Papa Leone Magno: la profondità della sua dottrina e dei suoi scritti teologici

Foto © Vatican news

Tra le figure più imponenti del cristianesimo antico, un posto importante è sicuramente quello occupato dal pontefice Leone I, il primo a fregiarsi dell’appellativo di “Magno”, l’altro è Gregorio I (590-604). Tale titolo fu riconosciuto a Leone, per la sua difesa della vera fede la cosiddetta ortodossia cristiana e per il suo impegno a favore della città di Roma e delle Chiese d’Occidente. Nel “Liber pontificalis”, la memoria ufficiale dei vescovi di Roma, troviamo una raccolta di biografie dei pontefici. Forse tutta l’opera iniziò nel quinto secolo, raccogliendo documenti e testi anteriori per le biografie precedenti. Sicuramente le prime notizie si trovarono sulle lapidi sepolcrali o dalle citazioni contenute negli atti dei martiri. Proprio da questo libro, si presume che Leone fosse di origine toscana, forse nativo di Volterra, intorno all’anno 390.

Prima di diventare papa, fu diacono e segretario di Papa Celestino I, distinguendosi per la sua eloquenza e abilità diplomatica. Alla morte di Papa Sisto III, nel 440, fu eletto pontefice, per volontà del clero e del popolo romano all’unanimità, proprio mentre si trovava in missione in Gallia per comporre una disputa tra generali imperiali — segno della fiducia che già godeva presso l’Impero Romano d’Occidente.

I due generali erano Ezio Flavio (390-454) comandante supremo dell’Impero e Cecina Decio Albino governatore della Gallia e prefetto di Roma. Tra i due era scoppiata una grave rivalità politica e militare, che rischiava di degenerare in guerra civile e indebolire ulteriormente l’Impero, già in crisi.

L’imperatore Valentiniano III (425-455) incaricò Leone, allora diacono di Roma, di mediare la disputa e riportare così la pace. Tornato a Roma fu incoronato pontefice il 29 settembre del 440. Potremmo definire Leone, il pontefice che si occupò prevalentemente di affrontare e combattere numerose eresie, tra cui il pelagianesimo, che la salvezza si otteneva con le proprie forze e negava così la grazia divina, mentre il manicheismo si batteva nel sostenere che il male avesse creato il mondo materiale e che l’uomo potesse sconfiggerlo mortificando il corpo, dissociandosi da tutte le cose materiali.

Ma l’eresia che più gli dette da fare fu quella del monofisismo, del monaco Eutichio, che negava la piena umanità e divinità di Cristo. Egli nel 448 cominciò a predicare la sua dottrina, già nel monastero di Costantinopoli. Allora Leone indirizzò una lettera a Flaviano, patriarca di Costantinopoli,dal 446 al 449, e in campo teologico fu conosciuto come il “Tomus ad Flavianum”.

In questo scritto il Papa affermò con chiarezza la dottrina cattolica sull’unione delle due nature di Cristo, “senza confusione e senza separazione”, tale documento fu accolto con entusiasmo dal Concilio di Calcedonia (451), dove i vescovi proclamarono: “Pietro ha parlato per bocca di Leone”.

Infatti era il quarto concilio ecumenico fu convocato dall’imperatore Marciano (392-457) proprio nell’antica città di Calcedonia che si trovava in Bitinia una regione dell’Asia Minore.

Naturalmente Leone è ricordato e non solo sui libri di storia, per l’incontro con Attilla, il mitico re degli Unni dal 434 al 453, i quali avevano creato un impero che si estendeva dalla steppa eurasiatica fino al Danubio e al Reno, si erano insediati nella regione della Pannonia, l’attuale Ungheria e da lì lanciarono le loro incursioni in Gallia.

Nell’anno 452, Attila aveva invaso l’Alta Italia e minacciava di marciare su Roma, l’incontro con Papa Leone, sulle rive del fiume Mincio, vicino la città lombarda di Mantova, e il Papa riuscì a fermare Attila, che tornò indietro. Secondo la leggenda durante l’incontro, apparvero in cielo i santi Pietro e Paolo, armati di spada, spaventando Attila e inducendolo a fermare l’avanzata.

Alcuni storici ipotizzarono che il ritiro di Attila, sia stato possibile, perché egli ottenne un’offerta di denaro da parte del Papa, o la stanchezza dell’esercito o la difficoltà di sostenere una lunga campagna militare.

Ma tre anni dopo nel 455, Roma venne saccheggiata da Genserico re dei Vandali dal 428 al 477, anche in quell’occasione Leone si adoperò per limitare le violenze, ottenendo che fossero risparmiate le tre basiliche: San Pietro, San Paolo e San Giovanni in Laterano.

Leone non fu solo un abile diplomatico, ma si diede da fare per riformare la vita ecclesiastica, promosse l’organizzazione delle diocesi, valorizzò inoltre la liturgia romana. Restano di questo pontefice, omelie, epistole, caratteristiche per il loro stile “cursus Leoninus”, il più antico Messale romano, conosciuto come Sacramentario Leoniano.

Senza dubbio egli pose le basi per il ruolo del papato come guida non solo religiosa ma anche morale dell’Occidente cristiano. In tutto il suo pontificato rafforzò il primato della Sede di Roma sulle altre Chiese, basando questa autorità sulla successione dall’Apostolo Pietro, considerato il primo vescovo di Roma.

Morì il 10 novembre del 461, e fu sepolto nel vestibolo della basilica di San Pietro, nel 688 il corpo fu traslato all’interno della basilica.

Nel 1754 Benedetto XIV (1740-1758) lo innalzò alla dignità di “Dottore della Chiesa”, un doveroso riconoscimento a Leone I, della sua profonda dottrina e dei suoi scritti teologici.

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