GIOVEDÌ 19 LUGLIO 2018, 00:02, IN TERRIS

Le altre verità scomode sull'Africa

LAILA SIMONCELLI
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Africa
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I

n questo clima difficile per i migranti ed in particolare contro gli africani, e a fronte di tante mezze verità se non addirittura distorti stereotipi sui Paesi e i conflitti che insanguinano il continente nero, occorre raccontare verità storiche e attuali taciute da troppo tempo.

Tanti, troppi in ogni ambiente anche cattolico, sono quelli che cominciano a mormorare con toni vagamente razzisti; persino illuminati prelati a mezza voce nelle segrete stanze conviviali pronunciano frasi che apertamente rivoltano le coscienze, vagheggiando inferiorità umane.

Esperti del continente africano - che probabilmente non hanno mai neppure per un giorno spezzato il pane con i poveri nè diviso con loro sofferenze e dolori – propinano pure analisi teoriche fornendo la sponda a spregevoli muri in "costruendo" laddove presentano l'idea del migrante come un cittadino straniero di ceto medio o addirittura ricco che s'imbarca perchè vuole di più e non piuttosto come un uomo in cerca di sacrosanti diritti umani di cui non gode o vittima di discriminazioni e persecuzioni; e magari citando con una malizia sospetta solo i numeri della protezione per asilo quasi che la protezione sussidiaria o l'umanitaria identifichino non si sa bene chi...

Ecco dunque che necessita davvero qualche pillola di geostoria dell'Africa per tutti quelli che, scaricando il barile, velatamente tornano a puntare il dito sulla popolazione o sui governi africani.

Il continente nero fu diviso in Stati alla fine dell'occupazione coloniale. I criteri con cui vennero ripartite le popolazioni africane furono eleborati da funzionari coloniali giunti dall'Europa, in altre parole inventarono un 'Africa secondo i propri interessi e voleri.

Il tribalismo venne usato dagli europei per il "divide et impera", per meglio dominare popolazioni che in realtà avevano molti più elementi di unione che di divisione. Si pensi agli xhosa e gli zulu in Sud Africa, i masai e i kikuyu in kenya, gli hutu e tutsi in Ruanda.

Vennero ovunque creati stati artificiali in cui il potere era esercitato per mezzo di "elites" e di truppe africane ad hoc armate dalle potenze europee per sottomettere le popolazioni al dominio neo coloniale con orribili tirranie. L'intera Nigeria ( allora con 40 milioni di abitanti) era controllata nel 1938 da poco più di 1600 funzionari politici britannici e altrettanti di "elite" scelta africana. Ricordiamo poi che l'ultimo Paese africano a raggiungere l'indipendenza è stata l'Eritrea 24 maggio 1993, la liberazione dalla schiavitù è tutta storia recentissima.

Fu questa crudele ed indegna "politica indigena" ad alimentare e creare quelli che genericamente vennero (e sono ancora) definiti conflitti tribali e/o interetnici. Ricordiamo soltanto il conflitto Ruanda-Burundi ed il ruolo prima belga e poi francese, a sostegno del regime militare hutu, con l'addestramento di veri e proprio squadroni della morte, e la crisi Algerina dove sempre i francesi appoggiarono la casta militare sanguinosa e crudele che porto alla nascita del Fronte islamico di salvezza (Fis).

Ma potremo andare avanti e fare la storia di ogni Paese in passato o attualmente in conflitto o dittatura nel Continente nero, per scoprire le immani e disumane radici nelle ingerenze estere; dal Congo dove le multinazionali dell'industria estrattiva pare che a tutt'oggi fomentino e finanzino gruppi di mercenari, alla Libia le cui vicende sono tristemente note, al Mali fino al Burkina Faso e a Boko Haram in Nigeria le cui cause si innestano sulla lontana guerra del Biafra ( dove larga parte ebbero Portogallo e Francia per le forniture di armi) per arrivare e non scordare Costa D'avorio, Sierra leone, Ghana e Liberia dove le potenze europee ebbero sempre ruoli altanelanti e le società di sfruttamento minerario hanno aumentato o diminuito le guerre a seconda dei propri interessi e a tutt'oggi sovrintendono la politica di governi alla loro mercè.

Nei primi decenni della storia postcoloniale dell'africa, le caste militari ereditate dalle potenze dominatrici hanno costituito non solo il fulcro delle "elites" privilegiate ma soprattutto la principale leva dell'ingerenza europea nella nuova vita degli stati indipendenti, ingerenza mai cessata fino ad oggi.

Le politiche neocoloniali guidate dagli interessi europei hanno creato e continuano a creare sempre nuove forme di dipendenza non meno vincolanti della schiavitù precedente e contribuiscono a far nascere sempre più coalizioni di mercenari e frange folli di estremisti sanguinari. 

L'immagine di un'Africa incapace di progredire o retrograda, che deve essere "tenuta per mano dai paesi sviluppati per essere guidata sulla retta via" distorce e di molto la realtà storica e nuoce alla retta coscienza, così come stonano coloro che ascrivono le responsabilità delle migrazioni di massa ai governi africani.

Nelson Mandela scrisse che la verità è che gli africani non sono ancora liberi (da noi), hanno conquistato solo il diritto a non essere oppressi da tanto tempo negato. Hanno raggiunto solo da pochi decenni questo diritto, un tempo minino ed irrisorio, a fronte degli oltre cinquantanni di abomini compiuti dai coloni bianchi che come sepolcri imbiancati ancora la fanno da padrone sulle politiche locali.

E dunque a chi proclama l'"aiutiamoli a casa loro" o chi a chi si scorda "la storia" diciamo che esiste un importante ostacolo al diritto di restare a casa propria così come al diritto di migrare dei popoli africani, che a noi al contrario è concesso: la politica reale predatoria e l'economia bellica dei paesi ricchi, che mentre con una mano fanno finta di dare, con l'altra continuano a svuotare i granai e le risorse africane e non in rari casi a prezzolare senza scrupoli, con corruttele anche le neonate democrazie.

Perciò se vogliamo parlare di accoglienza e cooperazione chiamiamola col suo nome: restituzione! E se è l'ora di farla davvero, e con tutte le fatiche e le difficoltà che comporta, almeno si dovrebbe avere il pudore di non osare neppure parlare con disprezzo o superiorità nei confronti di quei fratelli e sorelle africane che percorrono il loro cammino verso la libertà!

E ancora, se ci lamentiamo dei governi africani teniamo ben presente che solo la criminosa ingerenza europea ci ha permesso di godere fino ad oggi delle risorse di "casa loro" per il nostro tenore di vita, e che purtroppo, un'Africa democratica e libera, molte delle vecchie volpi ex coloniali non solo non la vogliono, contrastandola con vie subdole, ma la temono come la peste perchè significherebbe la fine dei nostri privilegi sulle risorse del sottosuolo.

Vediamo dunque di farci degli amici con l'iniqua ricchezza che abbiamo accumulato perchè qualcuno ci accolga quando toccherà a noi!

 

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