Ad ogni telegiornale scorrono davanti ai nostri occhi immagini di guerra: città distrutte, case sventrate, madri che piangono, bambini che fuggono. Scene che un tempo avrebbero sconvolto la coscienza del mondo e che oggi rischiano quasi di diventare una triste abitudine. Ma dobbiamo davvero abituarci a tutto questo? Possiamo accettare che la guerra diventi una normalità? La coscienza umana – e ancora di più quella cristiana – non può rassegnarsi. Il Vangelo indica una strada diversa. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). E Gesù dice anche: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Mt 5,44).
Parole difficili, certamente, ma che rappresentano il cuore stesso del messaggio cristiano. Per questo il rischio più grande non è soltanto la guerra. Il rischio più grande è abituarsi alla guerra, considerarla inevitabile, smettere di indignarsi. No. Non dobbiamo abituarci. Abbiamo il dovere morale di condannarla e di difendere, con le parole e con l’esempio, la pace tra gli uomini. Chi si dice cristiano non può approvare la guerra. Il Vangelo non lascia spazio a equivoci. Cristo non ha mai giustificato la violenza tra gli uomini, ma ha indicato una strada diversa, difficile ma chiara: quella della pace. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). E ancora: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,44). Parole radicali, che rovesciano la logica della forza e della vendetta.
Quando Pietro nel Getsemani impugna la spada per difendere il Maestro, Gesù lo ferma con parole che restano scolpite nella coscienza dell’umanità: “Rimetti la tua spada nel fodero, perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada” (Mt 26,52). Il Vangelo non glorifica la guerra, non esalta la violenza, non cerca giustificazioni alla distruzione. Al contrario, invita al perdono, alla riconciliazione, all’amore perfino verso il nemico. Per questo tutti i cristiani hanno il dovere morale di difendere e diffondere questo principio. Non come una semplice aspirazione ideale, ma come una responsabilità verso la dignità dell’uomo. Chi si dice cristiano non può approvare la guerra. E allora, chi si proclama cristiano, deve fare la propria scelta. O almeno avere la dignità di non definirsi cristiano.

