Le parabole di Gesù: il linguaggio semplice che rivela i misteri del Regno di Dio

Il termine “parabola” deriva dal greco antico “parabolè” che significa letteralmente “paragone” o “il mettere a fuoco”, lo stesso termine è entrato nel lessico comune e lo troviamo nella religione, nella letteratura, nella matematica e addirittura nel linguaggio figurato. Se pensiamo a quanto raccontato nei Vangeli, Gesù stesso usa per il suo insegnamento la “parabola”, ma perché si serve proprio di essa.

Il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) ci ricorda che: “la parabola è una storia in movimento, che contiene una verità più alta, e ci indica che attraverso le cose umane, noi possiamo conoscere il mistero di Dio”. Dobbiamo ricordare che all’inizio del suo ministero Gesù predica spesso in modo diretto, ma ad un certo punto inizia ad utilizzare le parabole con maggiore frequenza. E quando i discepoli chiedono a Gesù perché parlasse alla gente in parabole, come riportato nel Vangelo di Matteo, lo stesso Gesù risponderà: “Perchè a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è stato dato”.

Una parabola è un racconto semplice, tratto dalla vita quotidiana: abbiamo tanti esempi riportati fedelmente nei vangeli: un seminatore che sparge il seme, un pescatore che getta la rete, un pastore che cerca la pecora smarrita. Proprio dietro a queste immagini, si nasconde un significato profondo, Gesù non si serve delle parabole per rendere il messaggio più difficile, ma per invitare che ascolta, a riflettere.

Chi ascolta in maniera superficiale, vede la parabola, come una storiella, chi invece cerca sinceramente la verità, riesce a scoprire il messaggio che essa contiene.

L’uso delle parabole viene presentato anche come il compimento delle Scritture, e a questo fa riferimento il Vangelo di Matteo, riportando quanto dice il salmista: “Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del modo”. Questo salmo, è stato attribuito ad Asaf, uno dei cantori, levita e poeta del Tempio di Gerusalemme, al tempo del re Davide, nell’anno mille a. C., è autore di ben dodici salmi.

E così, si comprenderà che in maniera semplice Gesù, sta svelando i misteri di Dio, attraverso un linguaggio semplice, ma allo stesso tempo profondo e ricco di significati. Dio non si impone con la forza dell’evidenza, ma si offre alla libertà dell’uomo. C’è da aggiungere che nel contesto dell’epoca e della società, in cui è vissuto Gesù, le immagini agricole, familiari e commerciali, erano comprensibili alle persone comuni della Galilea. Infatti un insegnamento espresso attraverso una storia, viene ricordato più facilmente, e l’ascoltatore si sente maggiormente coinvolto.

Attraverso proprio immagini quotidiane, Gesù può affrontare temi universali quali la fede, il perdono, la giustizia e la misericordia, il prossimo, l’umiltà e il giudizio finale. Gesù sceglie di parlare in parabole anche per dare una risposta alla crescente divisione tra chi accoglie il suo messaggio e chi lo rifiuta, pertanto le parabole diventano contemporaneamente una rivelazione e una prova: illuminano coloro che cercano la verità e sfidano coloro che si accontentano di ascoltare senza comprendere.

Le parabole di Gesù, le troviamo nei Vangeli canonici e nel Vangelo apocrifo di Tommaso, scritto tra il 60 e il 100 d.C, ritrovato nel 1945 a Nag Hammadi in Egitto, che non narra la vita di Gesù, ma ne raccoglie i detti. Gesù non vuole trasmettere solo informazioni, ma desidera trasformare la vita delle persone stesse, egli ci invita a guardare la realtà con occhi nuovi.

Ne abbiamo un esempio con il samaritano che diventa il vero prossimo, il figlio perduto viene accolto con la festa, il piccolo seme cresce fino ad essere un grande albero. Le parabole di Gesù, sono a distanza di millenni, sempre vivono ed attuali, perché ancora oggi, interpellano le coscienze di ogni essere umano.

Nella società di oggi, caratterizzata soprattutto dalla velocità delle informazioni e della comunicazione immediata e rapida, oltre che alla crescente intelligenza artificiale, le parabole conservano una forza particolare. Esse invitano a fermarsi, a riflettere e andare oltre le apparenze, ma provocano interrogativi che aiutano a comprendere meglio sé stessi e il proprio rapporto con Dio e con gli altri.

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