VENERDÌ 01 FEBBRAIO 2019, 23:52, IN TERRIS


L'ANALISI

Recessione tecnica? Sempre recessione è...

Meno posti di lavoro in Europa e mancanza di una politica di rilancio economico: il 2° Rapporto Censis-Eudaimon

GIUSEPPE TIANI
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Manifestanti contro la disoccupazione
Manifestanti contro la disoccupazione
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n Italia crescono le disuguaglianze retributive tra operai, impiegati e dirigenti e, ogni anno, si creano meno posti di lavoro che in Europa. È quanto emerge dal 2° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale e reso noto in questi giorni. Il rapporto chiarisce come negli ultimi vent'anni le retribuzioni di operai e impiegati siano diminuite sia in senso assoluto che relativo. Negli ultimi dieci anni (2007-2017) - scrive il Centro Studi Investimenti Sociali (Censis) - il numero di occupati in Italia è diminuito dello 0,3%, è invece aumentato in Germania (+8,2%), Regno Unito (+7,6%), Francia (+4,1%) e nella media dell’Unione europea (+2,5%). Nel Sud il tasso di occupazione è pari al 34,3% (2,9 punti percentuali in meno di differenza rispetto al 2007), al Centro è al 47,4% (lo 0,4% in meno), nel Nord-Ovest al 49,7% (l’1,1% in meno), nel Nord-Est al 51,1% (l’1,3% in meno). Non solo produciamo meno posti di lavoro degli altri Paesi della Ue, evidenzia il rapporto, ma ne creiamo sempre meno proprio dove ce n’è di meno: il Mezzogiorno. Dalla ricerca risulta che il reddito da lavoro degli
operai è sceso, dal 1998 al 2016, del 2,7%, mentre quello degli impiegati (a cui sono assimilati i poliziotti in quanto considerati espressione del Pubblico Impiego) è sceso del 2,6%.

Ora, dato che nello stesso arco di tempo il reddito da lavoro dei dirigenti pubblici è cresciuto del 9,4%, ne deriva che le differenze relative interne al mondo del lavoro sono cresciute a danno di operai e impiegati. A monte di questi fenomeni c'è evidentemente la crisi economica esplosa a partire dal 2008. A questo punto dobbiamo chiederci se il tentativo di discredito e l'attacco, portato indistintamente e trasversalmente dai leader politici al ruolo dei sindacati, non abbia contribuito colpevolmente a indebolire l'attività delle organizzazioni sindacali e, per conseguenza, le condizioni dei lavoratori. Noi come Siap, organizzazione sindacale a tutela degli operatori in divisa, non abbiamo mai nascosto la nostra paura di fronte alla irresponsabile parcellizzazione esasperata in tante micro sigle e federazioni spurie del fronte sindacale della Polizia di Stato. L’inutile e improduttiva frammentazione, appare evidente che abbia fatto perdere l’obiettivo prioritario della difesa degli operatori attraverso denunce strumentali che a nulla hanno portato, cosa molto diversa da un confronto aspro, se e quando necessario.

Abbiamo denunciato presso tutte le sedi competenti, istituzionali e politiche, la mancanza di una politica di rilancio dell’economia e delle retribuzioni che partisse proprio dal rinnovo del contratto di lavoro; ragione per
cui il 16 novembre 2018 abbiamo protestato in tutto il Paese con dei volantinaggi davanti le Questure e le Prefetture. Al momento registriamo fondi insufficienti a sanare le sperequazioni e i mancati riconoscimenti delle anzianità pregresse nelle qualifiche di tutti i ruoli; le retribuzioni dei poliziotti, come dell’intero mondo del lavoro, continuano ad essere schiacciate verso il basso e il fatto di essere nella media nazionale non ci può certo consolare. E ancora di più non ci consola sentire parlare di recessione tecnica, perché sempre recessione è e non c’è da stare allegri.

Giuseppe Tiani
Segretario Generale Siap

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