Quello che sta avvenendo a Gaza è qualcosa di orribile che siamo costretti ad assistere con un moto di pietà e di ribellione. Purtroppo, in quei fabbricati che oggi a Gaza vengono scientemente colpiti e distrutti ci sono soprattutto bambini, donne ed anziani. Eppure c’è stato un tempo, neanche lontano, in cui in quei luoghi santi convivevano serenamente i seguaci delle tre religioni. Questa mattina mi sono soffermato a ripensare al mio unico e straordinario viaggio e pellegrinaggio in Palestina. Mille volte in quei sette giorni in cui ho toccato quella terra benedetta ho pensato che Gesù l’aveva calpestata nei suoi spostamenti tra un paese e l’altro, mi sono bagnato con l’acqua del fiume Giordano ed ho toccato con mano le foglie di quegli ulivi accanto ai quali aveva pregato Gesù.
In quei giorni, accompagnato nelle mie passeggiate da un uomo che negli anni mi è stato, fino alla morte, fraterno amico, Vincenzo Speciale, mi soffermavo con lui a riflettere sulla persona umana di Gesù, sul Suo volto, al colore dei Suoi occhi. E la sua dolce Mamma? Quella ragazzina che lo aveva dato alla luce, Bambino come tutti i bambini della terra, come era fatta? Qual era il colore della pelle? Vincenzo, con il suo sorriso, aveva risposte semplici ma efficaci: “Italo, Gesù era uguale a questi ragazzini che incontriamo, aveva il loro stesso volto e la sua Mamma era una di queste giovinette”.
Ecco, leggendo spesso le tante brutte parole scritte all’indirizzo dei nostri fratelli e sorelle musulmane mi sono detto: Gesù era uno di loro. Aveva il loro stesso volto. Quel volto che hanno i migranti che ci avvicinano e che insistentemente ci chiedono un euro, per noi superfluo e per loro, talvolta, essenziale. Gesù ha camminato in quei luoghi santi ove oggi si posizionano uomini armati. Eppure Gesù ha abbracciato tutti, poveri e ricchi, non ha fatto distinzione, ha dato e chiesto amore fino al suo ultimo respiro, quando il suo cuore si è squarciato per la sofferenza di una crocifissione, supplizio comminato ai malfattori ed ai terroristi.
Forse, pensando allo stesso Presepe ed al bambino che nasce, dovremmo pensare che quel Bambino che noi preghiamo ed amiamo, ha la pelle olivastra, scura come quella dei poveri figli che vediamo arrivare stremati sulle nostre coste e come quei poveri bimbi che vengono uccisi e mutilati dalle bombe.
Gesù ci dirà un giorno: “Tu dov’eri quando io nascevo un’altra volta e venivo a bussare alla tua porta? Perché mi hai scacciato e mi hai offeso? Perchè non mi hai rivestito e mi hai dato uno dei tuoi dieci maglioni o giacconi che avevi dimenticato in cantina? O una scatola di cibo che magari hai fatto deperire nella dispensa? Noi cattolici non dobbiamo rinunciare alla pace ma dobbiamo cercare di vedere nell’altro che soffre il volto di Gesù di Nazareth e dovremmo stendere verso di Lui la mano ed il nostro cuore.

