Le radici conciliari della Gmg

Foto © Vatican News

L’educazione alla vita cristiana non si limita a favorire lo sviluppo spirituale dell’individuo, anche se l’iniziazione ad una vita di preghiera solida e regolare rimane il principio e il fondamento dell’edificio. “La familiarità con il Signore, quando è autentica, conduce necessariamente a pensare, a scegliere e ad agire come Cristo ha pensato, scelto e agito, mettendovi a sua disposizione per continuare l’opera salvifica”, insegnò Karol Wojtyla ai giovani della Gmg. Un recente documentario di Rai Storia ha ripercorso efficacemente il legame tra Giovanni Paolo II e i giovani. Quello dell’inventore della Gmg è stato uno dei pontificati che hanno rivoluzionato la Chiesa e cambiato i tradizionali rapporti tra le religioni. Giovanni Paolo II è stato il papa straniero dopo più di quattrocento anni e il primo in assoluto proveniente dall’Europa dell’est.

Ha viaggiato più di tutti i suoi predecessori messi insieme, ha saputo creare un rapporto speciale con i giovani, grazie soprattutto alle Giornate Mondiali a loro dedicate, e con gli ebrei, considerati i fratelli maggiori dei cristiani. Ha avuto un ruolo fondamentale rispetto al crollo dei regimi dell’Est europeo, in particolare nella sua Polonia. Un pontificato che ha cambiato per sempre la storia della Chiesa Cattolica e che affonda le proprie radici nella stagione conciliare. Karol Wojtyla partecipò al Concilio con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et Spes. La convinzione di Giovanni Paolo II era che la Chiesa attraverso il Concilio non ha voluto rinchiudersi in se stessa, riferirsi a sé sola, ma al contrario ha voluto aprirsi più ampiamente. Per il padre conciliare Karol Wojtyla, il Vaticano II, dopo aver approfondito il mistero della Chiesa, si è interessato del mondo moderno, dell’uomo fenomenico, quale si presenta oggi. Perciò la missione di evangelizzazione e di salvezza ha spinto il Concilio a superare le distinzioni e le fratture, a rivolgersi “all’intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive” (GS 2).

Secondo Giovanni Paolo II si è trattato di un dialogo, per portare a tutta la famiglia umana la salvezza, per collaborare al suo vero bene ed alla soluzione dei gravi problemi, nella luce del Vangelo. La costituzione Gaudium et Spes espone la dottrina cattolica sui grandi temi: vocazione dell’uomo, dignità della persona umana, ateismo, attività umana, matrimonio, fame, cultura, vita economico-sociale, pace, guerra, comunità dei popoli. All’umanesimo laico, chiuso nell’ordine naturale, viene opposto l’umanesimo cristiano, aperto al trascendente, che presenta la concezione teocentrica dell’uomo, ricondotto a ritrovare se stesso nella luce e nello splendore di Dio. Nella visione conciliare di Giovanni Paolo II la ragione della dignità umana consiste nella vocazione dell’uomo alla comunione con Dio, quindi il Concilio rivolge a tutti gli uomini l’invito ad accogliere la luce del Vangelo. Il Vaticano II, ha affermato Giovanni Paolo II, “resta l’avvenimento fondamentale della vita della Chiesa contemporanea; fondamentale per l’approfondimento delle ricchezze affidatele da Cristo; fondamentale per il contatto fecondo con il mondo contemporaneo in una prospettiva d’evangelizzazione e di dialogo ad ogni livello con tutti gli uomini di retta coscienza”.

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