Riconciliazione: il coraggio di ricostruire i legami

Tra le tante parole, che in questi ultimi tempi, hanno occupato le pagine dei giornali e anche il mondo dei social in genere, ci sono sicuramente: resilienza, inclusione e riconciliazione. L’origine del termine “riconciliazione” deriva come di solito, dalla lingua latina, da “reconciliatio” a sua volta dal verbo “reconciliare”, che si può tradurre con “ristabilire un rapporto”, “riportare all’armonia” o ancora “ricondurre all’accordo dopo un contrasto”.

Possiamo interpretare la riconciliazione come una delle esperienze più profonde che può vivere un essere umano, tanto da cambiarne in alcuni casi il proprio modo di vivere. Generalmente essa nasce e scaturisce dopo un conflitto, quando si interrompe una relazione, e ciò può avvenire nei vari settori del nostro agire quotidiano: in famiglia, in ambito lavorativo, nel campo dell’amicizia, e allo stesso tempo si può, volendo, cercare di provare a ricomporre o a ricostruire qualcosa che è stato spezzato. Riconciliarsi non significa semplicemente “fare pace”, ma dobbiamo riconoscere che occorre intraprendere un percorso fatto di ascolto, responsabilità, memoria e cambiamento.

E’ opportuno che per fare questo, c’è il riconoscimento del conflitto, infatti non può esistere una vera e approfondita riconciliazione senza il rendersi conto, o meglio ancora la consapevolezza di quanto sia successo o accaduto. Talvolta si interrompono le relazioni tra esseri umani, per un torto subito, per una parola fuori posto, per un’ingiustizia o anche semplicemente per un errore, che viene ritenuto grave. La riconciliazione è un processo interpersonale e sociale, conseguente al perdono che cerca di ripristinare e ricomporre la relazione, tra chi ha ricevuto una “ferita” e chi l’ha procurata.

Purtroppo non sempre questo processo sembra possibile o consigliabile, senza dimenticare che interessa anche la libertà e la volontà delle persone con cui si desidera riconciliarsi. Spesso c’è anche la tentazione di dimenticare in fretta o di minimizzare quanto accade, e si rischia pertanto di lasciare le ferite aperte. Riconciliarsi, invece significa o dovrebbe significare quello di guardare in faccia la verità e la realtà, anche quando è scomoda.

Per un’autentica riconciliazione ci vuole senza dubbio l’intero coinvolgimento e l’accettazione dell’altra persona, che dev’essere parte attiva del processo. Un elemento centrale della riconciliazione è il dialogo. Parlare e ascoltare sono gesti fondamentali per ricostruire un legame. Il dialogo non deve stabilire chi ha ragione e chi ha torto, ma serve a cercare di trovare un punto di incontro tra gli individui in conflitto, tenendo conto nel massimo rispetto reciproco.

Non si può dimenticare che la riconciliazione deve includere anche la responsabilità, in quanto chi ha causato una “ferita” o un dispiacere, è chiamato a riconoscere il proprio ruolo e, quando possibile, a chiedere scusa in modo sincero. Chiedere scusa, non è scontato ma dev’essere un atto di umiltà che apre la strada alla fiducia. Allo stesso tempo, chi ha subito il torto è invitato a prendere in considerazione soprattutto il perdono. Perdonare non significa giustificare l’errore o cancellare il dolore, ma scegliere di non lasciare che quel dolore continui per sempre.

Uno degli ostacoli che possono impedire la riconciliazione è senza dubbio l’indifferenza, essa nasce quando un individuo smette di interessarsi dell’altro, del suo dolore o del suo legame che si è interrotto. Proprio chi è indifferente non sente il bisogno naturale di riconciliarsi, anche perché non vuole riconoscere più il valore e l’importanza delle relazioni.

Se pensiamo alla Chiesa, certamente la riconciliazione fa parte della vita di ogni cristiano, per conservare o ristabilire il rapporto di comunione tra Dio e l’uomo, che sempre più spesso viene incrinato dal peccato. Riconciliare significa promuovere il perdono, la pace e la giustizia nel mondo, invitando i cristiani a superare i conflitti e a costruite relazioni stabili fondate sull’amore, sul dialogo e sul rispetto reciproco.

Nel Vangelo di Matteo, Gesù dice: “Se, dunque presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all’altare, va’ a prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”. E’ evidente che con queste parole Gesù, mette la riconciliazione con gli altri, prima del culto, a dimostrazione che la preghiera e i riti religiosi non hanno valore, se non ci si riconcilia con il prossimo, così la stessa riconciliazione diventa una testimonianza concreta della fede.

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