La vita monastica oggi: silenzio, servizio e connessione con il mondo moderno

Il monastero di Camaldoli. Foto Vatican News

Quando si pensa a un monastero, l’immaginario comune richiama al silenzio, alla preghiera e alle mura antiche, lontane dal mondo. La vita monastica dei giorni nostri è meno distante dalla società contemporanea di quanto si possa credere. La vita vissuta dai singoli monaci persone normali e non “santi”, all’interno del monastero, solo apparentemente composto da quattro mura, è qualcosa di particolare. Infatti vivere in un luogo così, non vuol dire isolarsi, fuggire dalla gente, dal mondo e dalla società così abile a trasformarsi in maniera repentina, ad accettare, seppure a fatica, i vari cambiamenti dell’uomo.

E’ doveroso ricordare l’origine di questi luoghi che nel passato erano il centro della vita stessa, situati in posti dove la natura ancora si rispettava, il monastero non era solo un luogo di preghiera, ma si poteva considerare il centro più importante di un intero paese o villaggio. Nel corso della storia, specialmente durante l’Alto Medioevo, i monasteri sono stati centri vitali di apprendimento e conservazione dei saperi.

Respirare, in un monastero, significa entrare in contatto con qualcosa che supera la singola cella di antica memoria, che va più in profondità della semplice e preziosa coltivazione della terra, ma è qualcosa che pervade l’animo umano, che oltrepassa il tempo e la storia. Sappiamo che la società odierna passa con indifferenza dal rumore al chiasso, vive perennemente di corsa, tanti problemi, tante paure, tante ansie…e dimentica il silenzio.

Non è quel silenzio che comunica, forse tipico, all’interno del monastero, che tanta letteratura più o meno veritiera, ha fatto conoscere e ha presentato attraverso le sue pagine, è invece quel silenzio interiore che ogni monaco ritornato dal “caos” esterno, cerca per mettersi in contatto con l’assoluto. L’esperienza monastica è una lunga ricerca, un continuo approfondire il proprio senso religioso, come senso unico della vita e dell’esistenza. Il monaco ricordiamolo non scappa perché “disprezza” gli uomini, ma per trovare un luogo dove può amare l’umanità senza i pregiudizi e le etichette della società.

Una ricerca che segue e si adegua ai tempi, i monaci non sono più laboriosi e specializzati “amanuensi” di un tempo che non c’è più, e divulgatori della Parola di Dio, della cultura che diveniva informazione, scienza e conoscenza come nei secoli passati, ma oggi attraverso l’uso dei media e dei social, gli stessi monaci producono contenuti spirituali, gestiscono case editrici o offrono supporto on line a chi cerca ascolto.

Dei monasteri non restano solo immagini di luoghi immersi nel verde, lontani dai gas delle auto, e soprattutto dell’inquinamento umano: invece al loro interno i monaci sembrano come quei servi che aspettano l’arrivo del Padrone, come riportato nel Vangelo di Luca e sono sempre pronti a servire.

All’interno delle mura, anche il silenzio è vita: il tempo non s’è fermato alle vecchie fotografie sbiadite dal colore e dalla storia, il monaco sa come prepararsi all’incontro con il Padrone, ma sa anche, che in ogni istante non è solo nella comunità. I monasteri sono spessi luoghi e centri di accoglienza per laici: persone in cerca di silenzio, attraverso ritiri spirituali o semplicemente per una pausa, dalla frenesia quotidiana. In questo modo, la vita monastica diventa anche un servizio alla società.

Così bussare alla porta del monastero, significa trovare quel qualcosa che la società sembra rifiutare, quell’antico e umile “ora et labora”, ormai messo da parte, che per molti è diventato solo un “labora”, un vivere solamente per il lavoro, alla conquista del successo da difendere puntando sempre al primo posto.

Il monaco non è colui che fugge il mondo, ma colui che lo guarda da una distanza tale da vederlo finalmente per intero”. E’ un pensiero, e un concetto forse rielaborato, da Thomas Merton (1915–1968) uno dei monaci trappisti più influenti del XX secolo. In effetti quando si bussa alla porta di un qualsiasi monastero dal nord al sud, non è perché si è perso qualcosa di materiale, sicuramente si è trovato qualcosa che vale la pena prendere in seria considerazione per poter andare avanti nella vita e realizzare i propri sogni.

Bisogna ricordare che i monaci, oltre alla dimensione religiosa hanno contribuito alla costruzione e alla conservazione della civiltà, promuovendo ancora oggi, educazione, cultura, innovazione e solidarietà. La loro testimonianza continua a offrire un punto di riferimento per chi cerca di dare un senso di profondità alla propria vita.

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