Nel corso dei secoli, e ne sono passati veramente tanti, la Vergine Maria ha ispirato i poeti di ogni epoca, dalla più lontana alla più recente, potremmo dire. La sua figura è stata “cantata” in versi, e i vari autori hanno visto in lei, la purezza, la compassione, il dolore e soprattutto la speranza, e come intermediaria tra l’umano e il divino, che la semplice fanciulla di Nazareth che portava in grembo. Si può affermare liberamente che le poesie dedicate alla Vergine, hanno unito la fede e l’arte stessa, la spiritualità e il linguaggio, trasformando la devozione religiosa in espressione poetica universale.
“Venite, ammiriamo, o eletti – la Madre Vergine, la figlia di David, – la bella che partorisce un prodigio … colei che nel seno puro – accolse e portò – quel grande nocchiero del mondo – per cui mezzo regnò la pace – in terra ed in cielo…”. Sono alcuni versi degli “Inni alla Vergine” scritti da S. Efrem il Siro (306-373) poeta, teologo che scriveva in siriaco. Maria è vista come una nuova Eva, arca e dimora di Dio. Con S. Efrem, proclamato Dottore della Chiesa il 5 ottobre 1920 da Papa Benedetto XV (1914-1922) nasce la prima vera poesia mariana. Dopo S. Efrem la poesia mariana continua, ma non ancora come poesia “letteraria d’autore” autonoma. Si sviluppa soprattutto in forma di inni poetici, con grande valore artistico.
Ricordiamo Romano il Melode (490-556) egli scrive in greco, soprattutto sulla Natività, dove Maria è la figura centrale: “Oggi la Vergine partorisce l’Eterno e la terra offre una grotta all’ inaccessibile. Gli angeli cantano con i pastori, i magi avanzano guidati dalla stella: per noi è nato un bambino, Dio prima dei secoli…”. Nel Medioevo la poesia mariana conosce un grande sviluppo. In questo periodo la Madonna viene celebrata come “Madre misericordiosa” che accoglie e protegge l’umanità. E proprio tra il XIII e il XIV secolo nasceranno le “laudi”, una poesia religiosa popolare legata alla vita spirituale e sociale delle città italiane medievali.
San Francesco d’Assisi (1181-1226): nel suo Saluto alla Beata Vergine Maria, una preghiera che è quasi una poesia, utilizza un linguaggio semplice e umile per lodare le virtù della Madre di Dio: “Ave, Signora, santa regina, santa madre di Dio, Maria che sei vergine fatta Chiesa”. Un esempio significativo è anche quello lasciato da Jacopone da Todi (1230-1306) che nelle sue laudi ha descritto l’umanità di Maria, profondamente segnata e colpita dal dolore per la morte del figlio, come nel famoso e struggente Stabat Mater: dove la Madre addolorata stava in piedi accanto alla croce e piangeva. Naturalmente con i versi della famosa preghiera che Dante Alighieri (1265-1321) fa pronunciare a S. Bernardo: “Vergine Maria, figlia del tuo Figlio…”, la Madonna viene celebrata come figura centrale della redenzione tra l’uomo e Dio. E’ il famosissimo XXXIII canto del Paradiso, la Vergine viene presentata come il tramite necessario all’uomo per arrivare a Dio. In questa “cantica” si raggiunge una dimensione teologica e mistica allo stesso tempo.
Nel Rinascimento il poeta Francesco Petrarca (1304-1374) nella sua opera più conosciuta “Il Canzoniere”, Maria è vista come un modello di perfezione morale e spirituale, e nei versi: “Vergine bella, che di sol vestita”, l’autore rappresenta la purezza e la luce che portano alla salvezza il mondo dominato dal peccato e dalla fragilità umana. “Ecco, fra le tempeste e i fieri venti, di questo grande e spazioso mare, o Santa Stella, il tuo splendor m’ha scorto, che scalda pur l’umane menti…”. Si devono a Torquato Tasso (1544-1595) questi versi scritti nel 1587 che fanno parte della “Canzone alla beatissima Vergine di Loreto, in cui Maria diventa per lui una figura di consolazione, protezione e speranza, quasi una madre a cui affidarsi.
Gabriello Chiabrera (1552-1638) è uno dei grandi poeti italiani vissuto tra il Cinquecento e il Seicento, spesso ricordato come il riformatore della lirica italiana, dedicò alla Vergine diversi canti dove viene indicata come regina celeste, modello di perfezione e gloria. I versi di Alessandro Manzoni (1785-1873) nella poesia: “Il nome di Maria” del 1815 che fanno parte della raccolta degli “Inni Sacri”, lo scrittore parla del potere salvifico e consolatore del nome della Vergine Maria: “Tacita un giorno a non so qual pendice salia d’un fabbro nazaren la sposa…”. L’inno riflette idea di fede del Manzoni: profonda, meditata, lontana dalla retorica.
Ricordiamo inoltre il timido ma ugualmente fiducioso cenno di ammirazione di Giosuè Carducci (1835-1907) a cui fu assegnato nel 1906 il “Nobel” per la letteratura, nell’ode “La chiesa di Polenta” mostra di non essere insensibile al suono dell’Ave Maria, quasi ad attestare che anche per lui quei rintocchi, nel grigiore delle tenebre che avanzano provocando “le paure della veglia bruna”, servono a fugarle, poiché attestano una presenza protettrice ed invitano alla fiducia in Colei che continua ad assicurare ai poveri mortali la sua presenza.
Un altro autore che ha dedicato versi alla Madonna è Clemente Rebora (1885-1957) sacerdote e docente, che invoca la Vergine con angoscia e ricerca, in una fede tormentata, ma autentica, e il titolo stesso, “Maria che io non conosco” rivela l’approccio del poeta. Egli è infatti in una fase di transizione spirituale, siamo intorno al 1922-1923, prima della conversione ufficiale del 1929.
Tra gli scrittori e poeti ricordiamo P. Davide Maria Turoldo (1916-1992) sacerdote, teologo e filosofo dell’Ordine dei Servi di Maria, che ci ha fatto conoscere, attraverso i suoi versi, una Maria vicina agli ultimi, madre sofferente, solidale con l’umanità ferita.
In alcuni poeti del Novecento la Madonna appare come simbolo di maternità universale e di consolazione nel dolore umano, tra questi spicca la figura di Alda Merini (1931-2009), ad esempio, ha dedicato a Maria versi intensi, spesso segnati da una religiosità sofferta, viscerale, lontana da ogni retorica. La “poetessa dei navigli” nel libro “Corpo d’amore. Un incontro con Gesù”, descrive la Vergine, come una fanciulla piena di grazia e di stupore. “O Maria, tu sei la terra che ha dato il frutto, tu sei il grembo che ha contenuto l’Infinito. Dio si è fatto carne nel tuo canto, e il tuo latte era il sapore del paradiso…” Sono semplici versi che esprimono tutta la semplicità e la profondità di questa poetessa.
Le poesie dedicate alla Madonna attraversando i secoli e le correnti letterarie, hanno dimostrato come la figura di Maria continui a parlare al cuore degli uomini, credenti e non. Attraverso il linguaggio poetico, la Madonna resta una delle immagini più potenti e suggestive della tradizione culturale e spirituale come madre, donna, simbolo eterno di amore e misericordia che ci conduce a Dio.

