richiama i governi e le comunità locali a promuovere politiche capaci di abbattere le barriere, non solo architettoniche, ma anche culturali e sociali, e a favorire l’autonomia delle persone con disabilità, attraverso servizi di prossimità, tecnologie accessibili e contesti urbani realmente inclusivi.
E’, quindi, molto importante ottemperare a quello che, generalmente, è conosciuto come diritto alla libertà di movimento per tutti i cittadini, con uno sguardo più attento verso coloro che, ogni giorno, si trovano a fronteggiare una disabilità. Ogni luogo, pertanto, deve rispondere a criteri ben precisi, che si possono riassumere nei principi di visitabilità, accessibilità e adattabilità.
A riprova di ciò, è importante ricordare che la nostra Costituzione, all’articolo due, ci ricorda che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Questo principio ci indica, anche e soprattutto oggi, la strada da percorrere per garantire alle persone con disabilità il diritto a una vita piena e priva di barriere materiali e sociali.
Negli ultimi anni molto è stato fatto, ma tanto resta ancora da fare. In questo percorso, documenti e impegni internazionali come la Carta di Solfagnano rappresentano una bussola importante per orientare le politiche pubbliche verso modelli di sviluppo realmente inclusivi, capaci di mettere al centro la persona, valorizzarne le capacità e costruire comunità in cui nessuno venga lasciato indietro.
Per questo motivo, istituzioni, enti e associazioni, in proficua sinergia, devono continuare a impegnarsi con determinazione per dare piena attuazione ai diritti inviolabili di ogni cittadino e trasformare i principi dell’inclusione in realtà concreta nei territori e nella vita quotidiana delle persone.

