Parafrasando le parole di una vecchia canzone, potremmo dire: “La scuola sta finendo e un anno se ne va…” ed è così, i mesi scolastici sembrano volati via, ragazzi e ragazze stanno già sognando e pensando alle prossime mete per le vacanze estive, a possibili nuovi viaggi. Ancora una volta quando termina la scuola, quando le campanelle faranno pausa, e le porte delle aule si chiuderanno, si è chiamati a delle riflessioni che coinvolgono tutto l’intero mondo dell’istruzione.
E’ doveroso ricordare prima di tutto, i tanti e troppi, anche frequenti episodi di vera intolleranza verso la classe docente, che ha dovuto subire, non solo i consueti attacchi verbali, più o meno leciti, ma soprattutto anche atti di violenza, lo dimostrano i professori da nord a sud che sono state vittime di gesti, che di civile non hanno avuto proprio niente. Si sono registrati da parte di alcuni genitori, che danno sempre e in ogni occasione, ragione ai propri figli, proteste ingiustificate e a volte fatte solamente con lo scopo di colpevolizzare e colpire la componente docente, vedendola sempre come l’unica responsabile di quante avviene e accade all’interno di una qualsiasi aula scolastica.
Nel nostro Paese, indipendentemente dal colore governativo, si parla spesso e si discute sul malfunzionamento dell’intera istituzione scolastica, ministro compreso. Diciamo che criticare, per chi sta all’esterno è molto semplice e facile, e allo stesso tempo è riduttivo criticare solo per il gusto di farlo.
Un problema che la scuola si porta dietro, ormai da tantissimo tempo è quello della dispersione scolastica e nonostante gli sforzi, alcuni studenti, spesso quelli che vivono con maggiori difficoltà, soprattutto in zone disagiate del sud, o quelli provenienti da ambienti e contesti svantaggiati, continuano a non frequentare la scuola, preferendo vivere altre esperienze, talvolta anche situazioni non certe positive, buttandosi nelle braccia della criminalità.
Non possiamo far finta di dimenticare il triste “fenomeno” del bullismo, che si verifica nella scuola e senza dubbio porta a conseguenze negative sulla salute mentale e sul benessere degli studenti e può manifestarsi con aggressioni fisiche come spintoni, pugni, calci, danneggiamento di oggetti personali, e quello verbale che include insulti, prese in giro, minacce, derisione per l’aspetto fisico o il modo di parlare, e naturalmente il bullismo scolastico tende all’isolamento e all’emarginazione della vittima, attraverso l’esclusione dai gruppi.
Nessuno nega che ci siano tante cose da migliorare, in questo settore così fondamentale della società, e dobbiamo purtroppo verificare quanto sia stata trascurata anche l’edilizia scolastica, alcuni edifici infatti, sembrano stare in piedi, quasi a fatica, ci sarebbe bisogno di nuove costruzioni.
E’ vero, inoltre, che ormai da diverso tempo si assiste alla cosiddetta “girandola” di personale docente e non solo, che cambia di anno in anno, tutto a svantaggio di quella conclamata continuità didattica, tanto cara nel lontano passato, che ha formato milioni di studenti.
Adesso ogni anno migliaia di docenti, parte del loro orario di servizio, potremmo dire lo svolgono quasi in treno, trasferendosi da una città ad un’altra, anzi da una regione, verso un’altra regione. Purtroppo, il precariato dei docenti, continua ancora, non si riesce a stabilizzare le cattedre, e così si va avanti ormai da decenni.
E ancora, da tanto tempo sentiamo nella scuola risuonare la parola “inclusione”, per far sì che venga attuata, si dovrebbe accogliere e valorizzare la diversità in tutte le sue forme, tenendo conto naturalmente nel caso di ragazzi e ragazze provenienti da altri Paesi, della cultura, della lingua della religione e delle naturalmente delle tradizioni. E’ necessario ricordare inoltre che la diversità dovrebbe essere vista come un’opportunità di arricchimento per l’intero gruppo classe, non come un ostacolo. Purtroppo, non sempre è così. Ma per mettere in pratica una vera “inclusione” servirebbero dei corsi di formazione e aggiornamenti dell’intero corpo docente. E qui tocchiamo un tasto dolente, che riguarda proprio la formazione dei docenti che in alcuni casi è totalmente assente. Una scuola veramente inclusiva può aiutare ad educare alla convivenza civile e al rispetto delle diversità, e così si potrebbe costruire una società dove nessuno bambino o bambina, ragazzo o ragazza venga lasciato indietro, la società per progredire ha bisogno di tutti.
Un discorso a parte meriterebbero i cosiddetti programmi scolastici di ogni ordine di scuola, non sempre al passo con i continui cambiamenti e le trasformazioni della società, non dimentichiamo anche il ruolo e l’influenza che già possiede la cosiddetta intelligenza artificiale in ambito scolastico.
Certamente ci sarebbe ancora tanto da dire e soprattutto da fare sul pianeta scuola, per tutti vale espresso dal filosofo greco Plutarco quando affermava che: “La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”, in questa citazione si evidenzia il ruolo e il compito della scuola nel stimolare la curiosità, la creatività e il pensiero autonomo, piuttosto che limitarsi a trasmettere come ancora avviene in alcune classi solo le cosiddette nozioni.

