L’espressione “terza guerra mondiale a pezzi” venne coniata da Papa Francesco nel 2014 per descrivere una serie di conflitti, crimini e distruzioni sparsi in tutto il mondo che, sommati insieme, formano un unico grande conflitto globale. Papa Bergoglio usò questa frase durante una visita a Redipuglia nel 2014 e l’ha ribadita più volte negli anni. Ciò indica che il mondo non vive più una guerra unica e frontale come nel Novecento, ma un’instabilità diffusa e continua mentre i massacri di civili e il disprezzo delle regole internazionali sono ormai la normalità.
Radio Vaticana ha ricostruito gli eventi che hanno portato il mondo vicino alla terza guerra mondiale e ad un conflitto atomico hanno nei libri di storia. Il 14 ottobre del 1962 un aereo spia americano fotografa installazioni missilistiche in costruzione sull’isola di Cuba, a meno di 150 chilometri dalle coste della Florida. Tre anni prima era stato rovesciato a Cuba il regime del generale Fulgencio Batista ed era salito al potere Fidel Castro, alla guida del primo Stato socialista dell’emisfero occidentale. Durante la crisi missilistica di Cuba dell’ottobre 1962, Giovanni XXIII svolse un ruolo diplomatico fondamentale per evitare il conflitto nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Papa Roncalli lanciò un celebre radiomessaggio per l’intesa e la concordia tra i popoli dai microfoni della Radio Vaticana. Si rivolse direttamente ai governanti delle nazioni. Esortò a non rimanere sordi al grido di pace dell’umanità. Chiese di interrompere la spirale di tensione atomica. Il testo fu trasmesso in lingua francese e anticipato dai canali diplomatici della Santa Sede. Il messaggio consegnato in anticipo alle ambasciate di Stati Uniti e Unione Sovietica a Roma. Offrì una sponda neutrale per il dialogo tra John F. Kennedy e Nikita Krusciov. Contribuì a creare quel clima di fiducia che portò poi al disarmo delle basi e alla successiva stesura dell’enciclica Pacem in Terris. Giovanni XXIII, con il Concilio ecumenico e con la Pacem in Terris, si propone come una voce profetica in un periodo di guerra fredda, mentre a livello pastorale ed ecclesiologico la Chiesa non si pensa ancora a tutto tondo, ovvero quale fattore di comunione nella diversità, o anche quale popolo di Dio in cui diversi carismi e ministri concorrono all’edificazione corresponsabile del regno di Dio.
A sua volta papa Francesco, con il continuo richiamo a una fede autentica (da incarnare), capace di toccare il vissuto degli «scartati» della terra e dell’economia, si è posto in mite controtendenza rispetto a quella che lui stesso denomina «la terza guerra mondiale a pezzi». Infatti, nel volo di ritorno dal viaggio apostolico in Corea (13-18 agosto 2014), rispondendo ad un giornalista giapponese disse: «E oggi noi siamo in un mondo in guerra, dappertutto! Qualcuno mi diceva: “Lei sa, Padre, che siamo nella Terza Guerra Mondiale, ma ‘a pezzi’? Ha capito? È un mondo in guerra, dove si compiono queste crudeltà”».

