Padri della Chiesa: chi sono e cosa ci hanno insegnato

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Molte volte sentiamo parlare dei “Padri della Chiesa”, figure straordinarie e allo stesso tempo umili e semplici che hanno dedicato tutta la vita a Dio. Possiamo dire che Il termine “Padri”, fu adottato per onorare il loro ruolo di genitori spirituali e fondatori della fede. Uomini di pensiero, di preghiera e soprattutto di fede, essi vissero nei primi secoli del cristianesimo, in un tempo in cui la Chiesa stava ancora cercando la propria identità, sia sul piano dottrinale che su quello istituzionale, hanno saputo parlare la lingua del loro tempo, attingendo alla filosofia greca e alla cultura romana, ma riformulandola e riscrivendola alla luce del Vangelo.

Sono stati i principali scrittori cristiani dei primi secoli che, con la loro dottrina, la loro vita e la loro azione pastorale, hanno difeso e annunciato la fede cristiana, gettando le basi della tradizione e della teologia della Chiesa. Hanno avuto un ruolo essenziale nella formulazione della dottrina cristiana, e anche nella difesa della fede contro le eresie di quegli anni come l’arianesimo, lo gnosticismo, il pelagianesimo, ed altre ancora, e nello sviluppo della spiritualità e della cultura cristiana, e la loro eredità teologica, filosofica e spirituale ha influenzato profondamente la Chiesa e l’intera civiltà occidentale. Questi “Padri” sono stati visti come coloro che hanno generato e nutrito la Chiesa, fatta essenzialmente dal popolo di Dio, con la saggezza, la santità e la precisa e fedele trasmissione del Vangelo, sono stati considerati inoltre come i custodi della tradizione Apostolica, hanno fatto da garanti che la fede degli apostoli, arrivasse fino alle generazioni successive. I Padri della Chiesa non sono stati scelti in base ad un elenco più o meno alfabetico, ma devono aver vissuto nei primi secoli del cristianesimo, le loro idee devono essere in sintonia con la fede cristiana ufficiale, devono essere stati riconosciuti come modelli di vita cristiana. E’ importante inoltre ricordare, che quanto hanno lasciato scritto nelle loro opere, è entrato a far parte della tradizione ecclesiastica. Tra le figure più importanti, tradizionalmente si si distinguono i quattro Padri della Chiesa d’Occidente: Sant’Ambrogio (circa 339-397) San Girolamo (circa 347-420), il primo traduttore della Bibbia, Sant’Agostino d’Ippona (354-430), considerato il più grande teologo dell’Occidente, e San Gregorio Magno (circa 540-604) divenuto poi Papa.

Tutte persone che a distanza di secoli, hanno lasciato, non solo nella storia della Chiesa, qualcosa di unico ed importante, proprio con la loro vita, tutta dedita alla ricerca della verità. Agostino, ha trovato la propria strada, attraverso la conversione, e da questo incontro con Dio ha poi orientato il proprio cammino nel mondo. Girolamo, ha speso tutto il suo tempo, potremmo dire a leggere e a scrivere sulle Sacre Scritture, tanto da decidere di far conoscere a tutti la Parola di Dio. Gregorio Magno, che divenuto Papa, amava ripetere: “…che non si giunge mai alla conoscenza della verità se non attraverso l’umiltà”. Sicuramente Ambrogio al centro della sua dottrina ha posto la figura di Cristo, visto come principio e fine di ogni cosa, il Salvatore e Maestro.

Anche in Oriente, ci sono i Padri della Chiesa: Sant’Atanasio (circa 296-373) San Basilio Magno (circa 330-379) San Gregorio Nazianzeno (circa 329-390) San Gregorio di Nissa (335-395) e San Giovanni Crisostomo (circa 345-407). Atanasio, aveva affermato che: “Il Verbo di Dio si fece uomo affinché noi potessimo diventare Dio” e in questa frase ha riassunto il concetto di incarnazione e salvezza esprimendo il motivo centrale della venuta di Cristo: l’uomo, attraverso il Figlio, è reso partecipe della natura divina. Basilio Magno, in tutta la sua vita ha messo al centro della propria esistenza, la disciplina spiritualità e l’ascetismo, come via per la salute dell’anima. A Gregorio di Nazianzo si deve la frase che esprime la sua profondità: “Se sei un teologo, pregherai veramente, e se preghi veramente sei un teologo”. A dimostrazione che la vera conoscenza di Dio, passa attraverso l’esperienza mistica e la preghiera. Per Gregorio di Nissa, solo attraverso un vero processo di purificazione e una trasformazione profonda l’uomo può avvicinarsi a somigliare a Dio. Giovanni Crisostomo ci ha ricordato che Dio accoglie anche chi fa doni alla Chiesa, ma gradisce assai di più quelli che si fanno verso i poveri e i più bisognosi.

Naturalmente dobbiamo citare anche la presenza di scrittori cristiani della prima generazione dopo gli Apostoli, tra la fine del I secolo e l’inizio del II, che vengono chiamati “Padri Apostolici”, e ricordiamo S. Clemente divenuto poi pontefice dall’88 al 97, S. Ignazio d’ Antiochia (35-107), S. Policarpo di Smirne (seconda metà del I secolo – 156). A questi autori si deve aggiungere la “Didachè” o insegnamento dei dodici apostoli, di autore sconosciuto, scritto forse in Egitto o Siria, un testo che appartiene alla letteratura dei Padri Apostolici e risale al I e II secolo.

Considerata perduta la “Didachè” venne riscoperta nel 1873 da Philotheos Bryennios metropolita ortodosso di Nicomedia, un’antica cittadina dell’Anatolia, oggi è la moderna Izmit in Turchia. Non essendo ispirato da Dio non fa parte del Nuovo Testamento, tuttavia rimane un testo di enorme importanza e autorità storica. “Siamo buoni gli uni verso gli altri, secondo la compassione e la dolcezza di chi ci ha fatti.” Questo pensiero di Clemente I, nella Prima Lettera ai Corinzi fa comprendere quanto sia necessaria l’unità all’interno della stessa comunità cristiana di Corinto. San Policarpo, vescovo di Smirne e discepolo dell’apostolo Giovanni, esprime i suoi pensieri principalmente nella sua Lettera ai Filippesi all’inizio del II secolo che si basano sulla fede, la speranza e la carità. Indica la fede come “madre di tutti noi”, seguita dalla speranza e preceduta dall’amore di Dio, di Cristo e del prossimo. Chi ha l’amore, ha adempiuto i precetti della giustizia ed è lontano da ogni colpa.

Infine, c’è da ricordare che nelle sue Lettere Ignazio di Antiochia fu il primo ad usare nella letteratura cristiana usa l’aggettivo “cattolica” per riferirsi alla Chiesa universale: “Dove è Gesù Cristo, lì è la Chiesa cattolica”. Inoltre, è un forte sostenitore dell’unità della Chiesa attorno al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi, dando un contributo cruciale alla definizione della struttura gerarchica della Chiesa. E così la conoscenza e la lettura e la meditazione dei Padri della Chiesa può offrire un orientamento prezioso. Essi ci ricordano che la verità non è solo un concetto astratto, ma una “Persona” viva: Cristo. E che la Chiesa non è solo un’istituzione, ma una comunità di credenti chiamata alla comunione, alla carità, alla santità.

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