Pinocchio: “Cos’è la coscienza?” Grillo Parlante: “Cos’è la coscienza? Ora ti spiego…La coscienza è quella vocina interna che la gente ascolta così di rado… Per questo il mondo va così male oggi!”. Questo dialogo che troviamo nel libro “Le avventure di Pinocchio” scritto da Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (1826-1890) pubblicato la prima volta nel 1883 e che diventerà dopo la Bibbia, il libro più venduto nel mondo, ci introduce ad alcune riflessioni sul significato della parola “coscienza”.
Proprio in questi tempi così, per certi versi “tragici”, che sconvolgono il mondo, c’è sempre un momento durante il quale ogni persona dovrebbe ritrovare un po’ di pace e di silenzio, lontano soprattutto da certe immagini e da rumori che a ben pensare, non solo ultimamente affliggono l’animo umano. Ce lo ricordano quotidianamente i vari canali televisivi con i loro programmi di approfondimento su tutto quello che succede sul nostro pianeta.
Viviamo in una società caratterizzata da velocità, esposizione mediatica e continua stimolazione digitale. Il tempo per fermarsi e riflettere sembra ridursi sempre di più. In questo contesto, l’esame di coscienza appare quasi controcorrente o addirittura una cosa fuori dal tempo e dalla logica umana. Inoltre, nell’era dei social network, dove l’immagine pubblica può prevalere sull’autenticità, l’esame di coscienza può diventare uno spazio di verità privata, sottratta al giudizio esterno. La nostra esistenza, forse per colpa della società, sostiene ogni giorno, un esame, siamo “invitati” ad analizzare il nostro modo di agire, con lo scopo di scoprire se la stessa coscienza…risulta a posto.
Di solito al termine della giornata, siamo chiamati ad un esame di coscienza, a rivivere nella mente, quello che abbiamo fatto e vissuto nei diversi ambiti del nostro vivere. Ricordiamo che quest’ esame di coscienza è una pratica antica che attraversava la storia del pensiero umano, ed era visto come quell’atto di fermarsi, guardarsi dentro, valutare le proprie azioni e intenzioni seguendo spesso un criterio morale o spirituale.
Nella filosofia greca, pensatori come Socrate (469 -399 a.C.) sostenevano che la coscienza si manifestava attraverso il “diamon” una voce interiore che agiva come guida etica, dissuadendo l’individuo dal compiere azioni ingiuste. Anche gli stoici, come Seneca (4 a.C. -65 d.C.) consigliavano di ripercorrere ogni sera le azioni compiute durante il giorno, valutandole con lucidità per migliorare il proprio carattere.
Nel lontano passato, l’esame di coscienza svolgeva un ruolo centrale nella formazione morale. In società fortemente religiose, esso rappresentava uno strumento di autocontrollo e di responsabilizzazione. Non esistevano solo leggi esterne a regolare il comportamento: la coscienza personale era considerata quasi come un primo tribunale.
E proprio attraverso questa pratica si educavano le persone alla distinzione tra il bene e il male, alla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e alla necessità della riparazione. L’esame di coscienza contribuiva così alla coesione sociale, perché promuoveva un senso di responsabilità individuale che aveva ricadute collettive.
Vale la pena ricordare che essenzialmente in un’epoca particolare e priva delle moderne scienze psicologiche, l’esame di coscienza, poteva rappresentare una forma della futura “introspezione”, utile per comprendere passioni, impulsi e naturalmente debolezze.
Quel guardarsi dentro può senz’altro aiutarci, ad essere consapevoli delle scelte (com’è difficile, oggi scegliere!) cercando di capire e comprendere il vero senso della vita e anche la profondità e l’intensità del rapporto con gli altri, con quelli che consideriamo il nostro prossimo.
Bisognerebbe avere tutti il coraggio di mettersi in discussione. San Giovanni Crisostomo (344-407) vescovo e teologo greco soleva dire: “Ogni giorno, o cristiano, alla sera, prima di andare a riposo, cita a giudizio la tua coscienza, domandole conto delle opere compiute; e se in quel giorno hai fatto del male, scrutalo, rimproveratevelo anche con durezza, e fa di pentirtene”.
In una società dove spesso si tende a giustificare ogni comportamento o a spostare la responsabilità sugli altri, l’esame di coscienza ricorda che la libertà implica responsabilità. L’esame di coscienza, in fondo, non è un processo di auto-condanna, ma un gesto di amore verso se stessi: è il coraggio di guardarsi allo specchio e decidere che domani possiamo fare un piccolo passo in più verso la nostra autenticità.
Il grande S. Agostino (354-430) ci ricorda che: “…Oh uomo, puoi fuggire lontano da tutto ciò che vuoi, ma non dalla tua coscienza…”. Quante volte in determinate occasioni abbiamo sentito dire: quella persona non ha coscienza, è una triste realtà, ma capita, e tutto questo va a discapito dell’intera comunità o società dove si vive. Viviamo in un’epoca di distrazione costante. Siamo attirati e attratti da tanti stimoli esterni che ci impediscono di ascoltare quella “vocina”, che talvolta facciamo finta di essere tutti privi di udito.
Eppure forse basterebbero pochi attimi per rivivere il “film” della nostra giornata, ma ormai sembra che privilegiamo la cosiddetta cultura del “poi” …o del quando “ho un po’ di tempo… ma sempre dopo”. Dobbiamo tener conto che dare uno sguardo alla propria coscienza, ci aiuta sicuramente a valutare tutte le nostre azioni e ci permette di vivere meglio e soprattutto in pace con se stessi e anche con quanti interagiscono sul nostro cammino.

