Gesù ci ha raccomandato di pregare sempre, senza interruzione. La sua richiesta di pregare sempre, senza stancarsi mai, la troviamo nel Vangelo di Luca, anche attraverso la parabola del giudice disonesto e della vedova insistente. La vedova continua a chiedere giustizia al giudice finché questi, per liberarsi della sua insistenza, le concede ciò che chiede. E proprio con questo racconto Gesù insegna ai suoi discepoli quanto sia importante la perseveranza nella preghiera. La preghiera mette a nostra disposizione una forza immensa: la forza di Dio che viene a operare insieme a noi. Per essere efficace la nostra preghiera deve possedere alcuni chiari requisiti. Gesù stesso ce ne parla esplicitamente nella vicenda di un tale che di notte va a importunare un amico… e viene esaudito per la sua insistenza, Gesù conclude: “Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”.
Il problema della nostra preghiera non consiste tanto nel sapere che cosa chiedere al Padre: Lui lo sa! Si tratta piuttosto di fidarci completamente di Lui, di abbandonarci a Lui, con la certezza che quanto si chiede si ottiene. E’ la certezza che si trova solo presso di Lui. Ma succede spesso che, quando preghiamo, i dubbi ci assalgono e il nostro pregare diventa un gesto solo formale, non convinto. A differenza del passato, dove l’atto di pregare era un dovere o un’abitudine legata a una tradizione ereditata, dai genitori e dai nonni, oggi è una libera scelta, attivata da un bisogno specifico.
Viene da chiedersi inoltre che cosa pensi della preghiera e del pregare l’uomo di oggi. Il contesto attuale nel quale vive l’uomo è molto complesso e variegato. Altri segni, al contrario però, sembrano dirci, che l’atteggiamento della società in genere, nei confronti della preghiera possa sintetizzarsi così: “Preghiera? No, grazie”. Essa è intesa da alcuni quasi come una perdita di tempo.
Nella società d’oggi, pregare può essere visto come un atto controcorrente. Non solo perché presuppone fede – in Dio, nell’universo, o in un principio superiore – ma anche perché richiede silenzio, tempo e interiorità: tutte dimensioni sempre più rare da trovare. Pregare significa fermarsi, ascoltare, riflettere. È un gesto che va contro la logica dell’efficienza a tutti i costi e del “tutto e subito”.
Nonostante il progresso scientifico e tecnologico abbia cambiato radicalmente il nostro modo di vivere, non ha cancellato il bisogno profondo dell’essere umano di trovare significato, di sentirsi parte di qualcosa di più grande. Questo bisogno, spesso trascurato, riaffiora nei momenti di crisi, solitudine o dolore. In queste occasioni, pregare diventa una risposta, un modo per connettersi con l’invisibile, per cercare conforto e speranza. Dio ci ama in modo del tutto personale e perciò bisogna rivolgersi a Lui, nella preghiera con la stessa certezza di essere esauditi che ha un bambino che chiede un po’ di pane al padre. Egli sa che il padre glielo darà, perché sa che gli vuole bene.
Questa sicurezza dobbiamo avere noi, quando ci rivolgiamo direttamente a Dio, Lui solo conosce il cammino quotidiano della nostra esistenza, sa con certezza se c’è davvero utile ciò che chiediamo nella preghiera. Qualche volta siamo convinti di non essere stati ascoltati e arriviamo quasi a rimproverare Dio dicendo: “Non prego più!”, come se fosse Dio ad aver bisogno delle nostre preghiere.
Nella notte del Getsemani Gesù ha rivolto al Padre una preghiera che non è stata esaudita: “Padre mio, se è possibile passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. Gesù stava chiedendo a Dio se fosse stato possibile evitare la sofferenza e la morte, ma allo stesso tempo, stava accettando la volontà di Dio.
Ecco allora che accettare la volontà di Dio mentre preghiamo significa fidarsi del fatto che Dio sa ciò che è meglio per noi, anche se le sue risposte alle nostre preghiere non coincidono con i nostri desideri o aspettative. È un atteggiamento di umiltà e di fiducia verso Dio. La preghiera non è solo chiedere, ma anche ascoltare, accogliere e crescere spiritualmente: abbiamo bisogno di pregare, ma non per cambiare la volontà di Dio, che ci vuole bene da sempre.

