LUNEDÌ 30 DICEMBRE 2019, 00:01, IN TERRIS

Quel presepe che scomoda

SUOR ANNA MONIA ALFIERI
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Presepe a scuola
Presepe a scuola
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l presepe (o presepio) è una rappresentazione della nascita di Gesù, che ha avuto origine da tradizioni medievali; inizialmente italiana, l'usanza di allestire il presepio è diffusa oggi in tutti i paesi cattolici del mondo.” Così da Wikipedia, veloce - ma non scientifica - fonte di notizie cui si attinge in ristrettezze di tempo. E prosegue: “Il presepe tradizionale è una complessa composizione plastica della Natività di Gesù Cristo, allestita durante il periodo natalizio; vi sono presenti statue formate di materiali vari e disposte in un ambiente ricostruito in modo realistico. Vi compaiono tutti i personaggi e i luoghi della tradizione: la grotta o la capanna, la mangiatoia dov'è posto Gesù bambino, i due genitori, Giuseppe e Maria, i magi, i pastori, le pecore, il bue e l'asinello e gli angeli. La statuina di Gesù Bambino viene collocata nella mangiatoia alla mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, mentre le figure dei magi vengono avvicinate ad adorare Gesù nel giorno dell'Epifania. Lo sfondo può raffigurare il cielo stellato oppure può essere uno scenario paesaggistico. A volte le varie tradizioni locali prevedono ulteriori personaggi.”

Wikipedia sembra darci più tempo, eppure non ne abbiamo a sufficienza per leggere, approfondire, formarci un pensiero, argomentarlo, smontarlo e confrontarlo. E cosa me ne faccio di questo tempo che avanza? Alla vigilia di Natale, ad esempio, il tempo che avanza e che non basta mai è freneticamente impiegato, consumato, riempito, da centinaia di wapp in serie che quasi nessuno legge (video e foto improbabili per tutti i gusti)… Ma le radici sono dimenticate e il senso è perso. Tutto e il contrario di tutto sono messi sullo stesso piano. Albero o presepe? Babbo Natale o Gesù Bambino? Panettone o Pandoro? Senza la capacità di andare a fondo, di “pensare”, è certo che presepe o albero non fa differenza. Tragico se questa capacità manca a scuola e alla scuola.

La presenza del presepe a scuola, dove si forma la persona alla capacità di approfondire, di riflettere, di arrivare alle radici, di ripercorrere la storia per acquisire un sano senso di continuità, ha senso. Le radici ci rendono uomini e donne robusti, capaci di stare in piedi con un pensiero chiaro e distinto, non canne al vento o peggio sudditi di chi esclude la conoscenza e le scelte… Si comincia dalla scuola, privando il bambino, il ragazzo, il giovane della capacità di arrivare sino alle radici delle questioni per farlo diventare l’adulto gestibile facendogli credere tutto: che puoi stare a casa pagato, che con le tasse sulla plastica salvi il pianeta, che si gestiscono crisi delle imprese con la bacchetta magica, che ci saranno meno tasse e più soldi per tutti, abbassando il debito pubblico come nel paese dei balocchi. Pinocchio docet. Dunque il presepe, che rappresenta le nostre radici, l’identità di un popolo che integra e accoglie con consapevolezza, che mette il principe accanto al pastore e il figlio divino in una mangiatoia, viene fatto passare per un oggetto che divide, umilia, ferisce le sensibilità di minoranze o maggioranze che siano. E quindi va tolto per favorire l’integrazione. E’ il risultato della non conoscenza strumentalizzata a sistema di potere.

Strano che genitori buddisti scelgano le scuole paritarie cattoliche consapevolmente e scientemente (visto che pagano due volte, con le tasse e con la retta) perché per i figli crescano in un ambiente che integra, nel rispetto di identità ben definite, non neutre, ambigue, relative...

Il presepe è un mondo che armonizza e integra il diverso e il fragile, il divino e l’umano, il ricco e il povero: dunque oggi è scomodo. Peccato che due emarginati, provenienti da lontano, rifugiati in una stalla, sistemati sulla paglia con un bue e un somarello diano vita ad un evento che attraverso i secoli (per chi crede e per chi non crede) risuona come nessun social è ancora riuscito a fare. Lì, in quella grotta, c’è tutto: la povertà, la solitudine, il rifiuto, lo scarto, e insieme Dio, la salvezza, l’amore, la famiglia, lo stupore, la gioia, l’adorazione dei magi e l’incantato. Come possono stare insieme tutte queste cose così differenti, che ci interrogano e ci riconsegnano tutta la nostra fragilità, impotenza e allo stesso tempo grandezza? Come ci si può misurare con queste realtà in una logica dove non c’è posto che per il contrasto, o dentro o fuori? Come ci si può misurare con questi sentimenti che domandano tempo, silenzio, ritorno in se stessi e alle proprie radici? Meglio fare senza… via il presepe dalla scuola. L’albero è più veloce, non ci interroga e non ci scomoda. Soprattutto, non forma cittadini scomodi, che pensano.

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